Itinerari Pasticceri e pasticcerie Ristoranti e insegne 05 Ott 2026 18:41

Materie prime di eccellenza e prodotti ben lavorati, l’itinerario sulle colline teramane parla di tradizione e innovazione

Materie prime di eccellenza e prodotti ben lavorati, l’itinerario sulle colline teramane parla di tradizione e innovazione

MOSCIANO SANT’ANGELO – L’atmosfera medioevale, il verde delle colline intorno e una proposta gastronomica che racconta di tradizioni e qualità delle materie prime.

Tra i borghi di Mosciano Sant’Angelo e Castelbasso (frazione di Castellalto nel teramano) tre insegne, due ristoranti e una pasticceria, parlano la stessa lingua: quella della professionalità, dell’attenzione ai prodotti e della cura nel saperli trattare per offrire ai clienti una esperienza appagante e soprattutto costante negli anni.

La pasticceria Gran Noblesse, il ristorante Podere Marcantò, entrambi a Mosciano Sant’Angelo, e PerVoglia a Castelbasso sono tre attività socie di Qualità Abruzzo, il consorzio nato nel 2011 su impulso di nomi eccellenti come Marcello Spadone, Peppino Tinari, Andrea Beccaceci e Antonello Moscardi, che oggi conta 25 associati, tra cui 19 ristoranti, con tre stellati, una pizzeria, 4 pasticcerie e una gelateria, e che da marzo scorso è presieduto da Raffaele Cavallo.

PerVoglia

Tradizione, materie prime che si raccontano nella genuinità, senza preparazioni troppo elaborate, ma comunque con un pizzico di innovazione. Eccoli gli ingredienti della proposta gastronomica di PerVoglia, l’osteria del borgo medievale di Castelbasso. Da giovanissima lavapiatti di questo ristorante, Elenia Alcantarini nel 2002 ne prende la gestione.

Al suo fianco oggi c’è la figlia Nathalie, di 23 anni. E così mentre quest’ultima laureata in enologia e sommelier, si occupa della sala, disegnando una carta dei vini che parla d’Abruzzo, ma ammicca anche fuori regione, specie tra i grandi rossi di cui è appassionata, Elenia sprigiona il suo amore per l’Abruzzo dentro la cucina.

“Sono cresciuta in questo posto”, racconta la chef e titolare. “Sono entrata qui che avevo 19 anni e dopo cinque- sei anni da dipendente, ne ho preso la gestione. Sono un’autodidatta. Quello che so, l’ho imparato sperimentando qui dentro, e con alcuni corsi”.


L’identità è tracciata fin dai primissimi tempi a PerVoglia. I piatti della tradizione vengono leggermente rivistati, “come il tacchino alla Canzanese a forma di cubotto, che poi ci hanno scopiazzato in tanti”. E poi le mazzarelle, proposte “come venivano fatte una volta”, la chitarra, l’agnello, il baccalà e neanche a dirlo, le virtù. “per me è importante mantenere sempre la stessa linea”, dice.

“Voglio essere quel posto in cui le persone vengono perché sanno che mangeranno sempre bene e resteranno soddisfatti in maniera costante”.

Gran Noblesse

I maestri che lo hanno forgiato sono tutti altisonanti, da Emmanuele Forcone per le torte a Stefano Laghi per uova e cioccolato, da Pino Scaringella per il gelato a Pascal Brustein a Rolando Morandin per i grandi lievitati (è di quest’ultimo il lievito madre che usa per i panettoni), ma il segreto dietro la pasticceria di Filippo Di Clemente, è l’amore viscerale per quello che fa, incontenibile anche quando ne parla.

Gran Noblesse apre nel 2009 a Mosciano Sant’Angelo. In principio è un’attività piccolissima, creata da Filippo e da sua moglie Simona Preziuso, ma ben presto servono spazi più grandi e così cinque anni dopo, si trasferiscono nel locale nel centro storico, che è la sede attuale.

“Ho iniziato nel 1992 in un grande panificio di Giulianova”, ripercorre Di Clemente. “Mi sono formato prima nell’arte bianca e poi sui dolci. Poi nel 2009 abbiamo decise di creare qualcosa di nostro”. Con il trasloco, Gran Noblesse diventa sia pasticceria che caffetteria, con il caffè Giamaica, del guru Gianni Frasi.

“Ad oggi facciamo un po’ di tutto: spaziamo sia dalla pasticceria tradizionale che non può mancare mai a quella moderna. Produciamo panettoni con il lievito madre vivo di Morandini e i canditi, che rappresentano il 20 per cento di un panettone li facciamo tutti noi, partendo dai prodotti migliori che ci sono in circolazione”.

La pasticceria mignon è un must di Noblesse, con pasticcini “da due morsi, perché le paste grandi erano troppo, i pasticcini da un morso solo troppo piccoli e così abbiamo optato per una versione da 40 grammi. Due bocconi”.

Nessun vassoio preparato, la scelta è tutta del cliente che può sbizzarrirsi tra le tante varietà proposte al banco. I dolci sono praticamente tutti senza lattosio.

“Tutto, panna, burro, latte”, specifica, “e da quest’anno anche il gelato. L’unica cosa che ci resta sono alcune glasse per le quali non abbiamo ancora trovato il metodo di qualità e naturale per proporle senza lattosio”.

La base per Di Clemente sono “le materie prime di altissimo livello, perché il gusto è soggettivo, ma la qualità è oggettiva. I nostri prodotti sono buoni, naturali e poi lavorati bene”.

Podere Marcantò

Podere Marcantò è il sogno, divenuto realtà, di Tania Campominosi e di suo marito Roberto Di Giovannantonio. Con esperienze professionali di entrambi sempre nella ristorazione degli hotel, dove si sono conosciuti, fin da ragazzi, “avevamo il sogno di aprire un nostro locale”.

Nel 2005 fanno il salto e creano l’agriturismo a Mosciano Sant’Angelo in un casale di proprietà di Roberto.

Negli anni quell’attività cambia, da agriturismo diventa un ristorante, si modella e cresce. “Abbiamo fatto un passo alla volta e abbiamo creato il nostro figlio grande”, confessa Tania.

Podere Marcantò vede Tania in sala e Roberto in cucina, ma a supportarli c’è una squadra “di validi collaboratori, perché da soli non si fa nulla”, precisa.

Il segreto è “mettersi dalla parte del cliente, chiederci cosa ci piacerebbe ricevere e quindi decidere cosa vogliamo offrire”. Il risultato è un ristorante di cucina tradizionale, ma con innovazione, fondata sulla “genuinità dei prodotti e qualità della materia prima. Abbiamo il nostro orto, per cui in alcuni periodi dell’anno riusciamo completamente ad essere autosufficienti. La carne è di prima qualità, così come l’olio extravergine di oliva. Abbiamo i nostri punti di riferimento. Vedere che gli ospiti, perché non mi piace definirli clienti, vanno via da qui con il sorriso è la nostra più grande soddisfazione”.


Podere Marcantò non segue le mode. Qui si parte dalla storia, “dalle tradizioni che non vanno perse e che rappresentano le basi di una buona cucina”. Ecco che nel menù diventano imperdibili la chitarra classica alla teramana, “con le polpettine fatte rigorosamente a mano, senza macchinari e con la pasta fatta in casa, che rimane sottile”. Pure il pane è fatto da loro.

E poi capretto, agnello in porchetta, il timballo. La proposta è un vero viaggio nella gastronomia regionale e teramana. “Il nostro obiettivo è cercare di fare sempre bene, perché se pensi di essere arrivato chiudi il mese dopo. Nella ristorazione è importante tenere i piedi per terra”.

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