“Pacchetto vino”, via libera della commissione Agricoltura dell’Ue all’intesa finale
BRUXELLES – La commissione Agricoltura (Agri) del Parlamento europeo ha confermato all’unanimità (44 voti a favore) l’accordo raggiunto dai Paesi Ue sul pacchetto di misure di sostegno al comparto del vino.
L’intesa con il Consiglio Ue è stata raggiunta a inizio dicembre e andrà ora confermata anche dall’intera Eurocamera.
Oltre alle misure di controllo della produzione e più coperture finanziarie dall’Ue contro i rischi climatici (fino all’80% dei costi ammissibili), il pacchetto aggiorna anche le denominazioni dei vini a bassa gradazione o analcolici, proponendo termini come “alcol free” (con contenuto alcolico inferiore allo 0,5%); “0,0%” (inferiore allo 0,05%) o “a ridotto contenuto alcolico” (superiore allo 0,5% ma almeno inferiore del 30% rispetto alla gradazione standard).
“Apprezziamo lo sforzo della Commissione nella quale i componenti italiani hanno dato un contributo importante”: commenta Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 comuni a vocazione vitivinicola.
Radica prosegue: “Il cosiddetto pacchetto vino si poneva l’obiettivo di fornire risposte concrete: migliorare la sostenibilità, rafforzare la redditività delle imprese, semplificare i processi burocratici e rilanciare l’export, evidenziare e preservare la funzione sociale ed economica del settore. Per questo ultimo obiettivo la Commissione introduce strumenti per tutelare le economie rurali, contrastare il rischio di sovrapproduzione distruttiva, favorire l’innovazione e dare impulso al turismo del vino, considerato oggi leva strategica per molte regioni europee”.
Tra le principali novità del provvedimento c’è, per favorire l’allineamento tra produzione e domanda, la possibilità per gli stati membri di incentivare misure per evitare la sovrapproduzione — come l’estirpazione di vigneti in eccesso (grubbing-up) o il diradamento anticipato — con l’obiettivo di stabilizzare il mercato.
“Riguardo lo strumento dell’estirpazione, fortemente sostenuto dai francesi, ci auguriamo che l’Italia non se ne avvalga, essendo una decisione appannaggio dello Stato membro. Dal punto di vista dei Comuni vitivinicoli, per i territori rurali che rappresentiamo potrebbe costituire una scelta rischiosa per una serie di motivi: perdita di paesaggio, desertificazione rurale, effetti irreversibili e incoerenza con turismo e identità territoriale”, dice Radica.
“Accogliamo, invece, con favore l’introduzione della flessibilità dei nuovi impianti, strumento giusto e efficace, con il superamento del vecchio meccanismo dei diritti di impianto, l’introduzione di un periodo di revisione decennale per l’impianto dei vigneti e la previsione di incentivi comunitari per investimenti volti ad adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici, con possibilità di coprire fino all’80% dei costi eleggibili”.
Il presidente di Città del Vino prosegue: “Giuste sono anche l’armonizzazione e la semplificazione delle regole sulle etichette e le informazioni obbligatorie, che riducono oneri amministrativi e facilitano il commercio su scala europea e internazionale. Diamo, inoltre, un giudizio positivo sul potenziamento degli strumenti di promozione nei mercati internazionali, sul sostegno all’enoturismo e alle attività agro?turistiche legate alla viticoltura nelle aree rurali: proponiamo che in sede di attuazione l’enoturismo divenga asse portante attraverso l’integrazione nella Pac”.
Infine sulle novità per vini a basso o zero alcol e la regolamentazione della classificazione per vini “alcohol-free” (0.0?%) e “reduced-alcohol”, rispondendo all’evoluzione dei gusti e delle abitudini di consumo, Radica dichiara: “Noi continuiamo a ritenere che non debbano essere chiamati vini”.
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