“Kasauria”, con la K. Dove nascono gli arrosticini d’Abruzzo più esportati nel mondo
BOLOGNANO – È il piatto più amato dagli abruzzesi e quello che più di tutti è stato capace di farsi conoscere nel mondo, ma quello che forse meno di tutti gli altri viene prodotto con materia prima locale. L’arrosticino – il celebre spiedino di carne di pecora cotto rigorosamente sulla brace – sconta il crollo dell’allevamento ovino, con il numero di capi ridotto del 90 per cento negli ultimi cinquant’anni, ma guarda sempre di più al mercato estero.
A farla da padrona nella produzione e commercializzazione è l’azienda Kasauria di Bolognano (Pescara) che lavora 80 pecore al giorno – che possono diventare 150 nei momenti clou dell’anno, come Pasqua o Ferragosto – quasi esclusivamente provenienti dall’estero (Spagna, Francia e Irlanda) da cui ricava quasi 60mila arrosticini al giorno.
E ora, grazie alla nuova proprietà nelle mani di Lorenzo Dattoli, imprenditore del metalmeccanico, punta ad una ulteriore crescita che guarda soprattutto all’export, che già oggi rappresenta il 35 per cento del fatturato: il piano prevede 1,3 milioni di euro di investimenti per macchinari, ampliamento dello stabilimento e rafforzamento della rete commerciale. Se andrà bene, non si escludono né nuove linee di prodotto né una soluzione – su cui per adesso non si anticipa nulla – per far cuocere come si deve gli arrosticini anche all’estero, ad oggi unico vero problema che il prodotto riscontra in altri paesi.
“Stiamo creando l’offerta per solleticare la domanda. Lo step successivo sarà quello di far dialogare domanda e offerta”, dice Dattoli, che spiega come la manodopera specializzata è un potente strumento contro la delocalizzazione della produzione all’estero.
Kasauria si rivolge in particolare al mercato horeca e Gdo e fuori dall’Abruzzo il maggior mercato è al Nord tra Lombardia, Piemonte e Triveneto. All’estero prevalgono Europa e Asia, mentre proprio con l’arrivo della nuova proprietà sono stati aperti tre nuovi mercati: Belgio, Francia e Svizzera.
Con una chef life di 7 giorni per il prodotto fresco e di 15 per quello in Atm, l’azienda prepara anche arrosticini surgelati destinati alla grande distribuzione e all’estero.
Ma come cuociono gli arrosticini negli altri paesi? “Al forno, sulla piastra o anche con la tradizionale canaletta”, dice Dattoli, “stiamo però sviluppando dei sistemi che evitino errori nella cottura, per rendere più fruibile il consumo degli arrosticini, anche per i non esperti e anche per chi è nelle metropoli, considerando che questo è il più grande ostacolo alla loro più ampia diffusione”.
Niente arrosticini di fegato o fatti a mano per Kasauria: “Vogliamo mantenere l’artigianalità del prodotto ma con tempi di risposta industriale”, spiega Dattoli, proprietario di Ld Invest srl, Carbotech srl, Isomec srl e presidente di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico.
Nata nel 2003 per mano della famiglia Ranieri, Kasauria ha sempre mantenuto una forte identità territoriale e una presenza consolidata nel mercato italiano. Con il cambio di proprietà è stato rinnovato l’organigramma ma i precedenti proprietari sono rimasti nel cda con Francesco Ranieri, a cui si aggiunge, insieme al presidente Dattoli, Venanzio Rossi, con la collaborazione esterna di Camillo Volpe.
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