Nuovo Codice della strada? Educare al consumo di vino anziché demonizzare. Punti di vista dall’Oltrepò Pavese
PAVIA – Da grandi decisioni derivano grandi responsabilità e con esse anche prese di posizione. È stato recentemente approvato il disegno di legge che ha apportato nuove modifiche anche al Codice della Strada. Novità che hanno suscitato clamore soprattutto per quanto riguarda il consumo di alcol e ancor di più per l’istituzione del nuovo indice Borghi.
Si scherza, ma nel farlo escono tutti i limiti della classe governativa italiana. Il senatore leghista Claudio Borghi ha sostenuto che con una bottiglia di vino non si arrivi al limite per l’ubriachezza grave al volante. Negli scambi su X ha dimostrato di non aver compreso al meglio questa teoria di calcolo, avendo anche il coraggio di criticare una legge da lui stesso votata, solo dopo averne capito la reale portata e applicazione. I soliti battibecchi da bar, tanto per restare in tema, tipici della politica italiana.
Tornando su fonti più rispettabili e credibili ci troviamo dinnanzi a due fronti: coloro che sono d’accordo con le nuove misure e coloro che le vedono come un ostacolo alla propria attività. Nella prima fazione si schiera Federvini, che rinnova il suo impegno nella lotta contro la guida sotto l’effetto di alcol e si dice soddisfatta della nuova regolamentazione contro gli abusi. D’altronde, avendo aderito al progetto internazionale Wine in Moderation che preme sulla sensibilizzazione del consumo moderato del vino, non poteva che dimostrarsi tale.
Dall’altro lato si pone Sandro Bottega, imprenditore e leader di Bottega Spa. “Così si penalizza il consumo moderato di alcol. Anche se il principio non fa una piega, nella realtà dei fatti temo che per togliere un dente guasto si stia provando a togliere tutti i denti”, dice Bottega.
Per lui meglio dichiarare accettabile il limite di 0,5 anziché porlo come divieto assoluto. Tra le sue preoccupazioni c’è quella di rendere le cene tra produttori del settore riservate ad astemi vista l’impossibilità di degustare un calice in compagnia.
Grandi realtà e personaggi con prese di posizione talvolta discutibili. Più autorevole il parere di Umberto Callegari, amministratore delegato del gruppo Terre d’Oltrepò, che dice a Virtù Quotidiane: “Ritengo che questo tema possa essere analizzato da due prospettive principali. La prima riguarda la salute e la sicurezza. Senza voler banalizzare, è noto che il consumo di alcol può ridurre le barriere cognitive e rallentare i riflessi, aumentando così i rischi alla guida. Guidare in uno stato di totale sobrietà, privo di alterazioni, rappresenta indubbiamente una condizione che migliora la sicurezza, sia per chi guida sia per chi condivide la strada”.
“La seconda prospettiva riguarda invece l’industria vinicola, un settore che in Italia attraversa un momento di profonda trasformazione. Il comparto vale circa l’1,3% del Pil, ma negli ultimi anni ha registrato un netto calo nei consumi interni: negli ultimi 30 anni, il consumo di vino in Italia è diminuito quasi del 50%, influenzato da cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e da una stagnazione demografica”.
“Questo”, rileva Callegari, “ha aggravato le difficoltà economiche del sistema, ulteriormente appesantite dall’aumento dei costi di accesso al credito: i tassi per prestiti fino a un milione di euro sono passati dall’1,75% di dicembre 2021 al 5,72% di dicembre 2023. Inoltre, il 58% del vino prodotto in Italia proviene da cooperative che, spesso, non dispongono di strutture ottimali per competere sul mercato globale. In questo contesto, è lecito chiedersi se una normativa restrittiva possa influire ulteriormente sui consumi, creando le condizioni per un’ulteriore contrazione della domanda interna”, prosegue Callegari.
“È evidente che si tratta di una questione complessa. Personalmente, credo che più che puntare su misure coercitive, sarebbe necessario investire in una reale educazione al consumo, priva di inutili beatificazioni o demonizzazioni. Il vino è un prodotto fondamentale non solo per la nostra economia, ma anche per la nostra cultura: è quindi essenziale affrontare il tema con equilibrio e consapevolezza”.
Interviene nel dibattito anche Montelio: “È necessario fare educazione su un consumo sempre più responsabile e consapevole di prodotti di qualità”, dicono dall’azienda agricola di Codevilla (Pavia). “La moderazione è la chiave anche per potersi godere e gustare un vino senza conseguenze negative. Bere vino dev’essere un piacere, una scoperta che però non compromette la sicurezza o il benessere delle persone. Come azienda cerchiamo sempre di educare chi ci viene a trovare in cantina a capire cosa c’è dietro ad un calice di vino: dalla vigna al calice ogni sfumatura è bellezza e unicità. Il divertimento non deve mai essere a scapito della sicurezza propria e soprattutto altrui. L’inasprimento delle norme del codice della strada sarà sicuramente utile ma ciò che serve è lo sviluppo di un buon senso e senso civico nelle persone”.
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