NEL NUOVO RISTORANTE DI BORGHESE A VENEZIA LE OPERE DELL’ARTISTA AQUILANO DAVIDE SERPETTI


VENEZIA – Dal 3 settembre al 28 ottobre, gli spazi del nuovo “AB il Lusso della Semplicità”, il ristorante veneziano dello chef Alessandro Borghese, in collaborazione con TaborArt e Mc2gallery, ospitano le opere della mostra “Shape”.

Il locale, che si trova all’interno del palazzo cinquecentesco di Cà Vendramin Calergi e che si caratterizza per uno spazio bistrot e per il bel giardino proprio sul Canal Grande, vuol essere un punto di riferimento artistico, dalla pittura alla ristorazione. Ristorante ma anche bistrot, pasticceria, cantina dei vini e bar: si apre la mattina, così da permettere ai clienti il brunch, e si chiude la sera, per permettere loro di godere anche dei cocktail e dei dj set che saranno organizzati. Il tutto in un ambiente in cui il design e l’arte sono i protagonisti.

La mostra vede esposte opere importantissime, realizzate da alcuni degli artisti italiani più apprezzati. Tra questi Davide Serpetti, giovanissimo aquilano di grande talento.

“Davvero una bella emozione”, racconta Davide a Virtù Quotidiane: “Tramite la galleria con la quale collaboro, che ha sede a Milano e in Montenegro, la Mc2Gallery, siamo entrati in contatto con gli art advisor di Borghese. Ogni galleria ha proposto il suo parco di artisti e Borghese ha scelto personalmente i lavori che reputava in linea con il ristorante, che oggi fanno parte della mostra”.

Davide è l’artista più giovane, le sue opere esposte sono cinque e fanno parte della serie “Easter Eggs” che ha esposto già in Montenegro e poi ad ArtVerona. “Tutta la mia ricerca degli ultimi due anni nasce dalla fascinazione per i volti e per la scultura: ogni pittura vuole essere anche, in un certo senso, una scultura e, in potenza, lo è. Un paio di anni fa, guardando un’opera di Medardo Rosso, scultore italiano di fine 800 inizio 900, ‘Ecce puer’, mi sono sentito vicinissimo, connesso a questo artista, completamente rapito dal fascino di quest’opera e poi, approfondendone la conoscenza, mi sono accorto che molti sono i punti di contatto tra la mia ricerca e la sua”.

L’opera in questione riproduce il ritratto di un giovane androgino, i cui tratti del volto non sono definibili, né tantomeno riconducibili al genere: il volto sembra ergersi dalla materia in maniera non del tutto definita. E la ricerca di Davide oggi tende proprio a questo, al non finito e al non definito, per volgersi proprio ad un universale che abbraccia, che include e che non esclude: dipingere dunque soggetti scultorei e androgini, procedendo per sottrazione di elementi, in modo da creare volti e icone universali in cui chiunque, guardando le opere, possa identificarsi.

Di base l’interesse principale di Davide è per le icone e ciò deriva dai suoi studi: “Il mio è stato un approccio restaurativo, il mio indirizzo all’Istituto d’Arte dell’Aquila era quello di Rilievo e catalogazione di opere d’arte, quindi ero ogni giorno in contatto con icone di santi e madonne, con le classiche iconografie bizantine. Solo dopo sono passato alle icone moderne e contemporanee, come conseguenza naturale. La mia fascinazione per i volti, i simulacri, si è tramutata in interesse per la contemporaneità quando andai in Belgio per iniziare il master e Leonardo Di Caprio fu il mio progetto di tesi a Gent”.

Serpetti è un grande artista abruzzese, classe 1990, consapevole del suo talento ma gentile e disponibile e con un curriculum lunghissimo, di tutto rispetto: ha studiato alla Naba (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano e poi presso il Kask–The Royal Academy of Fine Arts di Gent, in Belgio. Nel 2020 ha vinto il Premio Combat sessione Pittura, a Livorno, un premio prestigioso e importante a livello nazionale e questa estate è stato selezionato per seguire un workshop nello studio del pittore Enrique Martinez Celaya a Los Angeles.

Ha esposto ed espone in tutto il mondo, nel 2016 ha realizzato la copertina di Exibart #95 con l’opera Il trittico di DiCaprio: “Lo studio su DiCaprio, e poi di altre icone delle celebrità dello Star System, è uno studio sul particolare, invece, che ho voluto dedicare alla fallibilità anche dei personaggi famosi, alla decadenza in un certo senso. Questo è un tema che ha da sempre interessato la mia ricerca pittorica, poiché spesso mi attraggono le incongruenze, mi piace mettere in discussione le icone, le figure di potere, ma anche il significato assoluto di alcune categorie, come il bello e il brutto, il maschile e il femminile. Ed è per questo che oggi, però, e qui torniamo agli Easter Eggs esposti da Borghese, sono approdato e tornato –vista la mia formazione- all’universale, per far cadere queste categorie assolute che, nel mondo attuale, non sono più così nette”.

I volti traslucidi e ovali della serie esposta nel ristorante di Borghese, “Easter Eggs”, richiamano alla mente il parallelismo con la forma delle uova e ne è nato così il nome: “Per me l’opera si titola dopo. Prima c’è l’idea, l’immagine. Non ho mai dato un ‘senza titolo ai miei lavori’, né mai titolato a priori, non voglio vincolare le potenzialità della fantasia”.

Tantissime le mostre personali e collettive. Ricordiamo: Forme uniche nella continuità dello spazio, Rizzuto Gallery, Palermo, 2019; Dove l’acqua riposa, Spazio T24, Roma, 2018; Ànimali, Spazio 16Civico, Pescara, 2018; What’s Your Poison?, Croxhapox, Gent, 2015.

“Bisogna trovare il coraggio di uccidere i propri maestri, superarli, metterli da parte, se si vuol fare davvero un cammino importante, sui propri passi, con la propria energia e personalità”, continua Davide. La sua prossima personale si terrà presso il Santuario di Ercole Vincitore, a Villa D’Este, sito Patrimonio Unesco, e il suo cammino è pieno di novità, di luce, di futuro.

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