L’EREMO DI SANT’ANGELO A PALOMBARO, MISTICISMO SCAVATO NELLA ROCCIA


GUARDIAGRELE – Un monaco solo legge una pietra incisa nel vento invernale (sec. XVIII). Tra Guardiagrele e Fara San Martino, sulla fondovalle Alento, dopo Bocca di Valle, in provincia di Chieti, troviamo Palombaro. Raggiunta la località Confini, percorriamo una stradina ripida che ci porta verso la montagna.

Un sentiero, ricavato nel cuore dell’immensa faggeta, ci conduce alla Grotta Sant’Angelo. Lì, in alto, sopra la roccia, quello che resta di un’abside minuta ma coronata, fa bella mostra di sé con i suoi archi e le sue merlature.

Una piccola perla, un sorprendente gioiello incastonato e protetto dalla parete rocciosa. Una meraviglia che neanche lo scorrere inesorabile dei giorni, dei mesi e degli anni è riuscito a cancellare.

Le cavità della montagna, la presenza pastorale e l’acqua rimandano al culto di San Michele Arcangelo. La tradizione vuole che questo luogo dedicato a Bona, dea della fertilità, fosse frequentato da puerpere che raggiungevano la grotta per bagnare i propri seni e favorire così l’abbondanza del latte.

Le tante vasche, scavate nella pietra ed ancora visibili, sembrano confermare questa usanza. Una tradizione riconducibile ai riti e alle credenze della civiltà agro-pastorale. Un mondo abitato e incarnato da donne e uomini uniti dalla fede e dall’amore per la propria terra.

*giornalista Rai e scrittore

LE FOTO (di Alessandro Chiappanuvoli)

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