Cronaca 08 Mar 2021 16:20

ELENA, DAL VENEZUELA A L’AQUILA: “NESSUNA DONNA DEVE ESSERE MANTENUTA, SIATE AUTONOME, LIBERE E SCEGLIETE L’AMORE SANO”

ELENA, DAL VENEZUELA A L’AQUILA: “NESSUNA DONNA DEVE ESSERE MANTENUTA, SIATE AUTONOME, LIBERE E SCEGLIETE L’AMORE SANO”

L’AQUILA – “Nessuna donna dovrebbe essere mantenuta o dipendere economicamente da un uomo, a mia figlia dico di credere in sé stessa, di trovare un lavoro che la renda autonoma e, soprattutto, di scegliere l’amore sano di una brava persona. Solo così si è libere davvero”.

Elena Magallanes, 47 anni, nata in Venezuela e vissuta per metà della sua vita tra Caracas e l’isola Margarita nel mar dei Caraibi, residente stabilmente a L’Aquila dal 2014, in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle donne, racconta a Virtù Quotidiane la sua storia di coraggio e integrazione.

Una storia segnata dalla scelta di lasciare il suo paese, afflitto da un opprimente autoritarismo e una profonda crisi finanziaria, dalla capacità di rimboccarsi le maniche, dopo la prematura scomparsa del primo marito, padre dei suoi due figli Barbara e Gianfranco, dalla capacità di ricominciare tutto da capo in una piccola realtà di provincia, spesso diffidente nei confronti di altre culture.

“Sono ormai tanti anni che vivo a L’Aquila, ma non è stato sempre facile – ammette Elena -. Un giorno al mercato, un’anziana signora mi ha accusata dicendo che noi stranieri abbiamo invaso l’Italia e mi ha intimato di parlare in italiano, mentre stavo conversando con mio figlio in spagnolo, la mia lingua madre. Ho preferito tacere per non alimentare ulteriore acredine e perché non sarebbe stato rispettoso mettermi a discutere con una settantenne”.

“Non posso certo lamentarmi di nulla, a parte questo episodio, la comunità aquilana mi ha accolta, tanto che – racconta -, oltre a me, mio marito Roberto (con lei nella foto) i miei figli, vivono con noi anche le mie sorelle, giunte a L’Aquila grazie al prezioso aiuto dell’Arci”, con il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) gestito dall’associazione di promozione sociale impegnata da anni sui temi della pace, della cultura, dei diritti e della cittadinanza attiva.

Elena arriva per la prima volta in Italia grazie al suo primo marito Franco, un italiano conosciuto sull’isola Margarita, “dove – ricorda – si parlava più l’italiano che la lingua spagnola. Dopo il matrimonio, la nascita del primo figlio e la politica autoritaria di Chavez che aveva avviato l’abolizione della proprietà privata con l’espropriazione di beni e terreni, con mio marito abbiamo deciso di trasferirci in Italia per dare un futuro migliore a tutta la famiglia”.

A causa della morte improvvisa di suo marito, malato di tumore, Elena si ritrova sola, con due figli a carico e senza alcun sostegno da parte dei familiari del coniuge. Così ritorna in Venezuela, costretta, suo malgrado, alla sopravvivenza nel paese natio, tanto amato seppur inconciliabile con la vita che lei avrebbe voluto per sé e per la sua famiglia.

Come sempre accade quando tutto sembra deciso, il destino le fa incontrare un nuovo grande amore, Roberto, di nazionalità italiana, intenzionato a tornare in Italia dopo diversi anni trascorsi sull’isola caraibica.

“Ci siamo dati entrambi una opportunità, l’amore ha fatto tutto il resto – rivela – , mi sento una donna fortunata per questo. Mio marito è disabile e ho scelto di lavorare per lui, preferisco accudirlo io, invece che pagare una badante. L’amore vero e sano si nutre di reciprocità”.

Elena è una donna felice, realizzata, che ha avuto il coraggio di concedersi una grande opportunità, anche se, rivela, “penso spesso al Venezuela, mi manca il clima, ma quando sono lì mi mancano l’Italia e l’aria frizzante dell’Aquila che è diventata a tutti gli effetti la mia città”.


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