Cultura 10 Ott 2023 18:35

Sulle tracce di Konrad Lorenz un secolo dopo: in un libro la storia di un giovane cresciuto con un’oca

Sulle tracce di Konrad Lorenz un secolo dopo: in un libro la storia di un giovane cresciuto con un’oca

L’AQUILA – “Volevo un animale domestico così mio nonno mi regalò delle galline. Non mi piacevano!”. Così ridendo Alberto Maurizi, 25 anni, inizia il suo racconto sul legame speciale che ha con un’oca, Dolores, che ha fatto nascere diventando un po’ “mamma Alberto”.

“I miei primi animali domestici sono state delle galline, che però ho imparato ad apprezzare solo nel tempo, tanto che ad oggi ne ho una ventina di diverse razze. L’incontro con le oche è stato successivo”. Infatti, Alberto racconta come il forte legame con l’oca Dolores sia nato in maniera del tutto inaspettata.

“Dopo le galline ho introdotto anche le oche ma è successo che nella covata della coppia di oche che avevo, non tutte le uova si sono schiuse insieme. Così, siccome mamma oca si stava dedicando ai piccoli già nati, ho voluto salvare le altre uova e quindi le ho messe in un’incubatrice, che però poco dopo si è rotta. Dolores era nata e tutta bagnata ha visto me per primo, da qui ha inizio questo forte legame con lei. Non avevo considerato l’imprinting. Sono diventato un po’ ‘mamma-Alberto’ per lei. Le altre due uova fortunatamente sono riuscito a farle accettare e covare da una gallina del mio pollaio che in quel periodo stava covando le sue uova”.

“Dolores è un incrocio tra due razze diverse, però per aspetto potremmo paragonarla ad un’oca pezzata veneta; ha lo stesso tipo di colorazione. Per quanto riguarda invece la sua natura, lei è cresciuta praticamente in casa, soprattutto i primi mesi di vita”, ricorda il giovane. “Poi ho provato a farla integrare con gli altri animali da cortile, ma nulla. Alla fine è diventata padrona di un cortile tutto suo. Starnazza sempre più forte per proteggere il suo territorio quando qualcuno si avvicina.”

“Una sua caratteristica che mi ha colpito molto è il rapporto che ha con i bambini, non lo credevo possibile. Lei diventa del tutto affabile. Con molta cautela ho avviato questo percorso di avvicinamento tra lei e i bambini così da capire che veramente potevo fidarmi del suo voler star bene con loro. Non me lo spiego, ma è meraviglioso! Con il centro estivo in cui lavoro siamo riusciti ad integrarla in un progetto che mira ad avvicinare gli animali ai bambini”.

“Un’altra cosa che mai mi sarei aspettato”, racconta ancora Alberto, “è stata la sua capacità di imparare ad aprire il cancello. Usa il becco per girare la chiave nella serratura e poi, molto tranquillamente, esce. Credo ci abbia imitato solo guardandoci. Lei ama uscire e deve aver associato al rumore dello scatto della serratura la possibilità di uscire. Ad oggi dobbiamo ricordarci di togliere la chiave dal cancello, altrimenti la ritroviamo fuori”.

Dalle foto che Alberto condivide sui social, spesso Dolores indossa una pettorina. “Sì, per una questione di sicurezza – dice – . Riesco a portarla anche in giro, a farla ‘volare’ sui prati o nuotare nei laghi. Uso metterle la pettorina perché in caso altri animali tentino di attaccarla posso ritrarla a me, anche se devo ammettere che lei non si allontana mai, soprattutto in quelle situazioni che non conosce.”

Da qualche giorno Alberto Maurizi ha pubblicato un libro che ha come protagonista proprio Dolores, Le oche non sono stupide. Parola di Dolores.

Quindi parti dal preconcetto che le oche vengano viste come ‘stupide’? E perché? “Purtroppo nel costrutto sociale l’oca è un animale un po’ stupido e rumoroso. In realtà, io con la mia esperienza posso dire che non è così”, afferma l’autore. “Certo, se per intelligenza si pensa all’obbedienza che ha un cane… ma sono animali troppo diversi perché si faccia questo confronto. Posso dire per certo che quando Dolores vuole ottenere qualcosa sa bene come fare e lo ottiene sistematicamente”.

Una storia, quella di Alberto e Dolores, che avvalora quanto già nel ‘900 era giunto ad affermare l’etologo Konrad Lorenz sull’imprinting. Lo studio sull’apprendimento precoce rientra, insieme a quelli in medicina e fisiologia, tra le scoperte che gli permisero di vincere, insieme ad altri due colleghi, il premio Nobel nel 1973.

In particolare Lorenz dimostrò che un’oca appena nata, vedendo lui come prima figura, naturalmente era portata ad intenderlo come ‘mamma’ e capace di memorizzarne l’aspetto, era spinta a seguirlo ovunque e vederlo come riferimento per appenderne insegnamenti.

Inoltre, questa storia può intendersi come uno “smacco” per tutti/e coloro che nutrono dei preconcetti. Quelle false mezze verità che vengono accettate passivamente, che troppo spesso si sono protratte nel tempo solo per mancanza di voglia di approfondire la conoscenza di un qualcosa, perché in fondo: “così è sempre stato”. Annachiara Valente


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