Dal Collio alle Marche: la serata con Damijan Podversic tra vini e storie di famiglia
GROTTAMMARE – Giovedì sera al Valentino Resort di Grottammare (Ascoli Piceno) si è respirata un’atmosfera particolare, quasi un soffio di Bora da Nord-Est fino al medio Adriatico. Di quelle serate in cui capisci subito che qualcosa rimarrà impresso a lungo. Merito dei vini, certo, ma soprattutto di Damijan Podversic, arrivato nelle Marche con il suo sorriso sornione, lo sguardo furbo di chi ne ha viste tante e quell’energia contagiosa capace di mettere tutti a proprio agio fin dal primo minuto.
Tutto questo, però, non sarebbe accaduto senza l’instancabile Gabriele Ordinelli, presidente di Assosommelier Marche e responsabile nazionale degli eventi, che quest’estate ha avuto una delle sue intuizioni fortunate: organizzare una gita in Friuli per un gruppo di appassionati. Visite, botti aperte, assaggi generosi, risate, e poi quell’incontro caloroso con la famiglia Podversic, che ha lasciato un segno nel cuore di tutti. Da lì è nata spontanea l’idea: “Perché non invitarli nelle Marche?”. Damijan ha accettato subito. E così, eccoci qui.
La serata è stata un viaggio dentro l’enologia più che una semplice degustazione. Damijan ha conquistato la sala raccontando, con l’ironia che lo contraddistingue, che il prossimo anno festeggerà la sua trentesima vendemmia, proprio mentre si prepara a lasciare progressivamente il timone alla figlia Tamara, l’unica dei tre figli ad aver scelto di seguire le sue orme. Con una formazione in Ingegneria gestionale che non guasta affatto e un percorso già segnato tra vigne e cantine, sarà lei a guidare l’azienda nei prossimi anni. “Dal 2027 tocca a Tamara. Ma ho ancora 2022, 2023, 2024, 2025 e 2026 che portano la mia firma!”, ha detto ridendo, pur lasciando intendere che il passaggio di consegne, “a occhio”, richiederà ancora un po’ di tempo.
Tamara, pur non presente fisicamente, è stata una presenza costante nel racconto del padre che vede in lei la stessa luce e sensibilità che lo ha spinto in vigna: quarta generazione, concreta, preparata, determinata. Ha lavorato tra Borgogna e Collio, conosce i cicli lunari con una precisione quasi scientifica e porta un approccio moderno in un’azienda che resta profondamente legata alla tradizione.
Il Collio, nelle parole di Damijan, appare come una terra piccola ma fortissima, un mosaico di boschi e filari dove il vino si fa ancora come una volta: famiglie, artigianato, rispetto assoluto per la natura. Racconta di confini, guerre, osteria di famiglia, la scelta della campagna dopo il servizio militare e degli insegnamenti ricevuti dai grandi maestri che gli hanno cambiato per sempre lo sguardo sul vino.
Oggi la famiglia Podversic coltiva 15 ettari di vigneto sulle colline di Gorizia, un territorio che sembra scolpito appositamente per la vite. Da questi terreni, curati con passione e rigore, nascono circa 60mila bottiglie all’anno, frutto di una produzione attenta alla qualità e profondamente legata al carattere del territorio. Biodinamica rigorosa, raccolte differenziate, nessun compromesso: in cantina le bucce fermentano per settimane, i vini riposano anni nelle botti e poi in bottiglia. “E non escono finché non sono davvero pronti. Punto”.
Un dato che colpisce sempre è la resa per ettaro dei vini Podversic, generalmente molto bassa e attentamente selezionata. Per molti rossi e alcune etichette bianche si attesta intorno ai 40 quintali per ettaro, ma può scendere ancora, come nel caso del Bianco Kaplja, che raggiunge appena 20 q/ha. Una scelta rigorosa che spiega la straordinaria concentrazione e la qualità distintiva dei vini Podversic.

Calice dopo calice, quel mondo ha preso forma davanti agli occhi dei presenti, attraversando un’annata 2021 che per Damijan è stata sorprendente: iniziata con un maggio piovoso e complicato, ma salvata da una siccità estiva che ha portato uve sane, mature e concentrate. Il risultato è una serie di vini intensi, minerali, profondi, dotati di grande carattere.
La Ribolla Gialla 2021 ha aperto la serata come una sveglia solare: fresca, tagliente, luminosa. Al naso esplode con note di agrumi come lime, cedro e pompelmo, seguite da fiori bianchi e da quella finezza tipica del Collio. In bocca è verticale, vibrante, irresistibilmente invitante. Un buon inizio.
La Malvasia 2021 entra invece come una protagonista sicura di sé: aromatica e generosa, ma mai ruffiana. Profuma di fiori gialli, erbe mediterranee, pesca matura e un tocco di miele. Al sorso sorprende per compostezza ed eleganza, morbida ma mai pesante. È la prova di quanto conti la mano del vignaiolo: trovare equilibrio in un’uva così espressiva non è affatto scontato.
Il Pinot Grigio 2021 di Damijan è lontano anni luce dall’idea comune del Pinot Grigio “semplice”. È materico, tridimensionale, quasi tattile. Il suo colore ramato, frutto della macerazione, anticipa un vino profondo e complesso. Il naso si apre lentamente con frutta bianca, scorze d’arancia, leggere note affumicate e spezie fini. In bocca è strutturato e saporito, un esempio di ciò che questo vitigno può diventare quando è trattato senza scorciatoie.
Poi arriva il Kaplja 2021, difficile da definire con una sola parola. È come aprire un libro e scoprire che ha molte più pagine di quanto sembri. Un bianco macerato nato da Chardonnay, Friulano e Malvasia Istriana, affinato a lungo in rovere e poi in bottiglia. Meno esplosivo al naso, perché le tre varietà cercano armonia più che protagonismo, ma in bocca è un universo: frutta gialla, spezie fini, rotondità, sapidità. Un vino che parla sottovoce ma dice tutto, da bere e ribere.
Quando arriva il Nekaj 2021, la sala si zittisce. È uno di quei vini che impone rispetto senza chiedere. Denso, profondo, meditativo, racconta mandorla, erbe aromatiche, pietra scaldata dal sole e un soffio balsamico. La struttura è quasi da rosso, ma l’armonia resta perfetta. Un vino che non si limita ad essere degustato: si contempla.
E poi, a sorpresa, il regalo di Damijan: Kaplja 2014 magnum, un ingresso che meritava un coro in curva. Il colore dorato è già un racconto. Il naso è un vortice di frutta matura, fiori, spezie dolci, erbe. In bocca è profondo, largo, elegante, un vino da meditazione più che da consumo.
La presidente nazionale di Assosommelier Antonella Posta, impeccabile nel guidare la serata, ha saputo valorizzare i racconti di Damijan e rendere la degustazione un’esperienza ricca e coinvolgente, equilibrando competenza e passione.
Tra applausi, commenti entusiasti e sguardi brillanti, la serata si è conclusa con la sensazione condivisa di aver vissuto qualcosa che va oltre la degustazione. C’era Damijan, c’era la sua storia, c’era un territorio intero che parlava attraverso i suoi vini.
Una serata che ha celebrato bottiglie straordinarie, sì, ma soprattutto l’umanità, la passione e la visione di chi le crea. E questo, alla fine, è ciò che rimane davvero nel bicchiere.

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