DECRETO RISTORI, LA CRISI DI GOVERNO ALLUNGA I TEMPI


ROMA – Tra gli affari correnti che il governo può sbrigare nonostante il dimissionamento ci sono anche i decreti legge di massima urgenza tra i quali rientra il nuovo decreto ristori, ma la crisi politica è indubbiamente destinata ad allungare i tempi.

Il 21 gennaio Camera e Senato hanno approvato un nuovo scostamento di bilancio per un valore di 32 miliardi di euro, ponendo le basi per il provvedimento, che sarebbe il quinto dall’inizio dell’emergenza Coronavirus.

Il decreto era atteso proprio in questi giorni – ed era già in ritardo – ma l’evoluzione della crisi di governo, con il premier Giuseppe Conte che ha rassegnato le dimissioni ieri e le consultazioni iniziate oggi, fanno presagire uno slittamento di almeno una settimana ancora.

Senza contare che il provvedimento, annunciato come l’ultimo del genere, dovrebbe essere piuttosto complesso e corposo considerando che dovrebbe contenere dai contributi a fondo perduto alla cassa integrazione, dalla riscossione all’anno bianco contributivo per gli autonomi, passando per le nuove risorse per scuola, sanità, enti locali.

Sulla carta procedere senza soste o rallentamenti è possibile, ma il clima di totale instabilità politica finirà sicuramente per aumentare gli ostacoli.

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