Cantine e vini 25 Set 2024 18:07

Nella grotta degli spumanti in Trentino, da rifugio bellico a magico luogo di affinamento

NOMI – Centoventitré anni di storia, di cui quasi la metà impiegati a produrre Trentodoc. Pedrotti è una delle aziende che ha contribuito a scrivere la storia di questa denominazione – la prima dedicata esclusivamente a uno spumante metodo classico – basti pensare che nel 1982 Luigi Veronelli ha definito la grotta nella quale viene stoccato una “Cattedrale dello spumante”.

L’inizio è datato 1901, quando a Nomi (Trento), in Vallagarina Emanuele Pedrotti inizia a produrre vini, nel 1928 il figlio Italo inizia a seguire l’attività e, forte anche del fatto che aveva cinque figli maschi, decide poi di prenderne le redini. Il figlio di quest’ultimo, Paolo, con studi al prestigioso Istituto Agrario di San Michele all’Adige, nel 1958 inizia ad affiancare il padre nella conduzione dell’azienda. Sarà lui, nel 1978, ad acquistare la grotta e, l’anno successivo, ad avviare la produzione di spumante.

Oggi ci sono Donatella e Chiara, quarta generazione, a portare avanti la casa spumantistica: “Abbiamo una produzione di circa 80mila bottiglie e la grotta ospita le riserve e un paio di annate di millesimati, ma la sua capienza massima è di 90mila bottiglie”, racconta la seconda. “Dieci in tutto le nostre referenze, divise in tre famiglie: i classici, prodotti più giovani ma che comunque hanno un tempo di affinamento doppio di quello previsto dal disciplinare, i millesimati che hanno almeno 48 mesi, e le riserve che partono da sei anni di sosta sui lieviti”.

“La grotta ha origini belliche”, racconta Chiara, “nasce durante la prima guerra mondiale come base militare, poi nel secondo conflitto fu utilizzata dai paesani come rifugio antiaereo e così gli abitanti di Nomi avevano la possibilità di ripararsi dai bombardamenti che colpivano la ferrovia, visto che il Trentino, terra di confine, ha visto i combattimenti durante entrambi i conflitti”.

Si deve a Donatella e Chiara, nel 2016, la completa ristrutturazione della cantina realizzata nel 1950 da nonno Italo, con un processo di modernizzazione che ha permesso di riconvertire le vecchie vasche in cemento in luoghi di affinamento per le bottiglie di spumante.

Ma a catturare è senza dubbio la grotta con la sua forma ad elle pensata per consentire di ripararsi anche da colpi di granata, dove la temperatura tra i 13° e i 14° C costanti tutto l’anno, il silenzio e la totale mancanza di luce creano un habitat ideale per l’evoluzione degli spumanti, che avviene per minimo due anni e mezzo per i prodotti base.

La grotta di affinamento è l’ultimo passaggio della produzione che inizia naturalmente in vigna: quelle di Pedrotti sono a circa 450 metri sul livello del mare, “quota ideale per gli sbalzi termici che si riescono a ottenere, riuscendo ad avere delle vendemmie con un grado di acidità spiccato che ritroviamo al calice con grande freschezza ed eleganza”.

In occasione del Trentodoc Festival, anche Pedrotti ha aperto le sue porte insieme alla gran parte delle 67 aziende che complessivamente producono circa 12 milioni di bottiglie di spumante metodo classico da vigneti che si trovano tra i 200 e gli 800 metri.


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