Cronaca 18 Apr 2025 18:39

In Liguria l’agricoltura e l’allevamento salvano dal cemento, dall’abbandono e dal dissesto i terreni incolti

In Liguria l’agricoltura e l’allevamento salvano dal cemento, dall’abbandono e dal dissesto i terreni incolti

GENOVA – Il problema dei terreni incolti ha per anni colpito il territorio ligure. Ad oggi non è ancora possibile dire che sia stato totalmente risolto, stanno però emergendo sempre più realtà che hanno deciso di farsi carico di questo fardello intraprendendo attività che aiutano l’ambiente e hanno a cuore il concetto di alimentazione sana e sostenibile.

La regione ha attuato piani e progetti nel corso degli anni per sopperire a questo problema, come la campagna promozionale realizzata nel 2021 da Confagricoltura intitolata ColtiviAmo la Liguria per far conoscere a livello nazionale le eccellenze locali, incentivando il ritorno alla terra e al recupero dei terreni abbandonati.

Tutte iniziative utili e ben pensate, ma a conti fatti sono stati i locali a prendersi a cuore questa esigenza ed è a loro che oggi si deve la riscoperta di queste terre incolte dal grande potenziale. Tra questi, l’azienda agricola Gli Orti di Staglieno di Genova ha scelto la zona dell’Antico Acquedotto di capoluogo ligure per mettere le proprie basi.

Gli Orti di Staglieno

Il valore aggiunto del loro progetto sta nell’aver salvato questa porzione di territorio dall’edificazione massiva a cui era destinata. Un terreno di proprietà della famiglia Massera dal 1952, passato dal padre Bernardo al figlio Marco che oggi porta avanti l’azienda biologica con un occhio di riguardo al sociale.

Gli Orti di Staglieno si occupa di produzione agricola, ma anche di persone. Ha attivato diversi progetti per ospitare ragazzi in difficoltà insegnando loro un nuovo mestiere. Marco Massera stesso afferma che l’aiuto dei migranti è stato fondamentale nello sviluppo dell’azienda.

Un ripristino di terreni incolti che ha portato oggi alla coltivazione di frutta e verdura, alla produzione di olio extravergine di oliva e alla collaborazione con altre virtuose realtà del territorio ligure.

Monte Capenardo

Una di queste è la Cooperativa agricola Monte di Capenardo. Situata a Davagna, in provincia di Genova, questa cooperativa nasce nel 1983 con lo scopo di convertire ex terreni coltivati in stato di abbandono in pascolo per allevare bestiame allo stato brado.

Una scelta che, al di là delle difficoltà legate al mestiere stesso e alle innumerevoli pandemie – animali e non – si è rilevata vincente. La razza bovina Limousine si è dimostrata la più adatta a questo stile di vita che prevede 365 giorni l’anno di vita all’aperto. Un esperimento riuscito sia dal punto di vista della sostenibilità dell’allevamento sia da quello ambientale, aiutando anche il contenimento di frane e incendi.

Dal 1998 la cooperativa si è rinnovata e da allora il presidente Stefano Chellini, con l’aiuto di una squadra di agronomi, tecnici e agrotecnici, ha puntato tutto sul biologico sviluppando attività parallele. Nel 2015 la cooperativa ha aperto la macelleria Macelli 44 nel centro storico di Genova a cui è seguita l’inaugurazione dell’agri-bistrot nel 2021.

“Parto dall’oggi per raccontare com’è nata la Cooperativa, che poi è quello che ci distingue da qualunque altra macelleria o ristorante di Genova. Noi siamo stati inseriti da Slow Food all’interno dei prati pascoli, l’unico Presidio non dedicato al cibo. Questo riconoscimento è la chiusura di un cerchio che parte dalle nostre origini”, dice il presidente Chellini a Virtù Quotidiane.

“Si stava perdendo quello che è l’ecosistema agricolo dei pascoli”, racconta. “Da lì si è scelto di allevare bovini e inizialmente anche cavalli per recuperare quelle zone mantenendo una biodiversità ideale anche all’attività parallela di caccia. Oggi abbiamo 200 ettari di pascolo divisi in una ventina di settori dove facciamo rotazioni per suddividere il pascolo in modo razionato”.

“Per circa 15 anni il progetto è andato avanti basandosi sul volontariato con l’obiettivo di preservare il territorio. Successivamente, con l’avvento della nuova generazione e quando sono diventato presidente questo progetto ha allargato gli orizzonti dedicandosi anche alla vendita, portando dalla campagna il prodotto locale in città”, prosegue Chellini.

“Oggi contiamo undici soci e nove aziende agricole che producono in modo biologico pollame, maiali e altri prodotti conferendo le materie prime nel nostro punto vendita a Genova”.

Da Macelli 44 la cucina propone quello che è l’incontro tra le carni della cooperativa e le verdure degli Orti di Staglieno, nonché di altri prodotti biologici recuperati e scoperti nel territorio ligure e non solo.

Mattia Di Tullio

Un altro protagonista della rivoluzione agricola ligure è Mattia Di Tullio, titolare dell’azienda I Tesori di Levante della Val Graveglia. Il suo obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio con il recupero di terreni incolti riportando in auge quelle che sono le varietà agricole locali e dimenticate.

Sulla stessa linea Peq Agri, azienda agricola diffusa, con tanto di strutture ricettive e ristorative nel Ponente Ligure. I comuni interessati dal recupero agricolo sono questa volta Andora, Albenga e Imperia. Il processo di bonifica intrapreso da questa realtà ha coinvolto aree ridotte a bosco ripristinate a vigneti, uliveti, allevamenti, produzione agricola e casearia.

Dal 2023 in Liguria è diventato burocraticamente più semplice convertire questi terreni incolti: grazie all’emendamento del vicepresidente della Regione Alessandro Piana, infatti, non è più necessario richiedere l’autorizzazione paesaggistica per il recupero dei prati-pascoli di dimensione inferiore ai 3 ettari, come previsto secondo la normativa nazionale del ‘Testo unico in materia di foreste e filiere forestali’.

I passi fatti non sono che un piccolo, ma valoroso tassello in un vasto mondo che avrebbe bisogno di più realtà come quelle raccontate. La rigenerazione urbana e il recupero agro-pastorale sono campi ancora troppo inesplorati. Che queste identità liguri possano essere d’esempio su più larga scala.

Peq Agri


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