Meno autoreferenzialità, ricerca e più esperienze di vera Puglia. Dove sta andando il vino pugliese oggi secondo Marianna Cardone
di Serena Leo
LOCOROTONDO- Presidente del Distretto Agroalimentare di Qualità Puglia, vicepresidente e membro del direttivo nazionale delle Donne del Vino, Marianna Cardone è una delle donne imprenditrici capaci di fotografare con chiarezza il mondo del vino che cambia, soprattutto quello di casa propria, la Puglia.
Terza generazione di una famiglia di produttori della Valle d’Itria – culla del vino di qualità – oggi raccoglie il testimone di un mondo che cambia e si fa forza sulla produzione di qualità ma non solo, di un vino capace di convogliare un flusso turistico che vuole misurarsi in loco acquistando la vera esperienza di Puglia, non quella posticcia proposta in eventi spot che ormai, non servono più a vendere vino.
“La Puglia ha visto cambiare la concezione del suo vino grazie a un’acquisizione di consapevolezza della bontà del prodotto – afferma Cardone – . Nei territori come la Valle d’Itria e la terra del Primitivo, la formazione delle nuove generazioni ha avuto un ruolo fondamentale grazie alla migliore scuola enologica a Locorotondo, dando una nuova concezione e visione del vino. Inoltre, all’istituto agrario si è aggiunto il centro di ricerca Basile Caramia che ha rafforzato il comparto ricerca per ricomporre il patrimonio vitivinicolo del sud Italia. Tutti questi elementi hanno contribuito a creare consapevolezza sul vino pugliese e maggiore conoscenza da trasmettere”. Secondo Cardone il mondo del vino però, sta ancora percorrendo la sua salita poiché sulle attività di promozione c’è ancora molto da fare.
“Le istituzioni ci hanno aiutato a promuovere il vino pugliese, stiamo creando una sorta di brand riconoscibile che è quello dei rosati di Puglia. Un’impresa che non si sarebbe mai potuta tentare se non ci fossero stati produttori capaci che hanno messo a servizio la credibilità dei loro marchi e delle idee. Ci siamo messi a comunicare con l’estero dimostrando che non siamo solo la regione della vacanza estiva, ma una destinazione enoica a tutti gli effetti. Le cantine si sono attrezzate per fare enoturismo, altre lo stanno facendo, proprio per presentare degnamente il prodotto che si evolve in maniera moderna e racconta l’identità territoriale senza spettacolarizzarla e deprezzarla”.

Spettacolarizzazione, un tema che resta da risolvere secondo Cardone. La Puglia, vista da vicino, vale ben più di una pizzica solitaria ballata in fiera. È tradizione, buon gusto, buon vivere, e sono questi elementi ad accompagnare il vino oggi.
“Possiamo dirlo con fermezza: si possono mettere in discussione le classiche fiere, vale di più portare i buyer in azienda e non prendere un tavolino in un padiglione anonimo e aspettare, oppure parlare a qualcuno di una terra che non si è mai vissuta da vicino. La suggestione del momento vale di più e crea un rapporto più duraturo col cliente. Inoltre serve divulgare. Servono i sommelier, la stampa, i tecnici, tutti devono conoscere la geografia del vino e la sua storia, quella che punta a resuscitare i vitigni ormai scomparsi, come il Minutolo in Valle d’Itria – incalza Cardone – Il vino pugliese ha un bel futuro e dobbiamo tenere insieme identità territoriale conoscenza scientifica e capacità commerciale, facendo squadra. È ora di dimenticare le pratiche medievali del mors tua vita mea”.
Per restare sul pezzo anche in tempi di crisi, gli interventi operativi che guardano al comparto vitivinicolo sono chiari e vanno in direzione del “meno è meglio”.
“La vendemmia deve essere un’opportunità economica, non un modo per aggiungere giacenza ai magazzini già pieni. Siamo al terzo anno di crisi ormai, ne siamo consapevoli. In Regione come comitato tecnico vitivinicolo, abbiamo chiesto distillazione di crisi volontaria e sostegno allo stoccaggio. La distillazione dovrebbe salvaguardare la situazione nell’immediato, ma allo stesso tempo serve ristrutturazione e promozione che bisogna finanziare, altrimenti i mercati internazionali fanno presto a dimenticarci. Tutti strumenti per dare respiro, come la sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni d’impianto, supporto a progetti di qualità in cui il vigneto ha un valore paesaggistico e ambientale. Abbiamo chiesto di valutare un programma di estirpazione volontaria per le superfici meno competitive e salvaguardare vigneti storici che aggiungono qualità al paesaggio”.
Che ci possa essere un’unica ricetta anticrisi la Cardone lo esclude, ma ce ne possono essere diverse su diversi fronti. Per realizzarle serve lavoro di squadra.
“Si deve insistere con la promozione ragionata, sull’internazionalizzazione del vino con apertura di nuovi mercati. I risultati richiedono tempo. Per il futuro ritengo che ricerca e zonazione possono fare la differenza anche col cambiamento climatico che incombe. Le varietà recuperate e alcuni portinnesti potrebbero aiutare. Ad esempio l’alberello torna attualissimo con una maggiore capacità di trattenere l’acqua. Infine la comunicazione centrata e rivolta verso i nostri potenziali clienti serve a combattere l’autoreferenzialismo e favorire una pianificazione per il vero futuro del vino pugliese”.

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