Cronaca 24 Ott 2024 14:19

Filiera del caffè sotto la lente del G7 di Pescara. Miglietta: “Il prezzo della tazzina aumenterà ma il consumatore può orientare il mercato”

Filiera del caffè sotto la lente del G7 di Pescara. Miglietta: “Il prezzo della tazzina aumenterà ma il consumatore può orientare il mercato”

PESCARA – “Almeno per il prossimo quinquennio il prezzo della tazzina di caffè è destinato ad aumentare. Per noi consumatori occidentali quei centesimi in più ci cambiano poco. È importante invece che decolli la questione della sostenibilità della produzione e della sua certificazione. A quel punto il consumatore finale con le sue scelte può orientare giustamente il mercato. Come la storia insegna, dal dopoguerra in poi le scelte di mercato molte volte influiscono sulle scelte produttive e quindi sul clima. Pensiamo solo all’olio di palma, giusto o sbagliato il consumatore ha rifiutato l’olio di palma indiscriminato scegliendo il prodotto con certificazione d’origine. Anche per il caffè si dovrebbe andare in tal senso”.

È lo scenario prefigurato da Vincenzo Miglietta, giornalista economico del Gruppo 24 Ore e voce di Radio24, intervenuto alla sessione del G7 Sviluppo in corso a Pescara, tema la catena del valore del caffè. Con il focus, il lancio di un fondo pubblico-privato (progetto pilota) per i paesi produttori.

Miglietta, quanto è importante portare la questione della sostenibilità della filiera del caffè all’attenzione internazionale?

La questione è di duplice importanza. C’è il problema strettamente economico che riguarda 25 milioni circa di produttori al mondo di cui almeno cinque, sei milioni di piccoli produttori che a stento riescono a vivere di quel lavoro. Non di meno, il problema della filiera riguarda anche la sostenibilità ambientale. Negli ultimi anni per effetto della crisi climatica e per problemi di geopolitica internazionale, la produzione di caffè è in calo e registra una crescita esponenziale del prezzo sia per il prodotto grezzo che nel prodotto finale. Il rischio che la tazzina potrebbe arrivare a costare fino a cento dollari come paventato dal coordinatore Ico (International coffee organization) Gerardo Patacconi, è reale. Se non poniamo soluzione a questi due problemi di natura sociale e ambientale nel giro di pochi anni il consumatore finale potrebbe trovarsi a fare i conti con un prezzo assurdo che mette fuori mercato quasiasi tipo di prodotto derivato del caffè.

Come si pensa di intervenire?

In base a quanto espresso da produttori e paesi coinvolti occorre innanzitutto cercare di rendere la produzione pù sostenibile sia a livello ambientale che sociale. Nell’ambito del piano Mattei per l’Africa (il progetto strategico di diplomazia, cooperazione allo sviluppo e investimento dell’Italia per rafforzare e rinnovare i legami con il continente, ndr) sono stati stabiliti stanziamenti partendo dai Paesi dell’area subsahariana per poi esportare questo modello di aiuto nel Sud America.

A partire da quando?

Onestamente mi è sembrato un discorso più di principio. Sicuramente dal 2025 questi primi passi riguarderanno i paesi africani . Dovrebbero essere coinvolti anche marchi internazionali famosi tra cui Lavazza, Illy, ma per questo c’è da attendere.

Più sostenibilità della filiera significa anche necessità di certificazione.

Infatti. Per il cacao esiste un marchio di equo e solidale che tutela una nicchia di produzione ma anche produttori più grossi. Per il caffè siamo in fase embrionale e quella deve essere una strada da seguire. Questo comporta che le piantagioni vadano a impattare contro la deforestazione la cui conseguenza diretta sono gli effetti climatici che mettono in crisi le stesse produzioni.

Perché cominciare dai paesi africani?

Si parlava del Piano Mattei e necessariamente le poche risorse a disposizione non possono essere frazionate o diventerebbero irrisorie.I produttori più al limite di sopravvivenza e borderline tra una produzione ecocompatibile e una produzione che sfocia nella deforestazione seguendo pratiche che hanno ripercussioni negative sui produttori locali che sui prezzi internazionali. Credo che al momento sia il problema più sentito in Africa.

Se la filiera del caffè è questione scottante, anche quella del cacao è un campo minato di criticità legate alla deforestazione, disuguaglianze salariali e lavoro minorile.

Caffè e cacao sono cugini sia perché originano nella fascia subtropicale, sia per la catena della distribuzione. Il maggiore produttore al mondo di caffè, il Brasile, ha subìto sorprendentemente negli ultimi anni delle gelate che hanno compromesso la produzione. Così il cacao per quanto delocalizzato in altre zone del mondo soffre dei cambiamenti climatici e del trasporto e distribuzione della materia prima che sta subendo rincari anche nel trasporto via nave. Devono seguire rotte nuove e anche per questo devono sopportare incrementi di prezzo. Per entrambe le commodity il prezzo alla tonnellata di 3- 4 anni fa era sicuramente di un terzo rispetto ai prezzi attuali.


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