Via libera degli ambasciatori Ue all’intesa con il Mercosur
ROMA – La maggioranza dei Paesi Ue ha dato il prima via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur, che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Lo apprende l’Ansa da più fonti diplomatiche.
Il via libera è arrivato dagli ambasciatori dei 27 Stati membri riuniti al Coreper. L’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur è stato approvato con il voto positivo della maggioranza qualificata dei Paesi membri. Cinque governi hanno votato contro l’intesa: Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Il Belgio si è invece astenuto.
“Io non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Io sono per gli accordi di libero scambio ma anche per deregolamentare”. Il sì all’accordo sul Mercosur è arrivato “alla luce di garanzie” ottenute per i nostri agricoltori”, ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno.
“Non potevamo” dire sì al Mercosur “a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni. Nel quadro finanziario pluiriennale” europeo “abbiamo aperto una interlocuzione con la commissione Ue abbiamo ottenuto alcuni risultati per gli agricoltori nell’ambito dell’accordo”. Per esempio, “un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Abbiamo avviato una trattativa sul bilancio Ue per la Pac” per poter usare “altri 45 miliardi di euro” e a “non aumentare i prezzi dei fertilizzanti. Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l’ok all’accordo. Abbiamo messo in equilibrio interessi diversi, quelli degli agricoltori e la spinta del settore industriale, che ringrazio. Ho spiegato quale fosse il tema anche ad Orsini e ho visto una solidarietà, la capacità di lavorare insieme” in un “equilibrio sostenibile sperando che questo accordo possa portare solo vantaggi”.
Gli ambasciatori dei 27 Paesi Ue hanno confermato l’intesa con il Parlamento europeo sulle clausole di salvaguardia dell’accordo, introducendo però una modifica: la soglia per far scattare le indagini sui prodotti agricoli sensibili – in caso di possibili turbamenti del mercato – è stata abbassata dall’8% al 5%.
La misura era stata richiesta dall’Italia tra le condizioni per tutelare gli agricoltori. Spetterà ora alla presidenza Ue di Cipro informare l’Eurocamera dell’adeguamento.
Un fondo da 6,3 miliardi di euro per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti previste dal regolamento Cbam “garantiscono alle nostre imprese condizioni migliori per la produzione”, ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Tra gli altri risultati, ha evidenziato Lollobrigida, l’abbassamento della soglia “del meccanismo di salvaguardia dall’8 al 5% e il rafforzamento del sistema dei controlli per le merci all’ingresso nell’Unione europea”.
“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione dell’accordo”, ha detto presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, “un’intesa che potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali del vino italiano e, al tempo stesso, rafforzare il sistema dei controlli per le merci. Uiv apprezza inoltre la gestione del dossier da parte del Governo italiano, che ha consentito di finalizzare condizioni favorevoli”.
Secondo Uiv, per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione: una progressiva eliminazione nell’arco dei prossimi 8 anni potrebbe incidere sulla competitività delle imprese in un mercato che oggi – anche a causa delle tariffe – viaggia a bassi regimi. L’import di vino in Brasile sfiora infatti i 500 milioni di euro l’anno, mentre la quota italiana si ferma ad appena 40 milioni di euro, circa l’8% del totale.
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