L’AQUILA È UNA CITTÀ PER LE DONNE? I PROGETTI CHE PROVANO A CAMBIARE LA REALTÀ


L’AQUILA – Con alcune amiche e professioniste abbiamo provato a capire se L’Aquila fosse una città per le donne qualche anno fa, quando la ricostruzione era tutta da iniziare e soprattutto da pensare. Eravamo due architette, una psicologa e una piccola imprenditrice. Ci siamo chieste se all’Aquila il “diritto alla città” dei cittadini e delle cittadine fosse rispettato, ossia se quel diritto di accedere a quanto la città offre come servizi, infrastrutture, spazi potesse essere esercitato da tutti e come avremmo potuto dare il nostro contributo per far sì che L’Aquila potesse risorgere secondo i desideri e le necessità reali di tutta la popolazione.

È stato questo il punto di partenza di “L’Aquila, città per le donne – Percorsi partecipativi per una lettura di genere della realtà urbana”, un progetto ideato e promosso nel 2012, pensando che dare una lettura di genere alla rinascita della Città fosse fondamentale per la stessa capacità di organizzare e gestire gli spazi urbani, affinché fossero più adeguati alle reali esigenze dei cittadini e delle cittadine.

È innegabile che uomini e donne vivano la città in maniera diversa, sulla base di ruoli storicamente diversificati che oggi però non hanno più una rispondenza nella realtà contemporanea. È quindi necessario adeguare la città a una realtà rinnovata, che va ripensata globalmente secondo le esigenze di una società ormai diversa e che vede anche gli uomini impegnati in attività per loro “nuove”.

L’intento del nostro progetto è stato però indagare, attraverso diversi vissuti quotidiani, le necessità della donna-madre-lavoratrice, che svolge uno o tutti i ruoli e che ogni giorno si vede impegnata e divisa tra il lavoro e la cura della famiglia.

L’indagine, con il filtro della lettura della psicologia di comunità, è stata condotta attraverso due tipi di stimoli: uno sotto forma di gioco, l’altro più strutturato basato sull’utilizzo della metodologia della “progettazione partecipata”. Sono stati organizzati una serie di incontri durante i quali le donne, che vivevano in due quartieri pilota (il Torrione e il Progetto C.a.s.e. di Sant’Elia), sono state protagoniste della ricostruzione materiale e sociale della città, denunciando bisogni e proponendo indirizzi utili nel processo di rinascita dell’Aquila con un unico fine: ricreare una città vivibile e viva.

Gli aspetti economici sono stati, invece, affrontati con un approccio metodologico diverso, ossia attraverso l’organizzazione di incontri formativi e divulgativi rivolti all’intera città e un corso di formazione per aspiranti imprenditrici.

Dall’interesse e dalla creatività delle partecipanti sono scaturite proposte concrete e innovative.

L’obiettivo è una città che cambia a poco a poco nella forma e nella struttura per incorporare le esigenze delle donne e degli uomini. L’ordine, la gradevolezza e la vivibilità ed il senso di appartenenza rappresentano l’identificazione con il territorio in cui non si abita soltanto ma si vive, trasformando la città in un luogo migliore per tutti. Al termine del lavoro fu preparata una brochure con tutte le iniziative da intraprendere perché la Città iniziasse ad assomigliare ai suoi abitanti e alle sue abitanti, ma purtroppo l’attenzione dell’allora Amministrazione fu quasi nulla… Fu un dispiacere per noi, perché il nostro fu un vero progetto pilota – il Comune dell’Aquila vinse al SAIE di Bologna nel 2014, insieme a noi e alla nostra idea, anche una menzione d’onore nel premio “Tecnologie e politiche per le per smart city e le smart community in ottica di genere” – negli anni poi in Italia ne sono seguiti diversi, come quello del Politecnico di Milano o l’ultimo a Torino.

L’impostazione di base di questo progetto può essere facilmente replicata anche in altre città – che vivono momenti differenti da quello che la L’Aquila post terremoto viveva nel 2012 -, si può creare un format metodologico applicabile in altre realtà, con gruppi di lavoro omologhi e capaci, sotto la nostra guida, di seguire il percorso che noi abbiamo tracciato anni fa nella nostra città. Laura Tinari

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