Abruzzo in Bolla Cronaca 12 Giu 2025 17:15

I vini dealcolati veicolo di investimenti. Ad Abruzzo in Bolla banche, aziende e Consorzi a confronto tra insidie e sfide

I vini dealcolati veicolo di investimenti. Ad Abruzzo in Bolla banche, aziende e Consorzi a confronto tra insidie e sfide

L’AQUILA – La terza edizione di Abruzzo in Bolla è alle porte e tra i temi caldi di quest’anno non mancherà una discussione sui vini senz’alcol.

Saranno una sfida, opportunità o insidia? Questo l’interrogativo che si porranno lunedì 23 giugno (ultima giornata della kermesse che parte sabato 21) Marzia Varvaglione (Presidente Ceev), Martin Foradori Hofstätter (Hofstätter), Fabio Babetto (Responsabile Ufficio Agrario Gruppo Banco Desio), Gianni Sinesi (Sommelier professionista e produttore) e Alessandro Nicodemi (Produttore e presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo).

Benché in Italia si ragioni polarizzandosi per “questa o quella squadra” è il momento di una lucida analisi sul tema. Tra produttori e addetti ai lavori, si andrà ad analizzare la filiera da affrontare per ottenere una bottiglia di vino dealcolizzato e perché oggi, non è più possibile prescindere da questa realtà.

Con la liberalizzazione tutta italiana sulla loro produzione è arrivato il momento di iniziare a organizzarsi per comprendere i margini di produzione, i mercati su cui investire e se l’Italia è pronta per affacciarsi a questa novità. Certo, non è un prodotto semplice e non c’è tradizione che faccia comprendere se c’è un futuro a lungo termine o se questo prodotto resterà destinato a una nicchia. Certo è che i bevitori scarseggiano in generale e al ristorante di bottiglie se ne vedono sempre meno sui tavoli, al netto delle stringenti norme sul codice della strada.

Per far fronte a questa mancanza produttori come Hofstätter e Varvaglione si sono già misurati con prodotti a zero alcol da oltre un anno, perfetti per poter coinvolgere i bevitori non solo italiani, anche stranieri che non possono e non vogliono assumere alcol. Si conta che il settore dovrebbe crescere di circa il 47% nei prossimi anni (Iswr).

“A chi dice che non ci sarà mercato per il dealcolato in Italia rispondo che è miope. Basta saperlo proporre e averlo in carta, il consumatore più curioso lo proverà. E sono contento che se ne parli e lo si assaggi”, analizza Martin Foradori. Dello stesso avviso è Marzia Varvaglione che in Puglia è stata la pioniera sull’argomento, provocando un ulteriore balzo in avanti dell’azienda che porta il suo nome e che sarà tra gli espositori di Abruzzo in Bolla tra le quasi cinquanta cantine da tutta Italia.

E se al ristorante i sommelier sono coloro che avranno l’arduo compito di parlare di queste novità direttamente ai clienti, proprio Gianni Sinesi aiuta a fare chiarezza su come proporli: “Non so quanto i sommelier potranno puntare sui dealcolati nelle carte vini, perché credo sia molto difficile dare la completezza e l’esperienza che può raggiungere un calice di vino privandolo della parte alcolica”, analizza, “tuttavia i sommelier dovranno prepararsi al meglio per accrescere la competenza anche nell’ambito no alcol perché, a tendere, questa potrebbe diventare una fetta di mercato importante”.

Ad ogni modo serve cultura e preparazione per selezionare i prodotti migliori, puntando non solo sul no alcol – ancora oscura materia – ma molto più sul low alcol come i Feral drink o Nolo drink. Tuttavia i dealcolati avranno bisogno di una loro narrazione “perché nati da una esigenza contemporanea e poi perché l’heritage, una nuova tendenza che magari potrebbe trasformarsi in una nuova e legittima declinazione, come è successo per i vini cosiddetti naturali”.

I vini senz’alcol muoveranno anche l’economia agricola e richiederanno degli investimenti mirati sull’acquisto di impianti e strutture dedicate proprio alla produzione. Per questo è importante anche sapere dove andare a cercare i fondi e i finanziamenti necessari.

Secondo Fabio Babetto, responsabile Ufficio Agrario di Banco Desio, proprio dalle banche c’è già totale apertura a tutto ciò che può significare nuove opportunità: “Seguiamo le aziende agricole con un ufficio dedicato, attento a ogni esigenza dell’agricoltore di oggi”, spiega. “Ogni tema che richiede un dispendio economico necessita di liquidità e quindi di un finanziamento. Il nostro lavoro è cercare di intercettare programmi che possano essere vantaggiosi (come i Psr) riducendo i costi e incrementando l’intensità agevolativa, quindi evitando la possibilità di avere un contributo ridotto”.

In Abruzzo la situazione come si sta evolvendo? Alessandro Nicodemi stavolta interviene a titolo esclusivamente personale sull’argomento dealcolati poiché il vino da tavola – ad oggi l’unico autorizzato alla dealcolizzazione – non rientra nella gestione del Consorzio di Tutela. La sua è una posizione possibilista e aperta a comprendere ciò che accadrà nel prossimo futuro.

“La liberalizzazione è avvenuta solo il 1 gennaio 2025, quindi chi vuole dealcolizzare un vino può farlo. Tuttavia sono fermamente convinto che chi ama il vino così come lo conosciamo difficilmente saprà apprezzare il prodotto senz’alcol che è una bevanda zuccherina e profumata”, riflette Nicodemi.

In Abruzzo però, con una produzione di circa 2,5 milioni di vino da tavola, questa operazione potrebbe essere una nuova destinazione, ma solo se si riuscisse a trovare una fetta di mercato: “Non pensiamo al dealcolato come El Dorado, resterà una nicchia perché con la dealcolizzazione si va a impoverire il Dna di un prodotto che rappresenta territorio e tradizione”.

A questo punto essenziale anche citare la possibilità di poter avere un polo di dealcolizzazione regionale e anche su questo il produttore lascia una porta aperta: “Secondo me per le dimensioni regionali le prospettive non mancano. Bisogna capire se c’è la volontà di un singolo produttore o di più produttori di investire in questa operazione. Tocca attendere lo sviluppo degli eventi”.

E allora per saperne di più l’appuntamento è a L’Aquila presso il Palazzo dell’Emiciclo il 23 giugno, citofonare Abruzzo in Bolla.


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