Cronaca 23 Ott 2022 13:17

MAFIA DEI PASCOLI IN ABRUZZO, SULL’ESPRESSO I LEGAMI TRA FACCENDIERI E SGHERRI DELLE COSCHE E POLITICI LOCALI

MAFIA DEI PASCOLI IN ABRUZZO, SULL’ESPRESSO I LEGAMI TRA FACCENDIERI E SGHERRI DELLE COSCHE E POLITICI LOCALI

L’AQUILA – C’è anche la storia di un ragazzo che aveva appena comprato un furgoncino per fare panini ai turisti di passaggio e che è stato avvicinato da alcune persone con accento pugliese che gli hanno intimato “qui non puoi lavorare”, tra gli episodi raccontati dall’Espresso oggi in edicola che dedica un servizio alla mafia dei pascoli in Abruzzo contenente un’esclusiva: un documento che alza il velo sui legami tra alcuni titolari di cariche amministrative che stanno facendo incetta di terreni e nomi noti alla Camorra e alla mafia del Gargano.

Il fenomeno che vedrebbe grandi aziende occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali, a cui Virtù Quotidiane da anni dedica approfondimenti, finisce finalmente sulla stampa nazionale raccontando come “faccendieri e sgherri delle cosche fanno incetta di terreni per intascare i sussidi e regolano l’uso dei pascoli pubblici”.

Il servizio di Antonio Fraschilla e Chiara Sgreccia, con le foto dell’abruzzese Stefano Schirato, accende i riflettori sugli inquietanti episodi registrati negli ultimi anni nelle aree montane abruzzesi. Dalle mucche scaricate di frodo e abbandonate agli allevatori che si sono trovati bovini squartati o mezzi incendiati, passando per l’albergo di Fonte Vetica andato in fiamme fino al giovane allevatore di Ofena (L’Aquila) trovato morto senza che si sia fatta luce sull’accaduto. Un episodio inquietante che, anzi, è troppo presto caduto nel dimenticatoio.

Sull’Espresso le testimonianze di Nunzio Marcelli, imprenditore agricolo di Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), tra i fautori del riconoscimento dell’Igp Agnello del Centro Italia e della creazione della rete Appia che unisce i pastori di tutta Italia, Assunta Valente, che già dalle pagine di Virtù Quotidiane aveva denunciato le minacce subite dalle organizzazioni criminali, e Dino Rossi, al quale sono stati incendiati mezzi agricoli nella sua azienda di Ofena.

E poi quelle di altri allevatori, che denunciano atti di violenza sempre più frequenti, intimidazioni e furti.

I giornalisti dell’Espresso sono entrati in possesso di un documento che si basa su alcune informative della Direzione investigativa Antimafia di Napoli, dei carabinieri e della Guardia di finanza dell’Aquila utilizzate in parte anche dal prefetto Cinzia Torraco che ha firmato una pesante interdittiva antimafia ad un noto consorzio di produttori dell’Aquila. Informative in cui gli investigatori ricostruiscono, tra le altre cose, alcuni contatti tra soci di diverse cooperative e, ad esempio, uomini del clan dei Casalesi.

Le informative sarebbero sul tavolo di diverse procure e si aggiungono alle carte inviate alla Procura di Messina dopo che si era scoperto che cognomi di peso della mafia dei Nebrodi risultavano avere titoli di proprietà di terreni a Barisciano, Ofena, Castel del Monte, Pettorano sul Gizio (L’Aquila), Crognaleto, Cortino, Valle Castellana, Rocca Santa Maria, Isola del Gran Sasso (Teramo) e Caramanico Terme (Pescara).


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