Speri e Boscaini: passaggi di testimone in Famiglie Storiche e Antica Bottega del Vino
VERONA – Nel segno della continuità e della visione condivisa, si apre una nuova fase per Famiglie Storiche e Antica Bottega del Vino, due realtà simbolo della Valpolicella e dell’eccellenza enogastronomica veronese.
Da un lato l’elezione di Luca Speri alla presidenza dell’associazione che riunisce tredici tra le più autorevoli aziende produttrici di Amarone; dall’altro la nomina di Giacomo Boscaini alla guida dell’Antica Bottega del Vino, storico tempio dell’ospitalità e della cultura del vino nel cuore di Verona, nel 2010 acquisito dall’associazione Famiglie Storiche e recentemente approdato anche a Cortina d’Ampezzo.
Due passaggi di testimone che guardano al futuro senza perdere il legame con una storia fatta di territorio, tradizione, qualità e capacità di innovare.
Virtù Quotidiane ne ha parlato con i nuovi presidenti per comprendere sfide, obiettivi e prospettive di due realtà chiamate a rappresentare nel mondo l’anima autentica della Valpolicella.
Entrambi assumete la guida di realtà che rappresentano l’eccellenza della Valpolicella. Qual è il significato personale e professionale di questo nuovo incarico?
LS Vivo questo incarico con un forte senso di responsabilità nei confronti dei soci che mi hanno eletto, delle loro aziende e delle nostre denominazioni. Sono profondamente innamorato della Valpolicella e del nostro lavoro: l’ho sempre vissuto in modo intenso, fin da piccolo. Faccio parte di una di quelle famiglie che da generazioni vivono grazie alla Valpolicella e per la Valpolicella, e questo senso di appartenenza è ciò che mi spinge a dare il massimo. Quello che ho imparato in questi anni di vicepresidenza è che siamo un gruppo unito, nel quale idee, sensibilità e prospettive diverse si fondono in una visione comune. Il mio impegno, insieme al Consiglio di amministrazione e ai consiglieri, sarà quello di raccogliere queste energie e tradurle in azioni concrete nel modo più efficace possibile.
GB Sicuramente questo incarico rappresenta prima di tutto un grande onore. Vengo da una storica famiglia di vitivinicoltori, i Boscaini, e il vino non è solo il mio lavoro, ma rappresenta anche una grande passione personale; per questo motivo, l’Antica Bottega del Vino, con la sua incredibile carta dei vini, rappresenta per me un luogo di conoscenza, scoperta e divertimento dove la mia passione e il mio studio hanno sempre potuto trovare naturale sfogo e soddisfazione. Professionalmente, è un incarico che vivo come un’opportunità per contribuire alla valorizzazione di un patrimonio collettivo, insieme a Famiglie Storiche, al Consiglio, alla direzione di Luca Nicolis e a tutto il validissimo team.
Quali sono le principali eredità che raccogliete dai vostri predecessori e quali aspetti intendete sviluppare ulteriormente?
LS Mi hanno preceduto colleghi e amici di grande valore e, anche per questo, il senso del dovere è ancora più forte. Hanno lasciato un gruppo forte e coeso, contribuendo a definire un’identità solida per l’associazione e guidandola con equilibrio anche nei momenti più complessi. La promozione dell’associazione e delle nostre aziende, sia in Italia che all’estero, è stata un elemento cardine del loro lavoro e intendo proseguire su questa strada. Ritengo che sia essenziale far comprendere a consumatori e operatori che l’Amarone di qualità è un vino contemporaneo, versatile e capace di accompagnare molte più occasioni di consumo rispetto a quanto si pensi comunemente. Allo stesso tempo, mi piacerebbe contribuire a superare lo stereotipo dell’Amarone come vino pesante e “ingombrante”, valorizzando invece uno stile che punta su eleganza, equilibrio e capacità di evoluzione nel tempo. Vorrei anche continuare a costruire relazioni con realtà affini alla nostra, che condividano una visione fondata sulla qualità: dal mondo del vino a quello dell’ospitalità e della ristorazione. Un esempio concreto è la recente partnership siglata da Famiglie Storiche con realtà come Le Soste.
GB L’eredità principale è la credibilità costruita nel tempo. La Bottega ha saputo mantenere un’identità fortissima, diventando un punto di riferimento internazionale per gli appassionati di vino, senza perdere il suo legame profondo con Verona. Il lavoro fatto finora è stato importante e va riconosciuto. Il nostro compito sarà proseguire su questa strada, rafforzando ulteriormente l’esperienza dell’ospite, la qualità dell’accoglienza, il dialogo tra vino e cucina e la capacità della Bottega di raccontare la Valpolicella in modo contemporaneo. Sotto la Presidenza di Sabrina Tedeschi abbiamo, inoltre, aperto il secondo locale in pieno centro a Cortina D’Ampezzo, un’eredità importante da consolidare.
In che modo continuità e innovazione possono convivere all’interno di organizzazioni profondamente legate alla tradizione?
LS Ritengo che questa associazione, ma anche le singole aziende, debbano vivere di entrambe. Innovazione non significa necessariamente cambiare il modo di produrre o introdurre prodotti completamente nuovi: molto spesso, al contrario, significa proprio preservare le tradizioni e portarle avanti con maggiore precisione e consapevolezza. Questa filosofia vale sia per la sfera produttiva sia per quella comunicativa. La scienza e le conoscenze evolvono costantemente ed è giusto sfruttarle, soprattutto di fronte a un clima che cambia. Allo stesso modo cambiano anche i consumatori e gli strumenti attraverso cui dialogare con loro: sarebbe un errore non innovare anche sotto questo aspetto. Se invece parliamo di stile, stiamo vivendo un momento storico in cui si afferma sempre di più una sensibilità che privilegia vini freschi, eleganti e fedeli alla tradizione. Se guardiamo al passato, è proprio questa l’identità originaria dell’Amarone: quella che molti di noi hanno sempre cercato di custodire.
GB Penso che la tradizione non debba mai essere vista come un qualcosa di immobile. È un patrimonio vivo, che va rispettato, ma anche interpretato nel presente. La continuità sta nei valori: qualità, autenticità, ospitalità, legame con il territorio. L’innovazione riguarda il modo in cui questi valori vengono raccontati e vissuti dalle persone oggi. Credo che il vero equilibrio sia cambiare senza snaturarsi, evolvere senza perdere riconoscibilità. In Bottega Vini si ritrova tutto questo: lo si percepisce appena varcata la soglia.
Oggi il mondo del vino attraversa cambiamenti importanti, tra mercati internazionali, sostenibilità e nuovi consumatori. Quali sono le priorità più urgenti che vedete all’orizzonte?
LS Oggi più che mai è fondamentale presidiare i mercati internazionali. Stiamo attraversando una sorta di “tempesta perfetta” tra dazi, tensioni geopolitiche e rallentamenti economici. Allo stesso tempo, però, le nostre sono aziende storiche, solide e già ben radicate in molti Paesi. Per questo dobbiamo esserci con ancora maggiore determinazione, continuando a trasmettere con forza la nostra idea di qualità e il rispetto che dobbiamo a una delle denominazioni più importanti al mondo. Presidiare i mercati significa anche creare un legame diretto con il territorio, portando le persone in Valpolicella e offrendo loro un’esperienza autentica della nostra cultura, della nostra storia e delle nostre tradizioni. In questo senso diventano fondamentale le attività come gli incoming dedicati a giornalisti, professionisti della ristorazione e operatori del settore che possano poi diventare ambasciatori capaci di raccontare il nostro territorio nei rispettivi Paesi.
GB La priorità è rendere il vino più comprensibile, più accessibile culturalmente e più vicino alle nuove sensibilità, senza banalizzarlo. I consumatori cambiano: cercano autenticità, sostenibilità, esperienze vere, ma spesso hanno anche bisogno di essere accompagnati nella scoperta. Per territori come la Valpolicella è fondamentale continuare a lavorare sulla qualità, sulla reputazione e su un racconto chiaro, capace di spiegare non solo cosa c’è nel bicchiere, ma anche il lavoro, il paesaggio e le persone che ci sono dietro.
Famiglie Storiche nasce dalla volontà di difendere e promuovere una precisa visione della Valpolicella. Quali saranno le linee guida del suo mandato?
LS Le linee guida rimangono quelle che hanno sempre contraddistinto Famiglie Storiche: andare avanti con serietà, senza mai abbassare l’asticella della qualità, il nostro obiettivo è di tutelare l’identità della Valpolicella, cercando di comunicarla nel modo più efficace possibile.

Luca Speri
Come si può mantenere l’identità storica dell’Amarone senza trasformarlo in un vino percepito come distante dalle nuove generazioni?
LS Mantenere l’identità storica dell’Amarone è, a mio avviso, il modo migliore per mantenerlo vicino alle nuove generazioni. L’Amarone nasce come vino secco, con una buona presenza di morbidezza e ricchezza aromatica, con tannini presenti ma gentili; un vino complesso, ma non necessariamente pesante, sempre sostenuto da una buona acidità. Sono proprio queste caratteristiche che hanno permesso all’Amarone di regalarci grandi bottiglie capaci di emozionare anche dopo trent’anni o quarant’anni. È questo l’Amarone che credo possa rappresentare al meglio il presente e il futuro della denominazione. Senza sovrastrutture e senza pesantezze fuorvianti, credo sia possibile trasmettere davvero l’unicità del nostro territorio. Al di là delle tecniche produttive, per quanto straordinarie e inimitabili, ciò che davvero conta è il legame profondo con una cultura e un territorio altrettanto unici: è questo il valore che può continuare a parlare anche alle nuove generazioni.
GB Credo che l’Amarone debba restare fedele alla propria identità, ma non debba essere raccontato come un monumento intoccabile. È un grande vino, con storia, complessità e profondità, un vino che deve continuare a rappresentare la “concentrazione”, ma può essere presentato anche in modo più dinamico e contemporaneo. Le nuove generazioni non cercano necessariamente vini semplici: cercano vini autentici, coerenti, con una storia vera. Il punto è spiegare meglio l’Amarone, valorizzarne l’eleganza, la versatilità, la capacità di emozionare, evitando che venga percepito solo come un vino potente, impegnativo o riservato a poche occasioni.
Quanto pesa oggi la responsabilità di essere non solo produttori di vino, ma anche custodi di un territorio?
LS Credo che questa responsabilità sia diventata così parte integrante del nostro modo di lavorare da non essere più percepita come un peso. Il rispetto e la cura del territorio coincidono, per noi, con l’attenzione che riserviamo alle nostre aziende, ai collaboratori e a tutto ciò che ruota attorno alla nostra attività. Senza un territorio sano, equilibrato e capace di esprimere al meglio il proprio potenziale, non potrebbero esistere aziende solide e durature. Siamo abituati a ragionare e a investire nel lungo, anzi lunghissimo termine. Per questo il territorio rappresenta la base di tutto: custodirlo significa garantire un futuro non solo alle nostre aziende, ma anche alle generazioni che verranno.
GB È una bella e seria responsabilità, forse la parte più bella del nostro lavoro. Il vino non nasce mai da solo: nasce da un paesaggio, da una comunità, da una cultura agricola e da scelte che hanno conseguenze nel tempo. Essere produttori oggi significa anche proteggere questo equilibrio. La responsabilità, non solo ambientale, ma anche economica e culturale. Dobbiamo creare valore, ma farlo in modo coerente con il territorio che rappresentiamo.
Antica Bottega del Vino è definita spesso “il tempio del vino” di Verona. Come si custodisce un simbolo?
GB Prima di tutto rispettandolo. La Bottega ha un’anima molto precisa: la sua storia, la sua atmosfera, la sua carta vini, il suo modo di accogliere. Bisogna avere la sensibilità di non stravolgere ciò che la rende unica. Allo stesso tempo, custodire non significa semplicemente conservare: significa mantenere vivo. La sfida è far sì che chi entra in Bottega, che sia un cliente storico, un giovane appassionato alla prima esperienza o un turista, percepisca qualcosa di autentico, speciale e anche veronese.

L’apertura di Cortina rappresenta una nuova fase del progetto. Quali obiettivi vi siete posti e quali insegnamenti arrivano dall’esperienza veronese?
GB Cortina rappresenta un passaggio importante perché porta lo spirito della Bottega in un contesto diverso, prestigioso e internazionale. L’obiettivo non è replicare Verona in modo artificiale, ma trasferire alcuni valori fondamentali: qualità, competenza, accoglienza, grande cultura del vino e attenzione all’esperienza. Dall’esperienza veronese arriva un insegnamento chiaro: un luogo funziona quando ha identità, quando non è costruito solo attorno al prodotto ma attorno a una visione. Il lavoro del team diventa quindi fondamentale, a Verona e a Cortina per il trasferimento dei valori sopra citati.
La carta vini della Bottega è tra le più prestigiose al mondo. Come si mantiene viva e attuale una proposta che deve dialogare con diverse tipologie di consumatore?
GB Ripetendomi, posso dire che una grande carta vini non deve essere solo impressionante, ma deve essere viva. Grazie al mio lavoro in Masi ho la fortuna di viaggiare molto e visitare i più prestigiosi ristoranti nel mondo, ho visto molte carte vino altrettanto importanti, ma non ho mai visto stappare bottiglie come avviene in Bottega: la Bottega rappresenta un unicum, qui il vino viene davvero celebrato! Una giusta proposta deve saper emozionare il collezionista e allo stesso tempo accogliere chi vuole scoprire, imparare, lasciarsi guidare. La profondità della carta è un patrimonio enorme, ma il valore vero sta anche nella capacità di raccontarla. Il servizio, la competenza della sala e la sensibilità dei nostri sommelier nel capire il cliente sono altrettanto fondamentali. Attualizzare non deve significare solo inseguire le mode, ma mantenere curiosità, equilibrio e capacità di dialogo.
In che modo la Bottega può diventare la “casa” dove raccontare il lavoro delle tredici famiglie e l’evoluzione della Valpolicella?
LS La Bottega del Vino è già casa nostra a tutti gli effetti. Tutti noi la viviamo con passione e orgoglio e nel tempo è diventata la parte più concreta e tangibile di Famiglie Storiche, come luogo in cui questo progetto prende forma e può essere realmente vissuto. È naturale che racconti la visione delle famiglie, ma credo sia altrettanto importante che continui a raccontare il vino e la gastronomia a tutto tondo. Non vorrei mai che fosse percepita soltanto come la casa di Famiglie Storiche: la sua forza è proprio quella di essere un luogo che rappresenta la cultura del vino, dell’ospitalità e della convivialità. Il vino è parte della nostra storia e del nostro modo di vivere. Famiglie Storiche si inserisce in questo racconto e continuerà a farlo con impegno, affinché la Bottega possa diventare sempre più un punto di riferimento per chi vuole conoscere davvero la Valpolicella, Verona e la ricchezza della loro cultura.
GB La Bottega è già la casa di Famiglie Storiche, è il nostro quartier generale da 16 anni, da quando Famiglie Storiche ha rilevato la proprietà nel 2010. È sita a Verona, ha una storia riconosciuta, una carta straordinaria e un pubblico sia di affezionati locali sia internazionale. È possibile degustare tutte le declinazioni di vino veronese prodotte dalle cantine socie. Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto disponibili al bicchiere e in bottiglia. Lo staff conosce ogni singola etichetta avendo visitato tutte le aziende. Noi soci facciamo i vini e va a Bottega e ai ragazzi l’importante compito di farne scoprire caratteristiche. L’evoluzione della Valpolicella è intrinseca nei racconti e riconoscibile nei bicchieri.
Quali iniziative congiunte immaginate per rafforzare il legame tra vino, gastronomia, ospitalità e cultura del territorio?
LS La collaborazione tra Famiglie Storiche e Antica Bottega del Vino è sempre stata molto solida e vogliamo continuare a rafforzarla. Negli anni sono nate tante iniziative di grande valore. Penso, ad esempio, agli scambi culturali con l’Accademia del Barolo e con alcune grandi realtà di Montalcino, occasioni in cui la Bottega è diventata un luogo di incontro tra territori e denominazioni che condividono la stessa attenzione alla qualità. Abbiamo anche accolto giornalisti, ristoratori e buyer provenienti da tutto il mondo, credo che non ci sia modo più efficace per raccontare la Valpolicella se non attraverso un’esperienza completa, fatta di vino, gastronomia, ospitalità e contatto diretto con il territorio. Continueremo sicuramente su questa strada. In questo percorso credo che anche Verona debba avere un ruolo sempre più centrale. La Bottega rappresenta un punto di incontro straordinario tra la città e la Valpolicella: valorizzare Verona significa rafforzare anche l’identità del territorio, la sua cultura enogastronomica e la sua capacità di accogliere visitatori da tutto il mondo. Far crescere questo legame sarà sicuramente uno degli obiettivi dei prossimi anni.
GS Spesso e volentieri in questi anni Famiglie Storiche ha collaborato con Bottega Vini per raccontare e promuovere il nostro territorio e i vini che qui produciamo. Incontri con la stampa e i media, degustazioni tematiche, approfondimenti con studenti che frequentano corsi sul vino come Vinitaly International Academy. Con Luca Speri neo-presidente di Famiglie Storiche ci lega amicizia e rispetto reciproco: non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme.
Le vostre aziende rappresentano generazioni di storia, ma anche una visione rivolta al domani. Come immaginate Famiglie Storiche e Antica Bottega del Vino tra dieci anni, e quale segno vorreste aver lasciato al termine del vostro mandato?
LS È una domanda complessa. Credo però che Famiglie Storiche rappresenti già oggi una realtà unica nel nostro settore: aziende che, pur essendo concorrenti, sono prima di tutto amiche e scelgono di collaborare remando nella stessa. Il fatto stesso di aver deciso di investire insieme in un’istituzione come Antica Bottega del Vino, un luogo simbolo della cultura del vino e della ristorazione italiana, credo sia qualcosa di davvero raro, se non unico, anche a livello internazionale. Tra dieci anni mi piacerebbe vedere questo spirito ancora più consolidato e riconosciuto. Vorrei che Famiglie Storiche continuasse a essere un punto di riferimento per la Valpolicella, per l’Amarone e per tutti coloro che credono nella qualità, nella tradizione e nella capacità di fare sistema. Quanto al segno che vorrei lasciare, mi auguro di contribuire a rafforzare ulteriormente questo senso di condivisione e collaborazione, facendo crescere il peso e l’autorevolezza dell’Associazione, magari riuscendo anche a coinvolgere e ispirare sempre di più le nuove generazioni. Infondo, il nostro compito è quello di custodire ciò che abbiamo ereditato, ma anche di consegnarlo più forte e più solido a chi verrà dopo di noi.
GS Tra dieci anni mi auguro che Famiglie Storiche e Antica Bottega del Vino siano ancora più riconosciute come punti di riferimento della cultura del vino italiano e veronese nello specifico. Vorrei che la Bottega continuasse a essere un luogo iconico, ma anche aperto, vivo, capace di parlare a generazioni diverse. A me e ai miei futuri successori il compito di lasciare una continuità positiva e rispettosa, custodire l’identità rafforzandone al tempo stesso la capacità di raccontare Verona, la Valpolicella e le sue famiglie.
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