Cantine e vini 14 Ott 2026 12:16

Cosa spinge un franciacortino a puntare sul Verdicchio dei Castelli di Jesi? Lo spiega la storia di Pievalta

MAIOLATI SPONTINI – “Venivamo per il Verdicchio ma abbiam scoperto i Castelli di Jesi”. Sembra la parafrasi di qualche dotta citazione, eppure il percorso che Silvano Brescianini ha compiuto nelle Marche racconta proprio questo.

Quando all’inizio degli anni Duemila ha deciso che era il momento di ampliare lo sguardo arricchendo – ed esportando – l’importante esperienza di Barone Pizzini, una delle più antiche cantine di Franciacorta, misurandosi con un grande bianco da invecchiamento, la scelta di puntare sull’autoctono marchigiano è stata quasi fisiologica.

Ma è con il passare degli anni che la “scuola francese” ha prevalso nell’azienda Pievalta, fondata nel 2002 a Maiolati Spontini (Ancona): “Abbiamo sempre lavorato e continuiamo a lavorare per privilegiare il territorio al vitigno, che come tutti i vitigni trova un’espressione unica in relazione al territorio nel quale cresce”, afferma.

Anche per questo, si perfeziona sempre di più il lavoro di zonizzazione dei vigneti. Valorizzando le vigne di Monte Follonica a Cupramontana e in contrada Busche a Montecarotto – dove tra il 2019 e il 2021 sono stati impiantati nuovi vigneti da selezione massale – con le due distinte linee Sabbie bianche e Dominè, con quest’ultima che da quel momento fa anche una macerazione di una settimana sulle bucce.

Alle quali si aggiunge il San Paolo, considerato il gran cru dell’azienda, prodotto in appena 13mila bottiglie e pluripremiato dalla critica.

I risultati che si stanno raggiungendo sono il frutto di ormai più di vent’anni di un’attività partita in campagna, con la conversione prima al biologico e poi alla biodinamica: “Il primo periodo è servito alla rigenerazione dei vigneti, attraverso sovesci, preparati biodinamici, cornoletame e preparati di accumulo”, dice l’enologo Alessandro Fenino, “ora abbiamo ritrovato la vitalità dei suoli per cui oggi è soprattutto un lavoro di mantenimento. Siamo molto attenti alle lavorazioni, cercando di ridurle, sfruttiamo le erbe spontanee e continuiamo con le tecniche di base della biodinamica”.

“La biodinamica è poco sostenibile? Semmai il contrario” afferma l’enologo, “rimane l’agricoltura del futuro, che può aiutare a salvare il pianeta e che permette di ridurre le emissioni di CO2, anzi di compensare le emissioni degli altri. È il metodo rigenerativo per antonomasia”.

“Questo è un territorio di straordinaria potenzialità e bellezza” riprende Brescianini, “dove però c’è tanto da fare per valorizzarlo e promuoverlo. Insieme ad altri colleghi stiamo lavorando in questa direzione, siamo consapevoli che si tratta di un percorso lungo ma ci sono tutte le premesse, storiche, culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche”.

E basta vedere la bellezza – dovuta anche ad un connubio tra vigneti, campagna e boschi che non conosce colture intensive – in cui è inserito il corpo centrale della tenuta per rendersene conto, dominato da quella piccola chiesetta romanica – pieve – sulla sommità della proprietà – alta – che ha dato il nome all’azienda, con l’Appennino sullo sfondo.

La chiesetta da cui prende il nome la tenuta

Pievalta oggi produce circa 150mila bottiglie dai 32 ettari vitati distribuiti in quattro vigneti nei comuni di Maiolati Spontini, dove ha acquistato i primi 24 ettari nel 2002, San Paolo di Jesi, Montecarotto e Cupramontana, con suoli che passano dal calcareo-argilloso alle arenarie silico-calcaree.

Dopo l’acquisizione nel 2002, per la prima vinificazione interna si è dovuto aspettare il 2009, quando sono stati ultimati i lavori di recupero del casolare storico – che dal 2020 ospita anche una foresteria – e realizzata la piccola cantina di proprietà. Nel frattempo molti dei vigneti originari, risalenti agli 60 e 70, sono stati estirpati e reimpiantati.

Il lavoro di Fenino, trasferitosi in pianta stabile dalla Franciacorta insieme alla compagna Silvia Loschi, che cura l’ospitalità di Pievalta, ha permesso ai vigneti anche di diventare resistenti alle avversità climatiche senza avere necessità, ad esempio, dell’irrigazione di soccorso. Nonostante la vendemmia, proprio a causa dei cambiamenti climatici, è passata dall’inizio di ottobre del 2004 al 22 agosto di quest’anno.

“Al nostro arrivo i vigneti soffrivano molto, diventavano gialli, avevano un suolo duro come il cemento” ha raccontato Brescianini durante una verticale di sei annate del San Paolo Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg Classico (2022, 2021, 2019, 2016, 2013 e 2009), che ha confermato la straordinaria dote di invecchiamento del vitigno.

“Quando li abbiamo acquistati non si vedeva, perché il suolo era coperto da concime chimico. Dovevamo cambiare tutto anche stravolgendo una cultura ingabbiata dal ‘si è sempre fatto così’, ma anche noi dovevamo imparare e capire un territorio diverso, un’uva autoctona che in pianta e in cantina si comportava in un modo diverso rispetto ad altre tipologie. Abbiamo sperimentato e avuto pazienza permettendo alle piante di riabituarsi ad andare da sole. Poi ovviamente pian piano lo stile dei nostri vini è cambiato, diventando vendemmia dopo vendemmia più legati al vigneto che ad oggi ha per la maggior parte una trentina d’anni, più veri, più autentici. Ad un certo punto sembrava anche diverso da quello degli altri, ma proprio perché era il Verdicchio più autentico”.

Alessandro Fenino

Oggi la vinificazione combina cemento, acciaio e legno, ma negli anni non sono mancate sperimentazioni, come quella in anfora interrata, tra il 2004 e il 2018, frutto dell’ispirazione avuta durante una visita di Fenino nella cantina di Josko Gravner.

E venendo dalla Franciacorta, non poteva mancare un metodo classico: il Perlugo, la cui produzione è iniziata nel 2007 e avviene a Barone Pizzini con le uve di Verdicchio coltivate nei Castelli di Jesi, che Brescianini ha voluto dedicare al socio Ugo Colombo, in milanese tipicamente preceduto dall’articolo.

L’anno successivo per Pievalta arriva la certificazione Demeter, la prima delle Marche, e nel 2018 entra in Biodyvin, l’associazione internazionale che riunisce le aziende biodinamiche.


Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.