Etna, a tutto Contrade! Per il vino del vulcano si punta ad un’ulteriore crescita delle storiche sottozone e al Comune in etichetta
LINGUAGLOSSA – Formalizzate solo nel 2011, seppur eredità di una tradizione contadina che si tramanda da generazioni, le contrade dell’Etna puntano ad arrivare a 162, una trentina in più delle attuali.
Ad annunciarlo durante l’evento dedicato proprio alle celebri sottozone del vulcano è stato il direttore del Consorzio Etna Doc, Maurizio Lunetta, ricordando la figura di Andrea Franchetti, che per primo intuì le potenzialità comunicative paragonabili ai cru della Borgogna.
“È arrivato il momento di completare un lavoro avviato oramai quindici anni fa, su proposta di viticoltori e produttori e con il supporto di studi storici e scientifici”, ha spiegato Lunetta, “siamo arrivati ad una nuova proposta che prevede l’aumento delle contrade. A questo vorremmo aggiungere la possibilità di indicare il nome del comune in etichetta, qualora le uve provengano al 100 per cento da una determinata contrada. Questo porterà a una rappresentazione più precisa, sia dal punto di vista amministrativo sia comunicativo, valorizzando meglio il legame tra vino e territorio”.
“Sull’Etna si è sempre creduto che i vini erano diversi a seconda dei versanti sui quali venivano prodotti, ma questo non bastava. Perciò si sono volute introdurre le contrade, per identificare le diverse caratteristiche pedoclimatiche” ha aggiunto il direttore, ricordando come “il primo disciplinare del 1968 si basava solo sulle curve di livello che però qui cambiano ad ogni eruzione. Perciò nel 2021 abbiamo iniziato un lavoro di mappatura Gis definendo i confini reali della Doc”.
Il direttore ha poi rivendicato il forte accrescimento di valore che il territorio ha fatto registrare negli ultimi anni: “Oggi il prezzo dei terreni all’interno della Doc, che supera anche i 200mila euro ad ettaro, è anche 6 o 7 volte maggiore di quello fuori dalla Doc e questo cambia anche il fatturato di un’azienda”.
Quando andrà in porto, l’ampliamento del numero di contrade sarà il primo aggiornamento della mappa che alla fine del 2022 aveva reso scientifica l’identificazione delle aree che fino ad allora si basava sull’interpretazione di vecchie carte catastali, con curve di livello mai aggiornate e limiti territoriali che non esistono più, anche a causa della continua attività eruttiva dell’Etna.

Luca Stagnitta
Il sindaco di Linguaglossa, che ha ospitato il confronto durante Le Contrade dell’Etna, rassegna dedicata ai vini del vulcano ideata nel 2008 dal compianto Andrea Franchetti, ha poi annunciato che entro l’anno tre centraline meteorologiche copriranno tutte le contrade del paese: “Stiamo portando avanti un progetto sperimentale con l’Università di Piacenza – ha detto Luca Stagnitta – posizioneremo dei sensori che coprono tre chilometri e rilevano temperatura, pressione, venti e umidità sia dell’aria sia del suolo. I dati vengono trasmessi in tempo reale ad un software che elabora un bollettino che a cadenza settimanale o anche più frequentemente viene pubblicato sul sito del Comune e che si completa con l’indicazione del trattamento che deve essere riservato alle piante e anche se la sua durata è stata sufficiente o deve essere ripetuto”.
Il sindaco ha inoltre annunciato l’istituzione di un premio da intitolare a Franchetti, “persona che va ricordata per la sua lungimiranza, il primo ad aprire la propria azienda per far degustare i vini anche degli altri. L’elemento preminente della sua iniziativa era quello dell’amicizia e della convivialità”.
La 17esima edizione de Le Contrade dell’Etna si è intanto chiusa con un successo di pubblico e 3mila bottiglie stappate. Forse l’evento locale più internazionale che c’è, anche a sentire il coro di lingue straniere che si incrociava tra i banchi d’assaggio delle quasi cento cantine espositrici.
Ad aprire la manifestazione è stato il talk inaugurale “L’arte di vendere il vino”, moderato da Fabrizio Carrera, direttore del giornale online di enogastronomia Cronache di Gusto (media partner dell’evento), che ha visto il confronto tra Francesco Cambria (presidente Consorzio Etna Doc), Federico Veronesi (Ceo Signorvino), Francesco Ferreri (presidente Coldiretti Sicilia), Giuliano Rossi (presidente associazione Vinarius), Giusy Vitale (founder di Prezzemolo & Vitale), Vito Bentivegna (direttore Irvo) e Giuseppe Figlioli (presidente Assoenologi Sicilia).
Dal dibattito è emersa una visione chiara e condivisa: il vino non è in crisi, ma attraversa una fase di trasformazione profonda. Al centro, la necessità di semplificare la comunicazione senza perdere autenticità, rafforzare il legame con il territorio e puntare sul valore più che sui volumi. Un modello, quello dell’Etna, che si distingue per posizionamento, qualità percepita e versatilità produttiva, capace di rispondere alle nuove dinamiche del mercato.
Tra gli spunti più rilevanti emersi, anche il lancio di un contest internazionale dedicato ai vini dell’Etna, proposto da Assoenologi Sicilia, come leva strategica per valorizzare ulteriormente il territorio, stimolare il confronto tra produttori e rafforzare la presenza sui mercati esteri.
A seguire, un ricco programma di masterclass dedicate al vino, organizzate da Cronache di Gusto, forum tecnici e incontri tematici. Tra questi, “il vino nell’era dell’intelligenza artificiale”, dedicato all’impatto dei dati e delle nuove tecnologie nella gestione delle cantine, e gli approfondimenti tecnici sulla nuova frontiera enologica. Fondamentale il contributo di Coldiretti Sicilia, che oltre a curare uno spazio dedicato al valore della terra, ha organizzato e promosso le masterclass sull’olio extravergine di oliva in collaborazione con la Fondazione Evoo School, offrendo momenti di approfondimento di grande qualità su uno dei prodotti simbolo del territorio etneo.
Al Sikania Garden Village di Randazzo (Catania), la rassegna rappresenta da anni un punto di riferimento per il racconto del vino dell’Etna.
“C’è una qualità percepita che sta rispettando un trend che punta verso l’alto e i produttori in questa manifestazione mettono sul tavolo il meglio della loro produzione. Contrade rimane una manifestazione unica nel suo genere perché non è una fiera, non è un festival, ma è una grande festa del territorio dove tutti i produttori che sono abbarbicati eroicamente sulle falde del vulcano riescono a portare il meglio della loro produzione”, ha commentato Sergio Cimmino che con la società Crew, insieme a Raffaella Schirò e Massimo Nicotra organizza l’evento.
“È una manifestazione orizzontale in cui tutti partono alla pari, tutti hanno lo stesso allestimento, è solo il vino messo sul tavolo che fa la differenza. Questo ci rende orgogliosi perché i piccoli produttori trovano in questo contesto la possibilità di potersi esprimere al pari delle grandi cantine affermate”, ha aggiunto.

Sostieni Virtù Quotidiane
Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.
