Carlotta Delicato, nell’intimità di Contigliano un ristorante tutto da scoprire
CONTIGLIANO – Contigliano è un paese dell’Appennino centrale tra Terni e Rieti, con l’antico borgo medievale abitato da appena una cinquantina di persone che merita di essere visitato per la sua struggente bellezza, in posizione rialzata rispetto alla Piana reatina, circondata da montagne da cui spicca il Terminillo. Il ristorante Delicato, aperto a giugno 2022 dalla chef di Cassino Carlotta Delicato, diventata celebre dopo aver vinto Hell’s Kitchen Italia 2016, è la giusta “scusa” per farlo, è l’insegna che si fa destinazione, nell’Italia dei comuni in cui sempre più persone si spostano in base all’esperienza enogastronomica.
Una scelta d’amore, per il posto – considerando che il marito Gabriele Tarquini è contiglianese anche se con origini di Tornimparte (L’Aquila) – e per l’Italia – dove ha deciso di tornare dopo l’esperienza come executive chef al ristorante Fire di Barcellona, arrivata dopo un periodo di formazione in varie blasonate insegne del bel paese – ma soprattutto una decisione dettata dalla necessità di conciliare vita professionale e familiare senza rinunciare alla carriera.
Eletta tra le donne più influenti dell’ecosistema culinario catalano, un percorso in ascesa nel panorama internazionale della cucina fino all’arrivo di Federico Maria, due anni e mezzo fa, che ha posto la coppia davanti a un bivio: “Continuare le carriere, arrangiarci in giro per il mondo, o ridimensionarci”. La scelta – che definire una diminutio appare azzardato – è caduta sulla seconda strada.
Ed è proprio dal mondo iberico – l’ultimo frequentato da Carlotta – che arrivano le principali influenze del piccolo e accogliente ristorante laziale, a partire dalle contaminazioni in cucina, passando per la generosità delle porzioni del tutto lontane da quelle a cui il fine dining ci ha abituato, fino alla filosofia di fondo permeata dall’accoglienza di chi, come Gabriele, ha conosciuto ristoranti una stella Michelin pieni anche a pranzo nei giorni infrasettimanali, come accade proprio a Barcellona.
Le sue grandi esperienze all’estero nel mondo dell’accoglienza, in realtà come Hilton Diagonal Mar Barcellona, JW Marriott Venice Resort e Spa, in sala si vedono tutte: attento e scrupoloso, mai sopra le righe, Gabriele è perfetto padrone di casa, autentico ambasciatore di quel che arriva dalla cucina e abile negli abbinamenti.
La parola d’ordine, che il maître pronuncia anche ripetutamente durante l’accoglienza, è famiglia: perché tutto, in questo piccolo locale da neanche trenta coperti – che in estate grazie allo spazio esterno aumentano solo di una manciata, proprio per mantenere i caratteri di una cucina espressa e scrupolosa in cui tutto è preparato al momento – fa sentire a casa, respirando una sensazione di dilatazione del tempo, nonostante – anche in questo caso in controcorrente – i tempi di servizio contenuti.
Il filo conduttore sono la stagionalità e l’amore per il territorio, che si ritrovano nel piatto e nel calice. La cucina è schietta, non si avventura in prodezze, neppure estetiche, privilegia materie prime locali e ricette della tradizione che, seppur rielaborate in chiave moderna, non perdono i sapori che ci si aspetterebbero. La cantina è particolarmente interessante, frutto di una selezione attenta di piccole realtà, soprattutto della zona, piuttosto lontane dalle etichette blasonate. Gli abbinamenti di Gabriele completano l’opera, chiudendo un cerchio che riesce a catturare.
In ossequio al nome e alle buone maniere, alla sensibilità e al tatto dei due giovani ristoratori, i sapori sono delicati, mai invadenti ma convincenti e capaci di rimanere impressi. Anche i dolci, che in un’esperienza rappresentano l’ultimo ricordo da portare con sé e per questo rivestono una particolare importanza – e, diciamo pure, quasi mai assolvono degnamente al ruolo – sono equilibrati e originali.
“La scelta di Contigliano”, raccontano i due giovani – 30 anni da compiere la chef, classe 1989 lui – “ci ha permesso di conciliare la vita lavorativa e quella familiare. Abbiamo preso quindi due percorsi di dieci anni e ‘buttati al vento’ aprendo in questo borgo piccolissimo. Lo abbiamo fatto con molta paura, nessuno ci credeva ma noi avevamo dentro l’idea di sviluppare un ristorante contemporaneo che si integrasse col contesto senza spingersi oltre. È una cucina di prodotto, bassa manipolazione, molto diretta e immediata, lavorata con tecniche di cucina contemporanea. Prepariamo tutto al momento e questo ci permette di accorciare i tempi trascorsi dentro al ristorante”. (m.sig.)
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