Abruzzo in Bolla 24 Giu 2026 14:42

Dalla culla del vino agli spumanti: la Georgia conquista Abruzzo in Bolla

Dalla culla del vino agli spumanti: la Georgia conquista Abruzzo in Bolla

L’AQUILA – Dalla terra che molti archeologi considerano la culla mondiale della viticoltura alle prime bollicine georgiane presentate al pubblico italiano. È stato un viaggio lungo migliaia di anni quello proposto ad Abruzzo in Bolla da Tamar Tchitchiboshvili, Georgian Wine Ambassador in Italy, protagonista di una delle masterclass più originali della quarta edizione della manifestazione dedicata alla spumantizzazione ospitata al Palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila.

La degustazione ha rappresentato un debutto assoluto per il mercato italiano: per la prima volta sono stati presentati in una manifestazione nazionale dedicata agli spumanti due sparkling wine georgiani, espressione di un Paese che negli ultimi anni sta cercando di affiancare all’immagine dei celebri vini in qvevri anche una moderna produzione di bollicine.

Prima di entrare nel merito dei vini, Tamar Tchitchiboshvili ha accompagnato il pubblico alla scoperta delle radici della viticoltura georgiana. Un racconto che parte dalle più recenti evidenze archeologiche rinvenute nel Caucaso e arriva fino alle pratiche produttive ancora oggi utilizzate nelle campagne georgiane. Al centro della narrazione i qvevri, le grandi anfore di terracotta interrate riconosciute dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale, all’interno delle quali il vino fermenta e affina secondo una tradizione che si tramanda da millenni.

Il nostro viaggio in Georgia alla scoperta della più antica civiltà del vino

“Per noi il vino non è semplicemente una bevanda”, ha spiegato Tamar. “È parte della nostra identità culturale. In Georgia conserviamo oltre cinquecento varietà autoctone e continuiamo a utilizzare tecniche di vinificazione che hanno attraversato i secoli. Ogni qvevri racconta una storia diversa e ogni vino rappresenta un legame diretto con la nostra terra”.

Durante la masterclass, la relatrice ha illustrato anche uno degli aspetti più affascinanti della vinificazione georgiana: la naturale stratificazione del vino all’interno del qvevri. Nella parte superiore dell’anfora si trova generalmente un vino più leggero e delicato; nella fascia centrale si ottiene spesso la porzione più equilibrata ed elegante, considerata da molti produttori la migliore espressione del contenuto del qvevri; nella parte inferiore, invece, si accumulano fecce e residui di vinificazione che danno origine a un vino più ricco e strutturato, tradizionalmente destinato al consumo familiare e non alla commercializzazione.

Particolarmente interessante anche il passaggio dedicato ai vini ambrati, spesso definiti orange wine dai mercati internazionali, ma che in Georgia vengono semplicemente considerati vini bianchi prodotti secondo la tradizionale macerazione sulle bucce. Una pratica che consente di ottenere vini dalla straordinaria complessità aromatica e da una struttura tannica insolita per un bianco.

Le prime bollicine georgiane in Italia

La degustazione si è aperta con il Metodo Classico della cantina Askaneli, una delle realtà più importanti del panorama vitivinicolo georgiano. L’azienda, che affonda le proprie radici nella tradizione familiare e dispone di circa 400 ettari vitati distribuiti in diverse aree del Paese, produce oggi milioni di bottiglie tra vino e brandy.

Nel bicchiere lo spumante si presenta con un perlage fine e persistente. Al naso emergono note di crosta di pane, mela gialla, agrumi maturi e leggere sfumature di nocciola. L’affinamento sui lieviti dona complessità senza compromettere la freschezza, mentre il sorso si distingue per equilibrio, tensione acida e pulizia gustativa. Uno stile che guarda chiaramente alla tradizione europea della rifermentazione in bottiglia ma conserva una personalità propria, legata ai vitigni georgiani e alla loro naturale vocazione aromatica.

A seguire il Metodo Martinotti della cantina Vakevisa, più immediato e fragrante. Al naso emergono fiori bianchi, pesca, pera e delicati richiami tropicali, mentre in bocca la carbonica morbida accompagna una beva agile e piacevolmente sapida. Due interpretazioni differenti che hanno dimostrato come la Georgia possa esprimersi con personalità anche nel mondo delle bollicine.

Gli ambrati: l’anima ancestrale della Georgia

La degustazione è poi entrata nel cuore della tradizione georgiana con il Rkatsiteli 2021 della cantina Gvinia. Considerato il vitigno bianco simbolo del Paese, viene qui vinificato in qvevri e successivamente affinato per alcuni mesi in legno. Il risultato è un vino ambrato dai profumi di datteri, albicocca disidratata, miele di castagno, noce e scorza d’arancia candita, arricchiti da sfumature di tè nero e spezie dolci. Al palato sorprende per profondità, struttura e una trama tannica raffinata che accompagna un finale lungo e sapido. La produzione è limitata a circa 1.800 bottiglie annue, a testimonianza di una filosofia produttiva orientata esclusivamente alla qualità.

Molto dibattuto durante la degustazione il Mtsvane 2024 della cantina Marbano. Alla prima olfazione diversi partecipanti hanno individuato richiami aromatici vicini al Moscato Giallo, con note di albicocca disidratata, miele, resina, scorza di agrumi e fiori essiccati. Con l’ossigenazione il vino cambia progressivamente registro, lasciando emergere sensazioni più vegetali, balsamiche e speziate.

La sua particolarità risiede nella permanenza per circa sei mesi in qvevri a contatto con bucce e parti solide dell’uva secondo la tradizione della Kakheti. Una tecnica che conferisce al vino il tipico colore ambrato, una struttura tannica importante e una notevole capacità evolutiva. Tamar ha inoltre spiegato come il clima della Kakheti, con estati che possono raggiungere temperature elevate, favorisca una maturazione completa delle uve e delle componenti vegetali utilizzate nelle tradizionali macerazioni georgiane, consentendo di ottenere vini profondi, complessi e perfettamente equilibrati.

I rossi: potenza e longevità

Con il Saperavi 2020 della cantina Villa Mosavali si entra nel mondo dei grandi rossi georgiani. Prodotto nella regione di Racha e vinificato interamente in qvevri, si presenta con un colore profondo e un corredo aromatico che richiama mora selvatica, ribes nero, pepe, liquirizia, erbe officinali e leggere sfumature affumicate.

In bocca mostra energia, equilibrio e tannini ben scolpiti. La fermentazione e l’affinamento avvengono esclusivamente in qvevri, senza l’utilizzo di legno, permettendo al vitigno di esprimere con autenticità il proprio carattere. Secondo il produttore, il Saperavi possiede una capacità di invecchiamento che può superare i cinquant’anni, caratteristica che lo rende uno dei simboli della longevità enologica georgiana.

A chiudere la degustazione è stato il Blend di Rossi 2017 della cantina Dekanozishvili, forse il vino più originale dell’intera selezione. Nato da una produzione di appena 300 bottiglie, rappresenta l’incontro tra la tradizione georgiana e l’ispirazione italiana.

Le uve, provenienti da diverse regioni del Paese, vengono in parte sottoposte ad appassimento e successivamente affinate in legno per circa un anno. Il progetto richiama sia la cultura enologica italiana sia alcuni principi degli assemblaggi bordolesi, creando un ponte ideale tra due grandi tradizioni vitivinicole.

Nel calice si esprime con un ventaglio aromatico complesso: amarena sotto spirito, prugna essiccata, cacao, tabacco dolce, cuoio e spezie orientali. Il sorso è ampio e avvolgente, sostenuto da una lunga persistenza aromatica che accompagna un finale elegante e sorprendentemente fresco.

La masterclass – a cui ha partecipato anche Jaba Dzimistarisevili, Miglior sommelier Georgia 2021 e responsabile Museo del vino Tbilisi – si è conclusa con un messaggio chiaro: la Georgia continua a custodire una delle più antiche tradizioni vinicole del mondo, ma allo stesso tempo guarda al futuro con curiosità e spirito innovativo. E se i vini in qvevri rappresentano ancora il cuore della sua identità, le bollicine presentate all’Aquila dimostrano che il Paese caucasico è pronto a raccontarsi anche attraverso nuovi linguaggi enologici.

“Questi vini raccontano la nostra storia”, ha concluso Tamar Tchitchiboshvili. “Ogni bottiglia custodisce migliaia di anni di cultura, tradizioni tramandate da generazioni e il lavoro di persone che hanno scelto di preservare l’autenticità del vino georgiano. Il nostro compito oggi è far conoscere questo patrimonio al mondo senza snaturarlo”.

Abruzzo in Bolla

Abruzzo in Bolla è organizzato da Vq Comunicazione, società che, tra le altre cose, edita Virtù Quotidiane, testata di riferimento del settore enogastronomico, gode del patrocinio del Consorzio di tutela Vini d’Abruzzo e il sostegno del Gal Gran Sasso-Velino, e del supporto di numerosi sponsor privati: Magione Papale, Distretto19, Reale Mutua-Agenzia Villani, Totani Srl, Unirest, Gruppo Rainaldi e Panella srl. Partner sono Bormioli Luigi, Cna L’Aquila, Hotel Castello, Marcantonio Beverage, 99 Caffè, Dimora e 67Cento.


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