Cronaca 03 Lug 2021 12:31

IL “NUOVO UMANESIMO DELLE MONTAGNE” DI FRANCO ARMINIO NEL LIBRO “LETTERA A CHI NON C’ERA. PAROLE DALLE TERREMOSSE”

L’AQUILA – “L’Italia soffre di miopia geografica verso i paesi di montagna di fatto invisibili. Con una politica adeguata e orientata al rilancio, la riscoperta della vita comunitaria rivalutata in seguito alla pandemia, in qualche decennio si potrebbe invece assistere al ritorno di un nuovo umanesimo delle montagne”.

Così Franco Arminio, scrittore e poeta irpino, fondatore della paesologia, a L’Aquila per la presentazione del suo ultimo libro Lettera a chi non c’era. Parole dalle terremosse (Bompiani) in occasione di un reading organizzato dal Museo MAXXI.

Arminio propone una riflessione in versi e prosa sulle fragilità del nostro Paese, una lettera di rabbia e d’amore, un viaggio nell’Italia che trema, che sembra non imparare mai dalle proprie fragilità, ma che, nonostante tutto, non rinuncia alla speranza. Dal terremoto del 1980 nella sua Irpinia, a quelli di Avezzano, Messina e L’Aquila, dove l’autore ha compiuto molti viaggi dal 2009 ad oggi, fino alla miseria dei paesi, alla desolazione contemporanea dei luoghi spopolati che nessuno riesce più a raccontare.

Nelle pagine di Lettera a chi non c’era. Parole dalle terremosse le storie di tre intellettuali colpiti dal terremoto, Ignazio Silone con il sisma di Avezzano nel 1915, Benedetto Croce sopravvissuto al crollo di Casamicciola, a Ischia nel 1883 e Gaetano Salvemini a Messina nel 1908.

“Il tema del libro è essenzialmente questo – spiega Arminio – come fare buon uso delle nostre rovine”.


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