È Jamu: vini toscani dal cuore calabrese. Storia di un eroe civile
LORO CIUFFENNA – È Jamu è una nuova azienda agricola toscana, di proprietà di Rocco e Meca, giovanissimi imprenditori, figli di Caterina e Domenico Luppino, ex sindaco di Sinopoli, paese di neppure 2.000 abitanti a circa 40 km da Reggio Calabria.
È Jamu vuol dire “ricominciamo, ripartiamo”, ed è la ripartenza della famiglia di Domenico Luppino, eroe civile, sindaco e testimone di giustizia nel territorio della famiglia di ‘ndrangheta degli Alvaro.
Voglio però partire dal finale, dai vini dell’azienda, che sono di straordinario valore ed interesse, proprio per evitare che la simpatia e la solidarietà che suscita la figura del papà di Rocco e Meca possano far pensare ad un giudizio accondiscendente: assolutamente no, i vini di È Jamu sono davvero buoni.
Siamo a Loro Ciuffenna, nel cuore della Doc Valdarno di Sopra, tra Firenze e Arezzo, senza ombra di dubbio la denominazione Toscana che negli ultimi dieci anni ha saputo fare più passi avanti, per la scelta di un disciplinare totalmente biologico e per la grandissima crescita del livello qualitativo dei vini delle case vinicole presenti nell’area. Si tratta di un territorio dal grande valore artistico e paesaggistico, anche per il profondo legame con Leonardo da Vinci, che consiglio a tutti di approfondire con una visita di persona.
Ad oggi la tenuta si estende su una superficie di 64 ettari di bosco, uliveto, vigneto, seminativo e pascolo. Ci sono 15 ettari di vigneti, coltivati a Trebbiano rosa del Valdarno, Malvasia Bianca Lunga e Incrocio Manzoni, a bacca bianca e rosa, e Sangiovese, Canaiolo e Malvasia Nera, a bacca nera.
Le uve sono vinificate in prima persona da Rocco e Meca presso l’azienda La Traiana di Giandomenico Gigante. La produzione annua si attesta su circa 21mila bottiglie, divise tra due vini bianchi e 4 vini rossi, ma il potenziale è molto superiore, almeno 70mila bottiglie.
Tra i 6 vini, tutti interessantissimi, ve ne voglio raccontare due, un bianco e un rosso, i miei preferiti.
Tombolo Toscana bianco Igt 2022 Biologico. Incrocio Manzoni Bianco in purezza, 14%Vol. Ricordo che l’Incrocio Manzoni, o Manzoni Bianco 6.0.13, è il clone più famoso tra quelli ideati dal prof. Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano, durante una serie di esperimenti condotti negli anni ’30 sul miglioramento genetico della vite mediante incrocio ed ibridazione. Nasce dall’incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco. La vinificazione è in legno, così come la maturazione di sei mesi, a cui seguono almeno nove mesi di affinamento in bottiglia. Prende il nome del podere in cui c’è la vigna. Veniamo alla degustazione. Nel bicchiere è paglierino chiaro con riflessi dorati. Al naso si apre con aromi floreali di ginestra, dolci note di frutta a polpa bianca, pera Williams, ma anche frutta esotica, ananas e mango. Intriganti le tracce speziate di zafferano e pepe rosa, con piacevoli percezioni di sciroppo d’acero e crème brûlée. In bocca risulta ben strutturato, equilibrato, fresco, giustamente sapido. Spicca l’agrume a polpa gialla. Molto lungo e persistente, il finale chiude con ricordi esotici.
Rabizza Toscana Sangiovese Igt 2021 Biologico. Sangiovese in purezza, 14%Vol. Vinificazione in vasche di cemento vetrificate. Maturazione in tonneau per 18 mesi. Affinamento in bottiglia per almeno sei mesi. Prende il nome del podere in cui c’è la vigna. Nel bicchiere si presenta di colore rubino scuro con riflessi violacei. I profumi sono intensi: petali di viola appassiti, ciliegia marasca e prugna, pepe verde, chiodi di garofano, cuoio, cannella, tamarindo ed una striatura balsamica. Al palato risulta strutturato, caldo, avvolgente, fruttato ed ancora balsamico. Il tannino è gentile, il finale di grande persistenza e gradevolmente ammandorlato.
Diciamo ancora qualcosa sulla breve ma purtroppo drammatica storia aziendale. La prima vendemmi è del 2019, nel 2020 viene completato l’acquisto della tenuta grazie ad Ismea, ente pubblico economico che si occupa di finanziare, mediante dei bandi, i giovani agricoltori. Rocco e Meca si mettono quindi sulle spalle un mutuo di trent’anni.
La famiglia Luppino, mamma e figli, si è trasferita in Toscana già dal 2014, mentre papà Domenico faceva la spola con la Calabria per portare avanti le sue attività di produttore di olio. L’idea era di costruirsi una nuova vita in Toscana, perché le intimidazioni della ‘ndrangheta rendevano sempre più difficile restare a Sinopoli: ma questo lo approfondiremo tra qualche paragrafo.
Torniamo alla vita dell’appena nata azienda agricola: nel 2020, al momento di imbottigliare i primi vini, scoppia il Covid, con il blocco totale del mercato, tranne che per le aziende già presenti nella grande distribuzione o per quelle strutturate per la vendita online: non era il loro caso!
L’anno è iniziato male, ma prosegue ancora peggio: a luglio Domenico scopre di avere una terribile malattia, un cancro al pancreas e viene operato a Negrar, nel veronese. Purtroppo è uno dei peggiori tipi di cancro, e nonostante Domenico non si arrenda, e continui a combattere con dignità e coraggio, il suo viaggio finisce nel maggio dell’anno dopo, il 2021.
In azienda le cose sono difficili, non solo per la malattia del papà e la vita sospesa tra Firenze e Negrar, ma anche per una banale grandine nel 2021: in certi momenti tutto diventa un ostacolo tremendo.
Rocco e Meca, mostrando un coraggio non comune, e nonostante molti li sconsiglino, decidono di fare un passo avanti, rimboccarsi le maniche, e assumersi la responsabilità di condurre l’azienda agricola che i genitori avevano fondato per loro pochi mesi prima. Da quel momento cambia tutto: Rocco parla di vini consapevoli, perché sono frutto dell’impegno totale suo e di Meca, dalla vigna alla cantina, di scelte fatte più consapevolmente ed in prima persona, e meno a tentoni o su consigli altrui.
Sono passati poco meno di 3 anni, ed altre 2 vendemmie: il progetto va avanti, i ragazzi non mollano, e questo è sicuramente il modo migliore di ricordare ed onorare Domenico, i vini sono buoni, e ci sono molti progetti in cantiere, come la ristrutturazione della casa colonica presente nella tenuta, e magari, sempre nella casa colonica, l’apertura di un ristorante.
Ed è finalmente arrivato il momento di ricordare Domenico Luppino, non come viticoltore o genitore, ma come eroe civile.
Mimmo Luppino continuava la tradizione di famiglia, portando avanti la sua azienda olearia, con oltre 40 ettari di uliveti ed un frantoio di proprietà. Il 27 maggio 2002 diventa sindaco, in un paese dove amministrare secondo le regole è già un atto di eroismo, perché va a toccare gli interessi della potente cosca degli Alvaro. Non solo, quando vede qualcosa che non va si espone in prima persona andando a denunciare alle autorità. In più è stato il fondatore di Giovani in vita, cooperativa che gestisce i terreni confiscati alla ‘ndrangheta.
Questo non è tollerabile per coloro che hanno sempre dettato legge in paese, e gli attentati intimidatori si susseguono: arriveranno ad essere oltre 300! Gli bruciano il furgone, gli ammazzano il cane, bruciano e tagliano gli ulivi di famiglia, gli inviano decine di minacce ed infine l’atto più vile: fanno saltare in aria la tomba di suo padre.
Domenico però ha la schiena dritta, e non molla, e qui si rivela tutta la pericolosità di una malavita che sa colpire e raggiungere i suoi scopi in modo legale: il 17 gennaio 2006 sette consiglieri comunali rassegnano le dimissioni simultaneamente, provocando lo scioglimento del Consiglio comunale ed il decadimento del sindaco. Sette persone sicuramente meno eroiche di Mimmo, ma che non mi sento di aggredire verbalmente, non tutti hanno la stoffa degli eroi, ed io stesso non ho mai avuto modo di scoprire se nel momento della verità seguirei i sette o, come spero, Mimmo. Troppo facile fare gli eroi con la pelle degli altri.
Domenico continua la sua attività di imprenditore agricolo e, unita al lavoro di Giovani in vita, continua a dare fastidio agli Alvaro, che decidono di commissionarne l’omicidio. Solo un caso fortuito ha fatto sì che l’incarico non sia mai stato portato a termine.
Col passare degli anni Domenico, che ha avuto per anni la scorta, si sente sempre più solo nella sua terra, capisce che non c’è futuro per lui e la sua famiglia e prova a costruirne uno nuovo in Toscana, grazie anche all’aiuto di molte persone che conoscono la sua storia.
E, come vi ho raccontato alcuni paragrafi fa, ci riesce.
Non so voi, ma a me fa veramente incazzare che questo eroe civile, uno come noi, che ha scelto di non piegarsi davanti alla ‘ndrangheta, abbia vissuto solo per pochi mesi la rinascita toscana della sua famiglia, e non se la sia potuta godere, per colpa di un male maledetto ed implacabile, lo stesso che ha colpito Gianluca Vialli, tanto per ricordare una figura amata da tutti.
Comunque Mimmo puoi stare tranquillo: i vini di È Jamu sono straordinari, e saremo in tanti a brindare alla tua salute, insieme a Rocco e Meca.
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