Il consumatore è pronto per i Piwi, ma serve aumentare l’offerta. Fondazione Mach premia i migliori vini resistenti
di Serena Leo
SAN MICHELE ALL’ADIGE – Il consumatore è disposto ad acquistare i vini Piwi, ma bisogna comunicare meglio cosa sono e aumentare il numero di bottiglie prodotte. Questa è una delle chiavi di lettura del seminario che conclude la quarta edizione della rassegna dedicata ai vini Piwi in Fondazione Edmund Mach il cui vincitore assoluto per punteggio è l’azienda Da Pieri con il vino Dolce Paola Igt Veneto 2022.
Oltre ai consueti e indispensabili interventi scientifici che confermano il progresso della ricerca sull’argomento, per la prima volta si è parlato del rapporto tra il grande pubblico e queste varietà. A sottolinearne l’importanza è stato Eugenio Pomarici, professione di economia e politica agraria presso Università di Padova.
L’aspetto su cui focalizzarsi in primis, è il vigneto italiano destinato ai Piwi, oggi equivalente a ben 2000 ettari. Le aziende che propongono nel proprio catalogo etichette resistenti sono ben 189. A dominare è il Veneto con 88 aziende, 36 in Trentino, 47 in Alto Adige, 20 in Friuli. Si tratta di un business che varrebbe ben 10 milioni di bottiglie, ma attualmente se ne trovano sul mercato circa 1 milione, di cui la maggior parte finisce in anonimato tra vini comuni e Igt. “Una produzione complessiva che rende i Piwi nicchia nella nicchia” secondo Pomarici.
La chiave per uscire da questo impasse è certamente una promozione adeguata ora che il consumatore si rivela pronto a spendere per queste etichette, secondo studi condotti dall’Università di Padova e non solo.
“Abbiamo messo a confronto i prezzi di un’etichetta Piwi con quelli di un vino tradizionale. Il posizionamento delle etichette resistenti è premium – circa 15 euro a bottiglia – ma ciò non spaventa il consumatore che si pone in ascolto. Ad incuriosire è l’incertezza sulle caratteristiche sensoriali, ancora anonime e quindi pagherebbe per averli, ma solo per un uso informale”.
È stato dimostrato che il consumatore predisposto sceglie queste etichette quando non deve performare a tavola, quando il margine di errore è concesso, mentre nelle occasioni formali ancora oggi, tende a rifugiarsi nella comfort zone.
La disponibilità dei consumatori verso i Piwi è confermata in quanto il prodotto esprime maggiore attenzione verso la sostenibilità, garantendo un minore numero di trattamenti e diminuzione dell’impiego di risorse idriche. A dimostrarlo, insieme ai progressi, sono stati gli interventi scientifici tenuti dalla professoressa Elena Baraldi dell’Università di Bologna e il professore Heidinger Ramon del Dipartimento di Enologia dell’Istituto statale di viticoltura di Friburgo.
“Abbiamo realizzato un panel degustazione presso l’Università di Padova con l’obiettivo di capire come un consumatore intende un Piwi, soprattutto se messo a confronto con una varietà convenzionale e biologica. Le varietà in degustazione sono state Chardonnay e il Bronner, simili dal punto di vista organolettico. Durante i test sulle tre etichette è stato chiesto di dare una valutazione edonistica e una valutazione a livello di prezzo per ogni tipologia. L’assaggio positivo in primo luogo, è diventato poi informato. A riscuotere maggior successo sono state le etichette bio e Piwi proprio perché il consumatore tende a scegliere prodotti più sostenibili ed è disposto anche a pagarli di più”.
È ora quindi, di uscire dalla nicchia e arrivare al 20% di superficie vitata a Piwi. “Non ci sono ostacoli importanti – continua il prof. – le notizie positive vengono dai consumatori e produttori, aumenta disponibilità di varietà efficaci, cresce l’esperienza dei pionieri dei Piwi che favorisce l’aumento dei followers. È necessario che la politica intervenga ammettendo i Piwi alle Dop, agevolando l’approccio francese che consente di avere fino a 5% di superficie con varietà Piwi e 10% di vino Piwi in assemblaggio, consentendo 10 anni di osservazione del vigneto. L’approccio in Italia deve essere prudente e graduale. Serve anche intensificare e valorizzare l’esperienza acquisita, coinvolgere anche chi è rimasto in disparte finora e chi, pur sempre autorizzando la varietà, non dimostra grande impegno sull’argomento. In ultimo, ma non per importanza, la promozione e comunicazione per valorizzare i Piwi è necessaria poiché il consumatore richiede maggiori informazioni anche se ben predisposto. Il momento è quello giusto”.
Secondo il professor Marco Stefanini, presidente di Piwi Italia, i produttori scettici devono cogliere questa provocazione e trasformarla in opportunità di riflessione: “Come Piwi Italia e International cerchiamo di distinguere i prodotti resistenti attraverso un logo distintivo, ma vogliamo che di questi vini se ne parli sempre di più. L’obiettivo è progredire dal punto di vista qualitativo per dare al consumatore un prodotto ancor più alto da assaggiare, privilegiando una viticoltura ed enologia sostenibile”.
A confermare l’attenzione circa i vini Piwi è il professore e curatore della rassegna in Fem, Andrea Panichi: “La nostra rassegna dedicata ai resistenti cresce anno per anno e a dimostrarlo sono i 148 vini in concorso nel 2024, più 38 unità rispetto allo scorso anno. Inoltre questo è l’anno in cui hanno fatto l’ingresso i vini europei. Circa 90 aziende si sono misurate in questo concorso e, superate le perplessità della prima edizione, possiamo dire che questa competizione sta crescendo, così come l’attenzione sui Piwi”.
I premiati per categoria
Vini frizzanti
Terzo posto – Azienda Agricola Michele Sartori – Crun 2023
Secondo posto – Maso Bergamini – Sgris 2023
Primo posto – Azienda Agricola Ceste Beefour
Vini spumante metodo Charmat
Terzo posto – Cantina Colli del Soligo – Johanniter vino spumante brut 2023
Secondo posto – Azienda Agricola Filanda de Boron – Lauro 2023
Primo posto – Le Carline – Spumante dolce Resiliens BIO vegano s/a
Vini spumante metodo Champenoise
Terzo posto – Villa Persani – Candido 2020
Secondo posto – Pravis – Narà 2021
Primo posto – Società Agricola Martignago – Rosato dosaggio zero 36 mesi 2020
Vini bianchi
Terzo posto – Francesco Poli – Naranis 2021
Secondo posto – Società Agricola AVA – Lastramor 2023
Primo posto – Terre di Ger Limine Bianco IGP Venezia Giulia 2023
Vini orange
Terzo posto – Lieselehof – Julian Orange 2021
Secondo posto – Società Agricola Giannitessari – Rebellis 2022
Primo posto – Schmid Oberrautner – Spur IGT 2023
Vini passiti
Terzo posto – Azienda Agricola Cavalli Faletti – Solarino 2023
Secondo posto – Nove Lune di Alessandro Sala – Theia 2023
Primo posto – De Pieri – Dolce Paola IGT Veneto 2022
Vini rossi
Terzo posto – Ronco della Cava – Patior 2022
Secondo posto – Tenuta Gambalonga – Merlot Khorus 2023
Primo posto – Parco del Venda – Cigno Nero 2023
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