Cronaca 04 Dic 2024 19:09

Capitali esteri nel settore enologico: fa ancora gola l’Italia agli stranieri?

Capitali esteri nel settore enologico: fa ancora gola l’Italia agli stranieri?

ALESSANDRIA – Le cantine vinicole sono per anni state un bene rifugio su cui investire. Anche in questo settore i tempi cambiano e lo dimostra la fuga degli imprenditori cinesi dalla Francia. Dopo la folle corsa alle acquisizioni degli anni passati, l’interesse è rimasto, ma i fondi sono stati tagliati da Pechino. Proprietà acquistate a caro prezzo sono ora rivendute a cifre stracciate pur di liberarsene nel minor tempo possibile.

Anche l’Italia è stata l’oggetto del desiderio da parte di imprenditori stranieri. La Toscana è sempre stata al centro delle trattative più interessanti. C’è chi ha deciso di partire da zero come la Daou Family Estates che dalla California nel 2023 ha acquistato a San Quirico d’Orcia (Siena) il Podere Coroglie. Un casale da ristrutturare e terreni liberi da destinare all’agricoltura. Un progetto ambizioso che mira alla produzione di Igt toscani e a diventare un punto di riferimento a livello locale.

In questo caso specifico non è ancora possibile fare dei bilanci, in quanto la prima vendemmia è prevista per il 2025, ma è possibile constatare quanto questo sia il culmine di una lunga serie di investimenti stranieri che hanno visto in questo territorio il paese di Bengodi. Prima di loro ha messo radici a Bolgheri (Livorno) l’industriale austriaco Stanislao Turnauer, diventando socio di maggioranza della Tenuta Argentiera di Marcello e Corrado Fratini.

Questo cambio gestionale è stato il via libera a una nuova politica di sperimentazione che ha portato all’introduzione del nuovo Bolgheri Bianco Scenario 2022. L’idea imprenditoriale di Turnauer porterà anche all’ampliamento della superficie vitata e a un rinnovamento generale nella produzione e nell’ospitalità, già iniziato da qualche anno. Sono tutti segnali che fanno ben sperare nell’evitare la fuga che sta colpendo la Francia.

La Toscana è al centro degli interessi stranieri da molto tempo, ma non è più la sola. Le attenzioni si stanno spostando anche nelle Langhe, più conservazioniste e preoccupate della piega che sta prendendo la situazione. Fino all’elezione del nuovo presidente del Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani Sergio Germano, il suo predecessore Matteo Ascheri era un fiero sostenitore dello slogan “Langhe not for sale”. Le Langhe non sono in vendita è stato un movimento che ha detto un chiaro “no” agli investimenti esteri.

Il motivo principale era quello di preservare l’identità locale, ma oggi le cose sono cambiate. Il nuovo direttivo si dice aperto a confronti con investitori esteri prendendo come esempio il lavoro di Miroslav Lekes alla Tenuta San Sebastiano. Il suo operato è riuscito a trasformarla nel Revà Vino & Resort, senza snaturare l’identità dell’azienda, ma elevandola seguendo i più alti standard del territorio.

Il turismo enogastronomico in Italia è una delle principali fonti di attrattività sia per i turisti stessi che per gli investitori esteri che vedono nella nazione un luogo dove destinare i propri capitali. Il ritorno economico che riuscirebbero ad avere è ancora oggi uno dei maggiori motivi di interesse. Prodotti di qualità e territori unici sono lo sfondo ideale per mettere su casa e, soprattutto, per far reddito.

Il valore dei vigneti italiani è sempre più prossimo a quello dei francesi. Il tutto è sintomo di un interesse che non sembra decrescere, ma anzi che si sta spostando sempre di più verso l’Italia. I conservatori nostrani fanno di tutto pur di non vedersi sottrarre da sotto il naso il proprio patrimonio, ma non tutti possono permettersi questo lusso. Non resta che attendere i futuri sviluppi.


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