Il Verdicchio di Matelica (ostaggio della burocrazia Ue) non conosce crisi e ora guarda anche al mercato crocieristico
MATELICA – Enrico Mattei, ancora oggi considerato uno degli italiani più influenti di sempre, riuscì a piazzarlo sulle due navi da crociera più grandi dell’epoca. Oggi per il Verdicchio di Matelica una nuova sfida da raccogliere potrebbe essere nuovamente il mercato crocieristico in forte espansione e trainato da un pubblico alto spendente.
Al Wine Festival che per il decimo anno è tornato a celebrare la denominazione che tra le 20 marchigiane è quella che risente di meno della crisi di mercato e che in controtendenza non registra preoccupanti giacenze nelle cantine, questo è uno dei temi che sono stati affrontati nella prima giornata che si è concentrata proprio sul mercato e sulle opportunità da cogliere con gli interventi, tra gli altri, dell’export manager Elisabetta Biondi.
Tra cui l’agognato obiettivo del riconoscimento di Geoparco Unesco per la Sinclinale Camerte, la vasta struttura geologica su cui poggia il paesaggio vitato del Verdicchio di Matelica, in quella Vallesina in cui dopo la fine del boom industriale – a cui proprio Mattei diede significativo impulso – un manipolo di vignaioli ha deciso di iniziare a valorizzare e commercializzare quel nettare speciale fino alla fine degli anni Novanta prodotto quasi esclusivamente per autoconsumo.
Tappe ripercorse dall’enologo Roberto Potentini, memoria storica e magnifico divulgatore del Verdicchio di Matelica, in una speciale verticale ospitata nella cantina Belisario che, tornando indietro di quindici anni, attraverso ventuno vini delle altrettante aziende che compongono l’Associazione dei produttori, ha offerto uno spaccato sulle ormai note e apprezzate doti di invecchiamento del vitigno.

Roberto Potentini
Bisogna guardare al territorio per capire come il Verdicchio di Matelica possa essere così differente da quello dei vicini Castelli di Jesi: la Vallesina è l’unica valle delle Marche disposta longitudinalmente, in cui la montagna fa da barriera naturale al volano termico del mare, ma dove il soleggiamento è mediterraneo perché siamo al 43esimo parallelo.
In questo territorio – 8 comuni da Camerino (Macerata) a Fabriano (Ancona) lungo circa 20 chilometri – inverni rigidi ed estati calde creano un prodotto dal profilo sensoriale estremamente caratterizzato.
E nonostante la burocrazia blocchi da 7 anni il cambio di denominazione – si vorrebbe chiamarlo solo Matelica, anteponendo il luogo di produzione al nome del vitigno – non ci si è ancora arresi davanti alla possibilità di valorizzare ancora di più il territorio di provenienza puntando sull’enoturismo. Tanto che diverse aziende sono ormai attrezzate per l’accoglienza con strutture anche di livello, come Villa Collepere che nella sua country house circondata da vigneti offre ospitalità, piscina e wellness.

Villa Collepere
“Il Matelica Wine Festival è un momento di celebrazione del nostro oro verde”, ha detto Alberto Grimaldi presidente dell’Associazione produttori Verdicchio di Matelica, “che vogliamo valorizzare ancora di più lavorando sull’incoming, sull’enoturismo, facendo sì che le persone possano venire a scoprire il territorio in cui nasce questo vino. In questa fase molto difficile per il settore, Matelica può vantare delle giacenze molto basse. La sfida è ora quella di favorire l’accoglienza”.
Il vino delle Marche
L’area tutelata dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) si estende su un vigneto tra le province di Ancona, Macerata e Pesaro-Urbino di oltre 7.500 ettari e una produzione che nel 2022 ha sfiorato i 230 mila ettolitri imbottigliati (l’89% del totale).
I filari marchigiani sono tra i più sostenibili in Italia, con un’incidenza biologica sul vigneto che ha raggiunto il 39,5% delle superfici, pari a 6.991 ettari su un totale vitato di 18.000 ettari (anno 2022/23, fonte: Regione Marche, Assessorato all’Agricoltura), un’incidenza doppia rispetto alla media italiana.
Dal 2010 al 2022 il totale degli investimenti messi in campo dal maxi-Consorzio e dalle aziende socie con i contributi comunitari (Ocm-Vino e Psr Marche Mis. 1.33 e 3.2) ha superato quota 28 milioni di euro.
Sono 16 le Dop tutelate da Imt: Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, I Terreni di San Severino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero (Doc e Docg), San Ginesio, Serrapetrona e Vernaccia di Serrapetrona, Verdicchio dei Castelli di Jesi (Doc e Docg), Verdicchio di Matelica (Doc e Docg).
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