LUOGHI, RICORDI E ANEDDOTI: IL LIBRO DI PAOLO TALANCA CHE RACCONTA GUCCINI

Foto Roger Berthod

L’AQUILA –  “Quella che avete tra le mani non è una biografia di Francesco Guccini”: sono queste le parole che il critico musicale Paolo Talanca scrive nell’introduzione al suo ultimo libro Fra la via Emilia e il West. Francesco Guccini le radici, i luoghi, la poetica, pubblicato da Hoepli nell’ottobre 2019, con la bella prefazione di Gianni Mura.

Dice il vero Talanca, perché questo libro non è un mero elenco di episodi che hanno caratterizzato la carriera di uno dei maggiori cantautori italiani. Si tratta al contrario di un vero e proprio viaggio all’interno della poetica del cantautore di Pavana, un volume intenso e ricco di immagini, in grado di restituire al lettore luoghi, atmosfere passate, suggestioni, aneddoti, testimonianze e ricordi legati alla figura di Francesco Guccini.

Tutto questo Talanca riesce a farlo con una delicatezza e una precisione assai rare. Insegnante e critico musicale montesilvanese, Paolo Talanca si occupa da anni di canzone d’autore, collabora con Il Fatto Quotidiano ed è giurato del Premio Tenco. Gucciniano appassionato e curioso, con questo libro l’autore rivela ancora una volta la sua intelligenza critica e regala a chi legge un Guccini intimista, capace di esprimere, con le sue canzoni, valori e sentimenti quotidiani e universali.

“L’idea nasce da lontano – racconta l’autore a Virtù Quotidiane – sin dai tempi dell’università, quando discussi la mia tesi su Guccini. Nel libro, racconto la poetica e lo stile dell’artista che è l’esempio più importante di come la canzone possa essere una forma di letteratura musicale. Ho cercato di farlo tramite i suoi luoghi: Guccini viene dalla cultura popolare, contadina, Pàvana è il centro fondamentale su cui si basa l’intera sua poetica, su cui poi si sono impalcate prima l’apprendistato cittadino e provinciale dell’adolescenza modenese e poi le travi e le assi dell’accademia bolognese, raccontate in osteria fino a farsi letteratura”.

Talanca ripercorre le tappe della carriera di Guccini con passione e accuratezza, e così facendo riesce a far emergere uno dei nodi fondamentali di tutta la produzione gucciniana, ovvero il fatto che Guccini abbia sempre scritto e prodotto la sua musica senza assecondare le tendenze discografiche, ma al contrario dando ascolto al proprio sentire.

“Sin dagli anni Sessanta – prosegue Talanca – ,quando arrivò a Bologna, a Guccini interessava prima di tutto farsi un’istruzione metodica, prima che far soldi con le canzoni. Lui fra l’altro voleva fare lo scrittore di libri, non il cantautore. Rifiutò di entrare nell’Equipe 84, per capirci. Nel libro ci sono anche molti aneddoti di questo tipo, alcuni sconosciuti anche ai fan più ferrati. Guccini ha scritto canzoni solo quando aveva qualcosa da dire e nel modo che più gli sembrava giusto. Quando questa spinta è finita, si è ritirato”.

Con ogni probabilità questo libro piacerebbe persino a chi non ha mai ascoltato nemmeno una canzone del cantautore di Pavana: tra le sue pagine,infatti , intrise di intimità e di bellezza, si incontrano nitidi segnali da decodificare e da rintracciare nell’opera gucciniana. Derivazioni poetiche ed esistenziali che col tempo si sono fatte canzoni. Scrivere una canzone o saperne cogliere l’interpretazione più vera, quale delle due strade, ci si chiede allora, sarà la più difficile da imboccare?

“Se la canzone è difficile da ascoltare o da interpretare – spiega Talanca – nella maggior parte dei casi vuol dire che è fatta male. La canzone d’autore ha un’accezione storico filologica è una più d’uso. Oggi fa canzone d’autore chiunque faccia canzoni senza necessariamente assecondare il mercato. Ci vuole esclusività stilistica e qualcosa di autentico da raccontare. Ed è molto difficile trovare entrambe le cose in un solo artista. Meno male, altrimenti sarebbe qualcosa di meno prezioso”.

Talanca è anche un insegnante di Lettere, e durante la sua carriera di critico si è più volte espresso sulla necessità di portare la canzone d’autore anche nelle aule scolastiche, farla ascoltare, studiarla tra i banchi di scuola.

“Secondo me la scuola, prima delle nozioni, dovrebbe dare gli strumenti per capire chi sei e cosa vuoi dalla tua vita, dal tuo tempo. Dovrebbe essere un antidoto all‘omologazione. Parlo di scuola media, inferiore e superiore. La canzone d’autore fa appunto questo: viene fuori dalla maestranza di quello e quel solo artista, dalla sua poetica. Filologia pura. I ragazzi hanno bisogno di esempi straordinari, di passione, fiducia nei propri mezzi, di amore per quello in cui sono più portati”.

Un libro importante quello di Talanca dunque, un ritratto umano, fortunatamente lontano dall’apologia. Talanca, gucciniano della prima ora ma rigoroso nello studio ed equilibrato nella forma, riesce, son questo libro, sia ad accompagnare gli appassionati che da anni ascoltano il cantautore di Pavana sia a corteggiare i più giovani che desiderano conoscerlo meglio, anche alla luce della nuova scena musicale italiana. In una parola, Talanca ci invita ad ascoltarlo, che sia la prima volta o l’ennesima”.

Guccini, per la letteratura della canzone d’autore italiana – conclude il critico – è l’esempio italiano più alto, e una comunità deve saper riconoscere le proprie fondamenta culturali, spesso racchiuse nella migliore letteratura, quella che descrive il presente anche se scritta duemila anni fa. Una volta Guccini mi disse di apprezzare il rap. Ecco: ascoltate L’avvelenata e poi, senza pregiudizi, Freestyle 2020 di Tedua, poi ne riparliamo”.

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