Cronaca 29 Set 2023 18:31

Due ragazzi pugliesi inventano piattaforma per lavorare da remoto in luoghi da sogno

Due ragazzi pugliesi inventano piattaforma per lavorare da remoto in luoghi da sogno

BARI – Connettersi ed essere operativi ovunque è una realtà e di lavoratori in grado di fatturare in ogni dove ce ne sono. Alcuni lo fanno da casa, altri da uffici ricavati in angoli più incredibili e, per altri sempre in viaggio, da alberghi e mete turistiche. Ma lavorare in vacanza si può? Certamente. La realtà della Workation – fusione delle parole work e vacation, ossia lavoro e vacanza – risponde proprio a quest’esigenza.

Si tratta di una particolare forma professionale basata sull’organizzazione estremamente flessibile del lavoro da fare, permettendo di gestire tutti gli impegni in remoto, ovviamente con una buona connessione e un pc o tablet.

Un metodo sempre più utilizzato e che fa bene non solo al corpo, anche alla mente per diverse ragioni. Infatti aumenta la produttività, agevola la crescita professionale senza alcun confine fisico, garantisce il networking con colleghi temporanei “di ufficio” favorendo nuove possibilità di networking.

Ecco come la workation diventa uno strumento oggi fondamentale per i nativi digitali e non solo, anche le vecchie guardie del lavoro in cerca di nuovi stimoli e un posto meraviglioso in cui lavorare. Inutile dire che è un trend in crescita in grado di coinvolgere circa 35 milioni di nomadi digitali, professionisti specializzati che usano internet e viaggiano in diversi luoghi continuamente.

Un giro di affari importantissimo che conta guadagni da capogiro. Infatti è stato dimostrato che se tutti questi lavoratori si unissero in un unico luogo potrebbero costituire il 38esimo Paese al mondo per ricchezza pro capite e il 41esimo per numero di abitanti (fonte Blue Pillow).

La workation diventa un’esigenza sempre più sentita e due smart worker italianissimi hanno voluto cogliere l’occasione. Mariano Lerro e Davide Ventura, hanno studiato un portale in grado di localizzare strutture caratteristiche per luoghi e comfort, adatte per un’esperienza di lavoro e vacanza.

Oggi questa è realtà e si chiama Nuvala. L’idea prende forma prima della tanto odiata era Covid e durante quegli anni si è concretizzata fino a diventare realtà in espansione da Trieste in giù.

“L’ispirazione è nata quando consultando le piattaforme già esistenti di prenotazione alberghi, cercavamo qualcosa in più come indicazioni per luoghi in cui lavorare immersi nella natura e che non ci indicasse solo dove alloggiare durante le vacanze. L’idea si è concretizzata nell’arco dei tre anni di Covid” dice a Virtù Quotidiane Davide Ventura, ingegnere pugliese trapiantato a Milano.

Il trend di lavorare ovunque e comunque è in costante crescita, per questo servono sempre più location d’avanguardia e in grado di assicurare un’esperienza completa. Non proprio tutte le strutture possono rientrare in questa ricerca, quindi la selezione è necessaria.

“Ci dedichiamo personalmente alla scelta delle strutture – assicurano Lerro e Ventura – ovviamente, devono assicurarci requisiti minimi come buona connessione, ambienti sereni in cui svolgere il coworking e un’atmosfera perfettamente integrata col territorio circostante, magari una struttura conservata e ristrutturata rispettando i canoni dell’ecogreen. Ci aggiungiamo altri servizi minimi come caffè e bevande a disposizione dell’utente, servizio navetta che collega punti nevralgici alla struttura”.

Quella di Nuvala è un’esperienza su misura, costruita tenendo conto dell’host e delle esigenze del lavoratore.

“Certamente assicuriamo un break dal lavoro, un’esperienza che funge da possibile via di fuga dalla routine e che, alla fine del soggiorno, completa. Non si tratta di un’imposizione, piuttosto di una full immersion nel territorio che vale la pena vivere”. Un vero e proprio stacco che allontana lo spettro del tanto odiato e temuto burn-out. Ventura sull’argomento ha le idee ben chiare “Il workation non è un rischio, piuttosto si tratta di un rimedio al burn-out perché non è il lavoro a invadere vacanza, bensì il contrario. Ad esempio controllare le mail mentre si è al mare significa permettere un’intrusione negativa, invece un’attività di svago fa bene e serve per ricominciare con più carica. In città, dopo il lavoro, posso solo immaginare la montagna, invece, grazie alla workation, a soli pochi passi dal pc posso ritrovarmi in campagna, al lago o al mare. È dimostrabile come stare a contatto con la natura sia un ausilio per produrre meglio”.

Destagionalizzare il turismo con la workation

La workation è considerabile una fuga, però anche come un modo per destagionalizzare le vacanze, altra tematica calda che ha tenuto banco in quest’estate 2023. Tra rialzi dei prezzi degli alloggi e rincaro carburanti e affini, è stato dimostrato che durante l’estate almeno per il 30% degli italiani non è riuscito a partire per le vacanze estive, proprio perché non ha riscontrato prezzi ragionevoli (dati Federturismo).

Al contrario tengono botta le offerte luxury che polarizzano l’offerta turistica del Bel Paese. L’obiettivo quindi, è di destagionalizzare il più possibile per fare e farsi del bene. Una soluzione ottimale per gli operatori del settore turistico e per i lavoratori che, durante l’anno, hanno necessità di spostarsi e, allo stesso tempo, assicurare l’operatività a lavoro.

Su questo Lerro e Ventura sono chiari: “L’obiettivo è evitare solo le vacanze estive e poi tornare in ufficio fino al prossimo anno senza pause. L’attualità ci consente di fare micro-vacanze senza per forza percorrere tanti km. C’è la possibilità di fuggire fuori città per week end lunghi e, in alcuni casi, settimane intere, ma il lavoro non può essere accantonato. Allo stesso modo bisogna accogliere chi viene dall’altra parte del mondo per lavorare, fornendo tutta l’autenticità di un territorio senza dover per forza alloggiare in un hotel contemporaneo. Cascine di campagna, masserie e altre strutture del genere sono ancora luoghi vicino casa che meravigliano per tutta la loro bellezza”.

Un lusso non diremmo, piuttosto uno dei miracoli della workation

Farsi del bene e scoprire nuovi posti senza rinunciare al tanto importante “fatturare”. Ma proprio tutti possono permetterselo? Secondo i due si procede cercando di fornire luoghi su misura, adatti per ogni esigenza, dal luxury resort fino a strutture più ordinarie. “Selezioniamo i nostri partner in base a standard alti. Ovvio, contempliamo possibilità luxury, ma prediligiamo sempre luoghi belli e rispettosi dell’ambiente e degli standard minimi già citati. L’obiettivo è assicurare il fine principale, cioè lavorare”. Non c’è un vero e proprio filtro economico come accade per altri portali e, quindi, si passa ad esplorare il luogo che può rispondere a tutte le esigenze sul piatto.

Workation e networking, perché si può e si deve fare

Ma Nuvala non è solo lavoro, lavoro, lavoro, piuttosto è un modo per creare aggregazione e scoprire posti incantevoli a contatto con la natura, come spiega Mariano Lerro: “Abbiamo utilizzato l’app, all’interno del Nuvala Fest che abbiamo organizzato quest’estate in Puglia, a Corato (Bari), per testare il glamping. È stato bellissimo vedere l’app funzionare per tutti coloro che hanno voluto campeggiare. Nuvala è anche connessione, un modo per conoscersi e scambiare idee, scoprire le eccellenze enogastronomiche territoriali e molto altro. Nuvala unisce persone con background diversi tra loro e origina networking”.

La workation, alla fine dei giochi e al netto di tutto ciò che gira attorno, rappresenta un’opportunità da cogliere per chi vuole dare una svolta alla propria carriera, per fare di necessità una virtù, però non solo. Si tratta di un booster per incentivare il turismo non più unicamente stagionale e valorizzare mete meno conosciute. Tutto questo è utile per cambiare e rinnovare una concezione turistica diversa dal solito rendendola utile, divertente e accessibile proprio a tutti.

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