Fabiano Giorgi guida l’Oltrepò Pavese verso la sostenibilità con il progetto Biodivigna
PAVIA – L’Oltrepò Pavese è una terra di vini. Splendidi paesaggi agricoli, prodotti di qualità eccellente e cantine che potrebbero fare da traino all’intero settore economico. Tanti sono i progetti iniziati negli anni passati che stanno iniziando a dare i loro frutti. Parliamo con Fabiano Giorgi, presidente del Distretto dei Vini di Qualità dell’Oltrepò Pavese, del progetto Biodivigna.
Si dice orgoglioso di essere stato alla guida della realtà capofila del progetto. Oltre 4000 tra viticoltori, enologi, agronomi e agrotecnici, hanno partecipato ai seminari informativi e alle attività in campo del progetto organizzato dal distretto in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. Un’iniziativa che, se pensata qualche anno fa, avrebbe avuto un che di utopico, ma che oggi è più reale che mai.
Seminari informativi accessibili gratuitamente in streaming e in presenza e attività sul campo, nel periodo dal 2022 al 2024 per accrescere le competenze di viticoltori e tecnici del settore vitivinicolo. Pratiche agronomiche vantaggiose per gli operatori agricoli e ambientalmente rilevanti per la biodiversità associate a prassi operative per gestire il vigneto in modo sostenibile.
Nella prima fase del progetto si è dedicata grande attenzione alla gestione del suolo, poiché una viticoltura sostenibile non può prescindere dalla sua conservazione. Una buona qualità del terreno si raggiunge tramite una pianificazione a lungo termine e lavorazioni mirate, capaci di influenzare la produzione in modo efficiente e sostenibile, migliorando al contempo il margine di profitto lordo aziendale.
“Visti gli ottimi risultati ottenuti in questo biennio in tutt’Italia, abbiamo pensato di ampliare l’argomento affrontando la sostenibilità anche in vinificazione e imbottigliamento”, dice Giorgi a Virtù Quotidiane. “La filiera presuppone che la sostenibilità sia completa. Stiamo lavorando ai diversi step per trattare la vinificazione biologica e il packaging”.
“Siamo molto orgogliosi di aver realizzato questo progetto con obiettivi ambiziosi ma realistici, basati sulla determinazione al cambiamento e all’innovazione dei singoli. Siamo convinti che nessuna politica di conservazione della biodiversità possa essere portata avanti in maniera locale o isolata, ma debba essere il risultato di un lavoro collettivo”.
“In Oltrepò Pavese, così come in altre importanti aree vinicole italiane, il vino è in sinergia con l’ambiente e il tessuto economico territoriale. L’attenzione alle tecniche colturali sostenibili può rappresentare un’opportunità di sviluppo anche per il comparto dell’accoglienza con finalità enoturistiche. Questa iniziativa pubblica, infine, assume una rilevanza particolare per il sistema produttivo oltrepadano, costituito da piccole aziende che spesso arrivano con difficoltà ad aggiornarsi che hanno quindi avuto modo di accedere a conoscenze qualificate e qualificanti”.
Queste sono le parole di Leonardo Valenti e Lucio Brancadoro dell’Università degli Studi di Milano, nonché coordinatori scientifici del progetto Biodivigna. Concentrarsi su un aspetto come la sostenibilità non preclude la possibilità di portare avanti anche questioni legate al turismo e all’accoglienza. Il progetto favorisce così anche l’interazione tra più figure che interessano il sistema.
I risultati del lavoro degli ultimi anni hanno già dato i primi frutti. Lo dimostrano i molteplici premi ricevuti e la maggior attenzione che si è spostata sull’Oltrepò e su questo progetto su scala nazionale. Non ci si adagia sugli allori però: “Non dobbiamo guardare solo noi stessi. Se gli altri corrono, noi dobbiamo farlo di più”.

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