“Enoturismo, l’Etna è pronta. Ora lavoriamo al resto della Sicilia”. Intervista al commissario dell’Irvo alla vigilia di “Radici vulcaniche”
RANDAZZO – Dalla crescita dell’Etna alla costruzione di una rete regionale dedicata alle bollicine: l’Istituto regionale del Vino e dell’Olio (Irvo) punta sul fare sistema per trasformare il vino in esperienza e rafforzare l’enoturismo siciliano
L’Etna non è soltanto uno dei territori vitivinicoli più riconoscibili della Sicilia, ma un laboratorio in cui vino, paesaggio, cultura e turismo possono incontrarsi e costruire nuove opportunità di sviluppo. È dalle sue radici vulcaniche che prende spunto “Radici Vulcaniche”, la manifestazione in programma a Randazzo (Catania) sabato e domenica prossimi, 29 e 30 agosto, dedicata ai vini dell’Etna e alle prospettive della denominazione.
Ma oltre il racconto di una singola area produttiva, l’Etna offre anche una fotografia significativa dell’evoluzione del vino siciliano. I dati dell’Osservatorio dell’Irvo mostrano una crescita importante della Doc Etna: dal 2012 al 2025 le aziende che hanno certificato la propria produzione sono passate da 79 a 641, con un incremento delle certificazioni del 711%. Nello stesso periodo i quantitativi di vino certificato sono passati da 9.426 a 46.152 ettolitri, con una crescita del 390%.
Anche i viticoltori rivendicanti sono più che raddoppiati, passando dai 202 del 2012 ai 509 del 2025. E il trend continua: ad agosto 2026 sono già 576 i viticoltori certificati, il 15,9% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i quantitativi di vino certificato superano i 43 mila ettolitri, con una crescita del 22%.
Numeri che raccontano la forza di un territorio e che aprono una riflessione sul futuro: come trasformare questa crescita produttiva e qualitativa in un sistema capace di generare valore anche attraverso il turismo? È qui che entra in gioco l’enoturismo. In una fase in cui il mondo del vino sta attraversando una trasformazione profonda, tra consumi più selettivi e nuove occasioni di fruizione, il vino può diventare esperienza, paesaggio, cultura e porta d’ingresso a un territorio.
L’Irvo guarda in questa direzione anche attraverso un nuovo progetto: la costituzione di una rete delle bollicine siciliane, pensata per mettere in relazione consorzi, produttori, associazioni ed enoteche e costruire un percorso enoturistico capace di collegare i diversi areali dell’Isola.
A raccontare questa visione è Giuseppina Mistretta, commissario straordinario dell’Istituto regionale del Vino e dell’Olio.
L’Etna ha acquisito negli ultimi anni una forte riconoscibilità internazionale. Qual è oggi il suo peso nel panorama del vino siciliano e quanto può ancora crescere?
L’Etna sta vivendo un momento importante e negli ultimi anni ha rappresentato uno sviluppo enorme, soprattutto in termini qualitativi, ma anche quantitativi. Un dato fotografa bene questa evoluzione: dal 2012 al 2025 le aziende che hanno certificato la propria produzione sono passate da 79 a 641, con una crescita delle certificazioni del 711%. E la crescita continua: ad agosto 2026 i viticoltori certificati sono già 576, con un incremento del 15,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono numeri che raccontano la vitalità di un areale che oggi rappresenta una delle principali aree di attrazione per l’enoturista e che ha nelle sue radici vulcaniche e nella sua identità territoriale uno dei principali elementi distintivi. “Radici Vulcaniche” nasce proprio con l’obiettivo di rappresentare questa qualità e, allo stesso tempo, di creare un momento di confronto e collaborazione tra gli operatori, per capire come accompagnare la crescita del territorio e costruire nuove opportunità.
Il vino sta attraversando una fase complessa, con consumi in calo e soprattutto con un cambiamento nelle modalità e nelle occasioni di consumo. Quanto è importante smettere di pensare al vino soltanto come prodotto e considerarlo sempre più come esperienza?
Oggi più che mai è necessaria una visione d’insieme. Il visitatore non cerca soltanto l’esperienza balneare, escursionistica o paesaggistica: cerca un’esperienza complessiva, autentica, capace di raccontare un territorio. E il vino può essere uno degli elementi centrali di questa esperienza. La Sicilia ha tantissimo da raccontare e non ha bisogno di inventarsi un’identità: la qualità è dimostrata e dimostrabile. In un momento difficile per il mondo del vino, la sfida si supera proprio attraverso la qualità e attraverso la capacità di raccontarla. Abbiamo tanto da dire e tanto da raccontare.
L’enoturismo può essere una risposta a questa trasformazione? E quali sono le potenzialità ancora inespresse della Sicilia e, in particolare, dell’Etna?
L’Etna, dal punto di vista enoturistico, è pronta. È un’area che ha molto da offrire e che, sotto il profilo turistico, può considerarsi preparata. Quello su cui dobbiamo lavorare ancora di più, come Irvo, è rendere sistemico questo processo, rafforzando la collaborazione e la connessione tra tutti gli attori coinvolti. L’obiettivo deve essere costruire un vero sistema dell’enoturismo siciliano. Abbiamo già realizzato iniziative in diverse aree della Sicilia e continueremo a farlo, perché vogliamo creare occasioni di incontro tra operatori e partner e contribuire concretamente alla crescita del settore.
Nel caso dell’Etna il vino porta con sé un paesaggio molto forte: il vulcano, i terrazzamenti, i piccoli centri, le cantine, le tradizioni. Quanto conta oggi questo patrimonio nella scelta di un turista?
Conta moltissimo, perché oggi il visitatore cerca autenticità. L’Etna ha un patrimonio che va ben oltre la bottiglia: il vulcano, i paesaggi, i territori, le produzioni, i vitigni autoctoni e tutto ciò che rende questa esperienza unica. “Radici Vulcaniche” vuole essere anche questo: un momento di conoscenza e di confronto sul territorio. È una prima edizione e l’obiettivo è naturalmente quello di trasformarla in un appuntamento continuativo, capace di accompagnare nel tempo la crescita dell’area.
In passato si è parlato molto della necessità di rendere l’enoturismo più organizzato e accessibile. Non basta aprire le porte di una cantina: servono esperienze strutturate, prenotabili e collegate con hotel, tour operator e altri servizi. A che punto è la Sicilia su questo fronte?
Ci sono aree della Sicilia che hanno una vocazione turistica più consolidata e che, anche sul fronte dell’enoturismo, hanno già raggiunto un buon livello di organizzazione. Altri territori hanno invece grandi potenzialità, ma devono ancora lavorare per strutturare meglio l’offerta e renderla più accessibile e integrata. Il vero elemento su cui dobbiamo puntare, però, è la visione d’insieme. Occorre fare sistema tra tutti gli attori e l’Irvo vuole essere in prima battuta promotore di questo processo. Il nostro ruolo è creare occasioni di confronto, mettere insieme operatori e partner e contribuire alla costruzione di percorsi realmente legati ai diversi areali e alle loro caratteristiche.
A “Radici Vulcaniche” saranno presenti anche operatori internazionali. Quali sono oggi i mercati che guardano maggiormente all’enoturismo siciliano e che cosa cercano questi visitatori?
Il visitatore internazionale non arriva più soltanto dagli Stati Uniti o dall’America. Stiamo vedendo un interesse crescente anche dal Brasile e dai Paesi asiatici. È un segnale importante, perché conferma che il pubblico internazionale è sempre più interessato a esperienze autentiche e territoriali. E la Sicilia, da questo punto di vista, ha tutte le caratteristiche per essere competitiva.
Quanto è importante costruire una rete realmente integrata intorno al vino?
È fondamentale. È proprio questo il punto su cui dobbiamo lavorare maggiormente: mettere insieme consorzi, produttori, associazioni, enoteche, operatori turistici e tutti i soggetti che possono contribuire alla costruzione dell’offerta. Un progetto a cui teniamo molto è proprio la costituzione di una “rete delle bollicine siciliane” dedicata anche all’offerta enoturistica. Stiamo lavorando alla sottoscrizione di una dichiarazione di intenti che possa dare vita a un vero percorso condiviso. L’Etna, in questo progetto, è naturalmente uno dei principali protagonisti. Nel 2025 abbiamo raggiunto oltre 2mila ettolitri di spumante, quasi raddoppiando rispetto al 2022. È un dato che racconta un settore in crescita e che può diventare parte integrante di una proposta enoturistica più ampia.
Perché avete scelto proprio le bollicine come elemento intorno al quale costruire una rete?
Perché abbiamo ascoltato anche le esigenze del mercato. Quello delle bollicine è un trend in crescita e cresce soprattutto dal punto di vista qualitativo, non soltanto quantitativo. La Sicilia non può competere con altre regioni italiane sul piano dei volumi, ma può competere sulla qualità. La nostra è una nicchia di grande valore, anche perché le bollicine siciliane nascono dai nostri vitigni autoctoni, che stanno dimostrando una grande capacità di adattamento alla spumantizzazione. Questo significa offrire un’esperienza autentica, profondamente legata alla nostra identità e ai nostri territori.
C’è poi un cambiamento nei gusti dei consumatori: maggiore attenzione alla bevibilità, alla freschezza, all’equilibrio e a vini capaci di accompagnare occasioni di consumo più informali. Quanto le aziende siciliane stanno intercettando questa evoluzione?
La diversità è sicuramente uno dei nostri punti di forza. Abbiamo territori, vitigni e produzioni differenti e una qualità che è già riconosciuta. In questo momento difficile per il mondo del vino non dobbiamo inventare qualcosa che non abbiamo: dobbiamo imparare a valorizzare meglio ciò che possediamo. E per farlo è indispensabile lavorare insieme. La Sicilia è una terra che può assolutamente sfidare il mercato, perché non ha nulla da inventarsi. Ha qualità, identità e una storia da raccontare. Occorre davvero fare sistema.
Guardando ai prossimi cinque-dieci anni, quale modello di enoturismo dovrebbe costruire la Sicilia per trasformare il vino in uno dei grandi ambasciatori del territorio?
Dobbiamo arrivare a rendere sistemico l’enoturismo in Sicilia. Questa è la direzione. Serve una visione d’insieme, una traccia comune e una collaborazione reale tra tutti gli attori. L’Irvo vuole essere al servizio del territorio e delle aziende e contribuire alla costruzione di questo percorso. Stiamo già lavorando anche alle prossime sfide internazionali, a partire da Wine Paris 2027. L’obiettivo è continuare a creare occasioni di confronto, promozione e incontro con i mercati. Vogliamo costruire un futuro, un bel futuro per il vino della Sicilia. Lavoriamo con entusiasmo per la crescita della Sicilia del vino: abbiamo un territorio straordinario, abbiamo qualità e abbiamo tantissimo da raccontare. La vera sfida, oggi, è fare sistema e trasformare tutto questo patrimonio in un progetto capace di guardare al futuro.
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