Il Primitivo di Manduria diventa un ingrediente da segnalare in etichetta. Così si punta a combattere la banalizzazione commerciale
di Serena Leo
MANDURIA – Per taralli, orecchiette, biscotti ci sono notizie: per utilizzare la denominazione Primitivo di Manduria Doc e Primitivo di Manduria dolce naturale Docg ci sarà bisogno di una specifica autorizzazione rilasciata dall’omonimo Consorzio.
La modifica, recentemente approvata, mette il punto non solo sulla promozione del vino, ma anche sui controlli che, molto spesso, sono sfuggenti a favore di un utilizzo del tutto errato della dicitura Primitivo di Manduria sulle confezioni di alimenti venduti a scopo turistico e non solo.
L’obiettivo è chiaro, tutelare la denominazione e garantire massima trasparenza al consumatore riguardo gli ingredienti contenuti in un certo prodotto. Il vino quindi, non è più solo un vezzo, ma diventa caratterizzante riguardo al prodotto finito ed è necessario che venga indicato in etichetta nella percentuale utilizzata, che dovrà essere considerevole. Ciò va a vantaggio del consumatore che vede quanto vino c’è in ciò che ha acquistato.
L’autorizzazione sarà rilasciata per il singolo prodotto, avrà durata triennale e sarà soggetta a controlli periodici. Le aziende autorizzate dovranno dimostrare l’effettivo utilizzo del vino, garantire tracciabilità e comunicare i volumi di produzione. In caso di irregolarità, il Consorzio potrà revocare l’autorizzazione e disporre il ritiro di ciò che è non conforme.

Novella Pastorelli
“Il nome Primitivo di Manduria oggi ha un valore enorme sul mercato e proprio per questo deve essere tutelato ancora di più”, dice la presidente del Consorzio Novella Pastorelli. “Pertanto abbiamo rafforzato la funzione di tutela della denominazione, intervenendo in un settore che fino ad oggi aveva bisogno di regole più chiare. Il potenziamento della tutela nasce quindi dall’esigenza di proteggere in modo sempre più efficace il Primitivo di Manduria anche nell’ambito dei prodotti trasformati”.
Questo ulteriore passo in avanti in fatto di tutela vuole blindare la tipologia di vino che subisce contraccolpi, generando confusione al consumatore. Si tratta di una manovra necessaria che ha messo tutti i consorziati d’accordo sin dall’inizio, dato non scontato.
“Fino ad oggi non c’è mai stato un utilizzo libero della denominazione Primitivo di Manduria, perché il Consorzio è sempre stato vigile. A cambiare è sicuramente la percezione del consumatore finale, perché ora” rileva la presidente, “il Primitivo di Manduria potrà essere utilizzato solo dopo aver ricevuto un’autorizzazione da parte del Consorzio, dimostrando che il vino è realmente presente nel prodotto in maniera significativa, inoltre rispetta i criteri sulla percentuale utilizzata, etichettatura, tracciabilità e anche sul modo in cui il nome viene comunicato al consumatore. È un passaggio concreto che porta ordine, serietà e maggiore credibilità”.
Quindi controlli più rigorosi e regole precise rispetto l’utilizzo del prodotto che smetterà di essere solo un vezzo da mostrare in etichetta. I punti più critici su cui bisognerà essere intransigenti è la percentuale di utilizzo del vino, provenienza e trasparenza.
“Si richiederà di consegnare una documentazione precisa riguardo le origini del vino. Una sorta di tracciabilità. Sarà fondamentale evitare qualsiasi forma di confusione per il consumatore in quanto anche l’etichettatura dovrà rispettare il regolamento ed essere a noi sottoposta”, spiega la Pastorelli.

E allora, in un comparto in cui tutto cambia e ci si batte per ridare valore al Primitivo di Manduria, la presidente Pastorelli si aspetta un cambio di rotta e un cosiddetto salto di qualità.
“Il regolamento può aiutare a creare prodotti gastronomici più seri e che esprimano l’importanza del valore aggiunto del vino. È un grande passo in avanti anche ai fini commerciali per la Dop Primitivo di Manduria, che potrà avvantaggiarsi del prestigio di prodotti alimentari di qualità, generando un rapporto virtuoso di reciproca convenienza. Il prodotto trasformato potrà giovarsi della reputazione della denominazione e, allo stesso tempo, offrire al Primitivo di Manduria una seconda vita e una nuova risonanza commerciale attraverso la distribuzione di questi prodotti”.
“Fare distinzione attraverso il vino non sarà più solo un richiamo pubblicitario – conclude la presidente Pastorelli – bensì una caratteristica tangibile del prodotto. Inoltre questo è un fatto di rispetto per il vino stesso”.
In un momento in cui questo vino è un vero e proprio ambasciatore di territorio, fare le cose perbene è una necessità perché a guadagnarci saranno proprio tutti gli operatori della filiera.
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