Cronaca 25 Feb 2026 20:23

Galeotta fu la musica. Un noto bar barese insegna ai detenuti a fare i biscotti che conquistano i cantanti di Sanremo

Galeotta fu la musica. Un noto bar barese insegna ai detenuti a fare i biscotti che conquistano i cantanti di Sanremo

SANREMO – Sanremo è iniziato e mentre i cantanti scaldano le ugole per le prossime serate, Villa Nobel – uno dei principali luoghi del “fuori festival” – accende i fornelli per chef e pizzaioli. Anche quest’anno la Puglia gastronomica sarà protagonista con i suoi nomi più golosi da nord a sud, ma tra i progetti più interessanti c’è quello corale firmato Made in Carcere e Frizz Cafè. Nella città dei fiori arrivano speciali biscotti col sapore del riscatto perché realizzati dai detenuti dell’Istituto Penale per i Minorenni (Ipm) “Nicola Fornelli”.

“La ricetta è semplice e storica, ha conquistato tutti i baresi in questi anni” racconta Giuseppe Lampugnani, giovane volto di Frizzcafè assieme a suo fratello Marco. “Si tratta di una frolla realizzata con cereali antichi, olio extra vergine d’oliva e Primitivo di Manduria. Niente di più”.

Il giovane manager, che le mani in pasta non sa metterle, da sempre ha avuto attenzione per la pasticceria e caffetteria di alto livello, quindi ha studiato come il più umile addetto di cucina. Ed ecco corsi professionali, master in marketing della ristorazione, gestione delle imprese ristorative e critica enogastronomica. Il tutto per mantenere il Frizzcafè sull’onda e inserirlo in un contesto di utilità sociale. E così è stato.

La decisione di donare la ricetta storica della pasticceria è nata da una forte sensibilità sui temi del sociale e perché Made in Carcere, con Luciana Delle Donne a capo, ha travolto Giuseppe con tutto il suo entusiasmo: “L’obiettivo – dice – non è stato solo trasferire il sapere, ma anche la possibilità di rendere quest’esperienza lo spunto per un mestiere futuro, creando la possibilità di riscattarsi dagli errori già commessi”.

A lavorare praticamente in carcere sono stati i pastry chef di Frizz, Angelo Caporusso e Francesco D’Alfonso.

“Accedere agli spazi di un carcere minorile come semplici visitatori ci ha procurato qualche brivido – spiegano i due – Ma, superati i controlli e lasciati i telefonini alle guardie carcerarie, ci siamo trovati davanti ragazzi desiderosi di riscattarsi. Abbiamo spiegato loro i principi basici della preparazione della frolla Frizzcafè e poi li abbiamo assistiti nella manualità dell’impasto, nella formatura e nella cottura. Vederli sfornare quei biscotti fragranti con occhi emozionati, ha emozionato anche noi. D’un tratto non c’erano più sbarre: la sala in cui abbiamo lavorato si era trasformata in un laboratorio come tanti altri”.

“Creare questo sodalizio con Made in Carcere significa sottolineare una storica realtà che da oltre vent’anni si occupa di fare rieducazione in carcere, anche dove sembra difficile arrivare – continua l’imprenditore – . Lo si fa con semplicità, con le attività manuali che molto spesso si sottovalutano, ma hanno un grande valore per loro e poi per la società. Si tratta di semplici gadget personalizzabili che portano fuori una testimonianza che non si vuole vedere a volte. In più, se ci aggiungiamo che tutto viene realizzato sempre con materiale di recupero a zero impatto ambientale, è ancora meglio”.

L’etica di Luciana Delle Donne ha travolto definitivamente Giuseppe che in lei ha visto una forza tale a cui non si può rinunciare. E poi l’occasione di essere nel cuore della Sanremo enogastronomica con un messaggio così forte e importante non si poteva perdere. Sposando questo progetto Frizzcafè si lega ancor di più alla comunità e non solo alla movida cittadina. Insegnare un mestiere artigianale è un modo per creare valore sociale. E a questo punto l’augurio è che Sanremo sia di buon auspicio proprio per tutti, dentro e fuori le sbarre.


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