La sfida all’overtourism arriva da una startup che mappa gli alberghi senza wi-fi e i borghi senza auto
ROMA – In un mondo saturato da algoritmi e servizi standardizzati, la nuova frontiera del viaggio non offre più Wi-Fi e comfort hi-tech, ma autenticità radicale. Nasce così la sfida all’overtourism, quella di mappare i luoghi che hanno il coraggio di togliere anziché aggiungere.
Il 2026 si apre con una consapevolezza nuova, quasi sovversiva. Abbiamo esaurito la nostra capacità di gestire il rumore. Dopo anni passati a rincorrere il comfort estremo, la domotica in camera e l’accessibilità totale, il viaggiatore contemporaneo sta vivendo un cortocircuito. La saturazione digitale sta diventando un’emergenza sanitaria. Secondo i dati della Harvard Medical School, il contatto con la natura e il distacco forzato dagli stimoli tecnologici sono gli unici veri antidoti a livelli di cortisolo ormai fuori controllo.
In questo scenario emerge un paradigma che ribalta decenni di marketing turistico: il lusso della sottrazione. A guidare questa carica verso l’essenziale è Unexpected Italy, una startup travel-tech che, paradossalmente, usa la tecnologia per riportarci fuori da essa. Premiata dalle Nazioni Unite per il suo approccio etico, la piattaforma si propone come una “Lonely Planet 3.0” dedicata a chi non vuole essere un semplice consumatore di paesaggi, ma un ospite della storia.

Savio Losito ed Elisabetta Faggiana
“Il vero lusso oggi non è aggiungere, ma avere il coraggio di togliere”, afferma Elisabetta Faggiana, co-founder di Unexpected Italy insieme a Savio Losito. La loro visione è un manifesto politico contro l’overtourism. La startup seleziona quelli che definisce “luoghi scomodi”: strutture e borghi che rifiutano di scendere a patti con la standardizzazione internazionale per proteggere l’identità del territorio.
Non sono posti per tutti. Sono luoghi che richiedono sforzo, adattamento e una certa dose di umiltà. Eppure, è proprio in questo “scarto” tra la comodità immediata e la fatica della conquista che si annida la bellezza più autentica.
Per capire dove stia andando il turismo del 2026, bisogna mappare questi presidi di resistenza culturale. Sei luoghi, dalla Liguria all’Abruzzo, che hanno deciso di disimparare la fretta.
A Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), Daniele Kihlgren ha creato un albergo diffuso mettendo in atto un’operazione di tutela culturale. Le auto sono bandite. Si cammina su pietre millenarie, si dorme in letti alti come quelli dei nostri avi e ci si lava usando brocche d’acqua, circondati da camini in pietra e luci soffuse. Sextantio diventa un borgo vivo che coinvolge artigiani e pastori locali, trasformando l’ospitalità in un atto di protezione verso un patrimonio fragile.

Parco del Grep
Al Parco del Grep, nel torinese, la disconnessione è fisica. Si dorme in case sugli alberi e il rito del pasto torna alla sua forma più pura con un cesto da picnic gourmet consegnato sul terrazzo della propria casa sospesa. Da non confondere con il classico spuntino al sacco, ma da vedere più come un percorso gastronomico preparato con i prodotti dell’orto, che quasi obbliga a rallentare.
Per arrivare alla Sosta di Ottone III, a Levanto (La Spezia), bisogna invece accettare il compromesso di lasciare l’auto e percorrere l’ultimo tratto a piedi o tramite una monorotaia elettrica. Angela Fenwick guida questa struttura che celebra il territorio attraverso una colazione à la carte che rifiuta lo spreco dei buffet industriali per onorare il lavoro dei piccoli produttori liguri. È un invito a guardare le Cinque Terre da un’altra prospettiva, quella del silenzio.

Follonico
Nella Val d’Orcia, tra ulivi e filari, il casale di Follonico si erge come un tempio del tempo lento. Fabio e Suzanne accolgono gli ospiti in camere uniche, arredate con materiali di recupero e tessuti naturali. Qui non ci sono pacchetti attività o escursioni organizzate al minuto, ma l’invito a stare, a guardare l’orto crescere e a ritrovare il contatto con la terra.
Il Veneto risponde a questa tendenza con due progetti diametralmente opposti, ma uniti dallo stesso spirito. Da un lato Cargador de Ron a Valdobbiadene (Treviso), una vecchia casera nel bosco dove gli arredi nascono dal legno recuperato e dalle vecchie casse di vino. Dall’altro, La Scuola Guesthouse sull’Altopiano di Asiago (Vicenza), dove un’ex scuola degli anni ’20 invita gli adulti a tornare bambini. Nelle camere dedicate alla storia o alla geografia, il tempo si ferma, e la ricreazione diventa un laboratorio di gelato artigianale che attraversa le contrade con un’ape d’epoca.

La scuola guesthouse
La forza di Unexpected Italy risiede nel suo “algoritmo relazionale”. A differenza dei portali di prenotazione dominati dalle recensioni compulsive, questa app funziona come un consulente personale che mappa artigiani, osti e botteghe vive.
Il loro obiettivo è creare una connessione reale tra il viaggiatore consapevole e la comunità ospitante. In città come Roma o Venezia, dove il turismo di massa ha trasformato i centri storici in parchi a tema, Unexpected Italy indica la strada per i ristoranti veri e i quartieri ancora abitati, proteggendo il visitatore dalle trappole commerciali.
“Non tutti i luoghi sono per tutti”, avvertono i fondatori. È una dichiarazione che va contro al turismo mordi e fuggi. La missione è far incontrare le persone giuste con i luoghi giusti, basandosi sulla reciproca affinità e sul rispetto.
Perché in un mondo che ci vuole sempre più uguali, la diversità di una scala ripida o di un pavimento che scricchiola ci ricorda che siamo vivi. Perché la disconnessione digitale non è più un vezzo hipster, ma una necessità per preservare la nostra capacità di concentrazione e di meraviglia.
Il turismo del 2026, filtrato dalla lente etica di Unexpected Italy, ci insegna che il viaggio non è un consumo. Non si va via per vedere cose nuove, ma per tornare con occhi nuovi. E forse, per farlo, bisogna prima accettare di lasciare l’auto a valle, spegnere lo smartphone e imparare di nuovo ad ascoltare il rumore del vento tra le pietre di un borgo abruzzese.
Il cortisolo ringrazia, l’anima pure.
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