GUARDIAGRELE, ALLA SCOPERTA DELLE SISE DELLE MONACHE


GUARDIAGRELE – È un prodotto il cui racconto si confonde tra storia e leggenda, un dolce dalla forma irriverente e controversa che ha sollevato le più disparate ipotesi rispetto alle sue origini, una delizia dal gusto semplice e delicato. E chi va a Guardiagrele (Chieti), patria dell’artigianato artistico, di Nicola da Guardiagrele e del poeta Modesto Della Porta, non può non assaggiarlo.

Stiamo parlando delle sise delle monache, un dessert a base di pan di Spagna farcito con crema pasticciera. Virtù Quotidiane ha incontrato Emo Lullo, dell’omonima pasticceria, che ha spiegato cosa il dolce rappresenta per il territorio.

“È sicuramente parte integrante della nostra storia, un simbolo gastronomico di Guardiagrele conosciutissimo in tutta Italia – dice il gestore della nota azienda artigianale che nasce nel 1800 con Filippo Palmerio -. Dopo il capostipite subentrò mio nonno, Emo Lullo, che di Palmerio era il nipote, e che nel 2003 mi ha ceduto l’attività”.

Ci sono diverse ipotesi sulle origini del dolce. Quella più probabile, a detta di Emo Lullo, è legata alle suore che abitavano intorno al 1300 il Convento delle Clarisse e che avrebbero inventato il dessert in ricordo del martirio del taglio dei seni di Sant’Agata. La tesi più maliziosa invece si rifà all’abitudine delle suore di inserire tra i due seni un fardello di stoffa in modo da rendere la superficie del torace, compressa da una fascia, piatta  e senza protuberanze. C’è chi invece associa la forma del prodotto, detto anche Tre Monti, ai tre massicci abruzzesi più importanti gli Appennini, ovvero il Gran Sasso d’Italia, la Maiella e il Monte Sirente-Velino. Se gli inizi sono incerti, dal legame con la tradizione non si prescinde.

“I nostri punti di forza sono la qualità  e l’autenticità del sapore – spiega Emo Lullo che quest’anno è stato inserito nella 50 Top Italy, tra le migliori pasticcerie d’Italia – . Chi viene da me e porta i suoi nipoti, trova lo stesso gusto di quarant’anni fa. L’identità del prodotto è tutto. Non solo da noi ma per tutti i produttori del paese. Il nostro principio è che chi vuole assaggiare il dolce deve venire a Guardiagrele e assaporarne il sapore, così come la storia e con essa il territorio”.

È comprensibile, a questo punto, che la  ricetta originale sia ancora segreta e ben custodita nei ricettari guardiesi, che si tramandano di generazione in generazione. Tuttavia quello che si può dire è che la base di pan di Spagna è realizzata con farina, uova e zucchero e cotta in forno per circa 35 minuti. Mentre la crema pasticciera è quella classica, fatta con farina, uova, zucchero, latte e cannella. Il dolce è interamente lavorato a mano, anche per la creazione della caratteristica forma a tre punte, che viene data al momento dell’impasto. Dopo la fase di cottura, i dessert vengono riempiti con la crema, fatti raffreddare e spolverati con abbondante zucchero a velo. Talmente copioso che la pasticceria Emo Lullo mette a disposizione degli assaggiatori una spazzola per pulire i vestiti dopo aver consumato.

“È da sempre una nostra particolarità – racconta a Virtù Quotidiane il pasticciere – è così tanto lo zucchero che copre il dolce che i miei antenati hanno deciso di offrire al cliente questo singolare servizio”.

Le sise delle monache sono state inserite nell’elenco dei prodotti tipici di qualità, curato dal Ministero delle Politiche agricole e forestali, nell’Atlante dei prodotti tipici del Parco Nazionale della Maiella e tra le eccellenze riconosciute da Slow Food.

Insomma una prelibatezza della bella e ricca terra d’Abruzzo tutta da scoprire. E se il primo assaggio è spinto dalla curiosità per il nome così particolare, la seconda degustazione si fa per ripercorrere il sapore autentico che da secoli il dolce porta con sé.

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