L’OROLOGIO DEI QUATTRO CANTONI DAL 1911 A OGGI, NEL LIBRO-RICERCA DELLO STUDIOSO BRUNO MARCONI


L’AQUILA – Chiuso nelle geometrie di puntellamenti e impalcature che ne lasciano intravedere appena le fattezze, l’Orologio dei Quattro Cantoni è lì intatto dal 31 dicembre del 1911, all’angolo dei portici del centro storico crocevia di un secolo di vicissitudini, simbolo tra i più identificativi dell’identità cittadina, presidio culturale di riferimento per molte generazioni di aquilani.

Era l’epoca in cui l’autorevole Teofilo Patini, a L’Aquila, dava lustro alla Scuola di Arti e Mestieri. Un’istituzione legata a doppio filo alla storia dell’orologio la cui cornice, in ferro battuto, veniva realizzata proprio nelle officine di fucinatori dell’istituto di formazione divenuto in seguito Regia Scuola Industriale, al centro, tra le altre cose, anche di una accesa “querelle” politica circa la sua locazione.

Una storia densa di particolari che lo studioso aquilano Bruno Marconi, ha raccolto nel libro L’Orologio dei Quattro Cantoni – dalla “Scuola” del Patini alla regia Scuola Industriale dell’Aquila, una attenta e puntuale ricostruzione storica dei fatti arricchita con documenti d’archivio, fotografie, articoli di giornali dell’epoca, come l’Avvenire e La Città dell’Aquila, e poi delibere di Consiglio comunale, tra queste, solo per citarne una, quella con la quale, il 7 settembre del 1908, si decise di contrarre un mutuo di 154 mila lire per provvedere alla spesa di trasformazione della Scuola di Arti e Mestieri “Teofilo Patini”.

L’orologio, decorato in stile liberty, rappresenta anche un pregevole unicum arricchito da un barometro, distrutto negli anni Cinquanta, e da un termometro dotato di due scale termometriche: la centigrada Celsius e l’ottantigrada o Réaumur, quest’ultima meno nota, ma a quei tempi molto utilizzata in Europa.

“Resistendo alla più intensa scossa del sisma del 2009, è rimasto appeso segnando un istante fra i più tragici della città. Il restauro e la tutela di questo orologio sono divenuti urgenti e si fondano anche sull’esigenza di non disperdere nell’indifferenza propria della moderna società, la storia e le storie di quotidiana abitualità vissute in quell’angolo dei Quattro Cantoni. Ricostruire la forse poco nota, ma curiosa storia di questo orologio, che da più di un secolo simboleggia un punto di riferimento dell’identità cittadina, è l’idea motivante del mio studio”, così a Virtù Quotidiane Marconi, socio e consigliere nazionale dell’Associazione per l’insegnamento della Fisica (Aif), già docente di fisica e grande appassionato di montagna, tra le altre cose, presidente della sezione aquilana del Club Alpino Italiano dal 2006 al 2012.

“Sollecitati da Bruno Marconi, non dobbiamo soffermarci solo all’immagine dell’Orologio dei Quattro Cantoni, ma da questo vero silenzioso e pulsante testimone risalire a un’epoca che ha il suo fascino, una apprezzabile vivacità, sintomo di una città e di un clima sociale positivo inaugurato dai moderni propositi fatti propri dopo la conquistata Unità nazionale dal primo sindaco dell’Aquila, Fabio Cannella, con un vero proclama che indicava le cose da fare per recuperare e mantenere il ruolo di guida regionale della città” ha detto Walter Capezzali, presidente emerito della Deputazione Abruzzese di Storia Patria nel corso della presentazione del volume presso l’auditorium della Fondazione Cassa di Risparmio dell’Aquila, ente che ha sostenuto la pubblicazione del libro.

All’incontro aperto dai saluti istituzionali del presidente della Fondazione Carispaq, Domenico Taglieri, e del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, sono  intervenuti lo storico dell’arte Giuseppe D’Annunzio, l’architetto Maurizio D’Antonio e monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico.

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