Cronaca 11 Nov 2024 09:17

Ronchi di Castelluccio, in Romagna l’azienda pianta ulivi e castagni per difendere i vigneti dalle alluvioni

Ronchi di Castelluccio, in Romagna l’azienda pianta ulivi e castagni per difendere i vigneti dalle alluvioni

MODIGLIANA – L’alluvione in Romagna ha messo alla prova proprio tutti, sia nel 2023 che nel 2024, lasciando profonde ferite da cui ripartire. Come nel caso dei fratelli Aldo e Paolo Rametta di Ronchi di Castelluccio, a Modigliana (Forlì Cesena). L’azienda, particolare per la sua conformazione, si compone di appezzamenti chiamati ronchi appunto, degli spazi ricavati sin dall’antichità per pascoli o per coltivazioni e, ovviamente, vigneti.

Un territorio benedetto quello della Romagna in cui Albana e Sangiovese fanno da padroni al calice, che si è trovato ad affrontare una vera e propria catastrofe dal 2023 a settembre 2024, con cicatrici ben visibili.

Ad Aldo Rametta abbiamo chiesto come è meglio agire non per evitare, ma quantomeno per farsi trovare pronti ed evitare ulteriori danni.

“Con la prima alluvione del 2023 abbiamo perso almeno un ettaro di terreno tra smottamenti e frane. Siamo riusciti a consolidare e a ripristinare solo alcune delle vigne danneggiate, ma oltre alla catastrofe strutturale si è aggiunta anche la piaga della peronospora che ha prosperato nel periodo in cui raggiungere materialmente i vigneti per trattare era impossibile”, racconta il titolare dell’azienda. “Strade interrotte e terreni franati ci sono costati il 25% della produzione nel 2023. Nel 2024 poi, ci siamo trovati ad affrontare una seconda alluvione che ci è costata una strada intera che, con la sua interruzione, non ha permesso l’arrivo dei mezzi di trasporto in cantina e non ha agevolato soccorsi e poi, dopo, la ripresa della normale attività”.

Una situazione che non sembra lasciare scampo e vuole tutti sempre sull’attenti, soprattutto in grado di creare soluzioni e non farsi trovare con il fianco scoperto.

“Per porre rimedio abbiamo predisposto uno studio del suolo con una squadra di geologi che ci assiste sui 500 ettari di proprietà fatta di bosco e viti. È necessario fare valutazioni obiettive sulle zone critiche e predisporre interventi straordinari che vanno ad aggiungersi agli ordinari che non sempre vengono effettuati da tutti”.

La nota di amarezza di Aldo riporta alla parola abbandono, lusso che non ci si può più permettere. “La nostra mission è mantenere l’Appennino vivibile, curare i boschi attorno ai ronchi, procedere con interventi di questo genere che, in accordo anche a un piano straordinario di interventi, può scongiurare catastrofi già vissute e che, purtroppo, non saranno le ultime”.

Quali sono gli interventi pratici è subito detto. “Partiamo da un esempio pratico: uno dei nostri vigneti è stato praticamente diviso in due, è franato”, spiega il produttore. “Dopo la pulizia necessaria del terreno abbiamo dato alla natura la possibilità di fare il suo lavoro, quindi sono stati piantati ulivi e castagni che fungeranno quasi da collante per il terreno, rafforzandone l’impianto radicale nel terreno ed evitare che la collina frani durante i periodi di forti piogge. Si tratta di veri e propri interventi di ingegneria che varranno nel tempo”.

Ogni anno è diverso dall’altro, dice Aldo, per questo c’è bisogno di una grande elasticità di vedute e di una prontezza all’azione incredibile perché il cambiamento climatico non perdona, né in vigna né al calice: “Bisogna proteggersi con tutte le soluzioni che il regime biologico ci consente e dobbiamo saper gestire un clima sempre meno stabile. Serve essere attenti alla terra, ascoltandola e anticipando la vendemmia dove possibile, governando le criticità che non avremmo immaginato fino a qualche tempo fa come lo sviluppo di un grado alcolico elevato che non viene ammesso dalle doc”.

Situazioni straordinarie richiedono interventi straordinari, secondo Aldo, ma non siamo del tutto pronti e questo riguarda anche le istituzioni.

“C’è una necessità di fare comunità e lo Stato deve saper intervenire in modo adeguato, anche con politiche scomode, pur sempre al passo con i tempi”, dice. “Se pensiamo alle alluvioni il grosso problema è nell’inadeguatezza della portata dei fiumi, la mancata pulizia periodica, molto spesso affidata solo ad enti pubblici che non hanno saputo intervenire quando necessario. Ci siamo ritrovati con letti dei fiumi ostruiti e che poi inevitabilmente, sono esondati travolgendo qualunque cosa. Serve un grande investimento nell’adeguamento strutturale dell’apparato idrico delle parti montane e per com’è conformato il nostro territorio dobbiamo saper prevenire e non sempre e solo curare”.

Aldo e Paolo ci stanno provando tra i loro Ronchi, augurandosi che sia un piccolo passo verso un futuro più consapevole e meno dannoso.

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