SONATE PER VIOLONCELLO E PIANOFORTE DI BEETHOVEN ALL’AQUILA CON ALTSTAEDT E LONQUICH

Lonquich

L’AQUILA – Prosegue la 77esima stagione della Società aquilana dei Concerti “Bonaventura Barattelli” con due straordinari interpreti di livello internazionale: il violoncellista Nicolas Altstaedt e il pianista Alexander Lonquich. L’evento è in programma domenica 27 novembre all’Auditorium del Parco con inizio alle ore 18 e prevede l’esecuzione integrale delle cinque Sonate per violoncello e pianoforte di Ludwig van Beethoven.

Di origine franco-tedesca Nicolas Alstaedt è uno dei musicisti più richiesti al mondo, con una non comune capacità di spaziare in tutti i repertori, dalla musica antica a quella contemporanea, suonando su strumenti d’epoca e moderni. Ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è un punto di riferimento per l’esecuzione al violoncello di molti autori fra i quali certamente Beethoven. Si esibisce a L’Aquila per la prima volta.

È un gradito ritorno invece quello del pianista Alexander Lonquich che spesso si è esibito per la Barattelli sempre con programmi intensi e innovativi. Se il nome riporta alle sue origini tedesche, in realtà Alexander Lonquich è cittadino italiano con residenza e famiglia a Firenze. La sua carriera inizia nel 1977 con la vittoria del prestigioso Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha intrapreso un percorso artistico come pianista e direttore che lo ha portato ad esibirsi nei migliori teatri del mondo e con i più grandi solisti e prestigiose orchestre. Anche Lonquich ha vinto numerosi premi internazionali e da sempre è impegnato nella attività didattica e nella divulgazione della conoscenza musicale.

La scelta del programma è all’altezza dei due eccezionali musicisti. Infatti, eseguire le cinque Sonate scritte da Beethoven per violoncello e pianoforte in un unico concerto ed in perfetto ordine cronologico è un’impresa che pochi interpreti possono permettersi.

Le cinque sonate rappresentano tre fasi creative differenti dello stile beethoveniano, a partire dalle prime due dell’op. 5 del 1796/97 che liberano la linea melodica del violoncello dal solo ruolo del basso continuo. Si ha poi la celebre op. 69 del 1807/1808 dedicata da Beethoven ad un suo amico e mecenate, un lavoro di maturità meno virtuosistico ma più ricco di elementi melodici. Infine nel 1815 arrivano le due grandi sonate dell’op. 102. La prima, nonostante sia in quattro movimenti non è la più lunga ma certamente la più “eroica”; la seconda, pur tornando ai tre movimenti ma quasi senza soluzione di continuità, è carica di tensione e contrasti e chiude con una sontuosa Fuga finale, certamente una delle pagine più impegnative dal punto di vista tecnico e interpretativo di tutto il XIX secolo.

Un’occasione unica per ascoltare capolavori beethoveniani nelle mani di due fra i migliori interpreti del mondo.

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