ABRUZZO EMBLEMATICO: LA COSTA SI È RIDOTTA DEL 63% NEGLI ULTIMI 50 ANNI
TORINO DI SANGRO – In occasione della conferenza stampa di presentazione del monitoraggio delle acque in Abruzzo da parte della Goletta Verde di Legambiente, la stessa associazione ambientalista ha diffuso uno studio sull’erosione costiera in regione, definito un “caso emblematico” a livello nazionale, per il salire costante ed esponenziale delle percentuali nel corso degli anni.
Negli anni Sessanta l’erosione costiera in Abruzzo incideva per il 5% del litorale, ma già nel 1990, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente i km erosi di costa erano diventati 35, il 28% del totale. Lo “Stato dei litorali italiani” del 2006 ha evidenziato poi un’erosione per le coste abruzzesi per circa 60 km, pari a circa il 50% del totale del litorale e il 60% delle coste sabbiose, le più vulnerabili. Nel 2018 nelle “Linee guida per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici”, documento elaborato dal Tavolo nazionale sull’erosione costiera, si evince che i km in erosione in Abruzzo siano diventati 82, pari a circa il 63% del totale del litorale.
Questo costante e progressivo aumento dell’erosione costiera fa dell’Abruzzo una delle regioni dove è più evidente il fenomeno, che interessa – seppur in misure diverse – la stragrande maggioranza dei litorali italiani.
A partire dagli anni Cinquanta, insomma, nonostante un sistema di opere di difesa realizzato a più riprese nel corso degli anni e costituito da pennelli e da tre allineamenti di scogliere parallele alla costa, la crisi erosiva, ad oggi, continua ad estendersi a tutto il litorale con frequenti problemi per le strutture balneari e le viabilità cittadine.
Anche gli interventi realizzati lungo la fascia costiera condizionano l’equilibrio del litorale; particolarmente incisivi sono sia l’intensa urbanizzazione che la realizzazione di opere marittime (porti, pennelli, scogliere, ecc). Le conseguenze di tali elementi si riscontrano nella profonda alterazione dei sistemi dunali e nella interruzione del flusso detritico litoraneo, con conseguenti variazioni negative del profilo della spiaggia emersa e sommersa.
Questo approccio progettuale, “che ha nei fatti dimostrato già tutti i suoi limiti”, ha sottolineato Legambiente, considerando che nel tempo è proseguito interessando oggi circa il 70% della costa abruzzese. Si stima che negli ultimi 15 anni per questo tipo di opere siano stati spesi dai 100 ai 150 milioni di euro.
Le aree costiere di Alba Adriatica e Martinsicuro a nord, quelle di Montesilvano e Casalbordino al centro e la costa dei trabocchi di Fossacesia a sud, sono tra i tratti maggiormente colpiti, anche se “protetti” da numerose barriere e pennelli artificiali.
Nonostante sia oramai palese la stretta correlazione tra gli interventi fatti sino ad ora e l’incremento dei fenomeni erosivi, la Regione sta predisponendo, con la consulenza della Università dell’Aquila, l’aggiornamento del Piano “Gestione integrata dell’area costiera. Piano organico per il rischio delle aree vulnerabili”, “nel quale tuttavia sembra che gli interventi previsti ricalchino ancora lo schema fino ad ora intrapreso”, evidenzia Legambiente.
Si vuole fermare infatti l’avanzata del mare sulla costa nord prevedendo una serie di barriere parallele dalla foce del fiume Tronto sino a Giulianova (circa 16 km) per un costo complessivo di circa 50 milioni di euro. Se questo intervento sarà realizzato, la copertura con opere rigide della costa abruzzese arriverà a circa il 90%.
“È evidente anche ai non esperti che il modello sino ad ora applicato non funziona – si legge nella nota del cigno verde – che il sistema costiero non è in equilibrio da tempo, e sarebbe quindi fondamentale capire le cause scatenanti di questa erosione e intervenire di conseguenza, invece di reiterare altre barriere rigide e continui apporti di sabbia che regolarmente vengono erosi”.
“Occorre attivare una pianificazione degli interventi per semplificare e non complicare il sistema naturale costiero, attraverso un monitoraggio frequente della morfologia costiera allo scopo di analizzare in dettaglio il trasporto litoraneo delle sabbie – che nel caso della costa abruzzese scorre da sud-est verso nord-ovest – con l’obiettivo di mantenere il più possibile una struttura di difesa naturale, rappresentata in primis dalla spiaggia emersa/sommersa e dalla sua capacità resiliente, evitando irrigidimenti della costa incoerenti con la sua naturale dinamicità”, concludono i tecnici dell’associazione.
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