IL CONSORZIO VINI D’ABRUZZO ASSO PIGLIA TUTTO DI FONDI PUBBLICI SENZA TRASPARENZA


L’AQUILA – È l’asso piglia tutto dei fondi pubblici dell’Unione europea gestiti dalla Regione, con massima discrezionalità nella spesa e zero trasparenza, se si considera poi che la complessa rendicontazione comunitaria rende praticamente inaccessibili, spesso persino agli addetti ai lavori, i bilanci. Il Consorzio di tutela vini d’Abruzzo continua a farla da padrone a scapito del tessuto economico regionale e della parte di agricoltura che esula dal settore vitivinicolo.

Solo nell’ultima annualità e solo per “Attività di informazione e promozione” il Consorzio ha portato a casa la bellezza di un milione e mezzo di euro, annientando l’unico altro progetto che era stato presentato nell’ambito del relativo bando del Psr (un’associazione temporanea di imprese con capofila il Mercato contadino dell’Aquila che si prefiggeva di creare il “Paniere d’Abruzzo” e chiedeva meno di un decimo di quanto chiesto dal Ctv).

Fondi poi utilizzati in modo discrezionale dal Consorzio, associazione senza scopo di lucro guidata da Valentino Di Campli, che a sua volta li spende senza avvisi, bandi o pubbliche rendicontazioni per attività di promozione, consulenze, pubblicazioni, partecipazioni a fiere ed eventi. Solo affidamenti diretti insomma, nonostante il 70 per cento di fondi pubblici (il restante 30 deve essere cofinanziato), decisi a discrezione del Consorzio, del suo presidente o di qualche sodale interno.

Un autentico fiume di denaro pubblico che anno dopo anno viene utilizzato senza che nessuno sappia in quale modo e che, ora, inizia a indispettire anche il resto del mondo agricolo, quello cioè che non appartiene al potente comparto vitivinicolo o che, magari, non si rivolge a consulenti molto inseriti ai quali solitamente ci si affida per vincere i bandi.

Da quanto è possibile apprendere, la stessa somma – di circa 1,5 milioni di euro – il Consorzio se la aggiudica ogni anno, euro più euro meno. Fondi pubblici di cui la comunità conosce poco o nulla, soprattutto ignora come vengano spesi.

Nell’ultimo Vinitaly, quello pre pandemia del 2019, il Consorzio avrebbe speso la bellezza di 832.659 euro solo per “acquisto di spazi promozionali e publi-redazionali”, nell’ambito di un contributo della Regione Abruzzo di ben 2.183.166 euro.

Tutto questo in barba a ogni elementare dovere morale di rispetto nei confronti della comunità alla quale appartengono le ingenti risorse, essendo come detto in grandissima parte pubbliche. E in barba anche agli altri ambiti del settore primario abruzzese, come ad esempio la zootecnia che paga duramente la crisi, il crollo del prezzo alla vendita di latte e carne, o l’agricoltura di frontiera, quella montana e delle aree interne, che vive un declino che sembra inarrestabile.

Tutte realtà, queste, nella maggior parte dei casi piccole e poco potenti dal punto di vista politico, che fanno difficoltà ad affrancarsi e all’interno dei partenariati vengono eclissate dai grandi gruppi o consorzi. (m.sig.)

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