Cantine e vini 29 Giu 2026 17:03

Il giardino dei Medici nell’era del cambiamento climatico, la sfida bio della famiglia Malenchini tra olio e vini del territorio

Il giardino dei Medici nell’era del cambiamento climatico, la sfida bio della famiglia Malenchini tra olio e vini del territorio
Diletta Malenchini

FIRENZE – Le colline che abbracciano Firenze rappresentano da secoli il giardino produttivo della città. Questo territorio gode di una vocazione agricola millenaria.

Il clima temperato, influenzato dalla protezione dell’Appennino e dalla ventilazione delle valli dell’Arno, unito a terreni ricchi di galestro e alberese, crea l’habitat ideale per due pilastri della cultura toscana come la vite e l’olivo.  

Qui la terra non è solo un mezzo di sussistenza, ma un elemento di prestigio che ha visto le grandi famiglie fiorentine, dai Medici in poi, investire nella creazione di ville-fattorie dove la bellezza architettonica si fondeva con l’efficienza produttiva.

L’azienda agricola Malenchini ha il suo cuore pulsante nella splendida Villa Medicea di Lilliano. La storia di questo luogo risale all’XI secolo come torre di avvistamento, ma è nel 1646 che entra nel mito, acquistata dal Granduca Ferdinando II de’ Medici. La famiglia Malenchini ne divenne proprietaria nel 1830, trasformando questa dimora storica in un’eccellenza produttiva che oggi, giunta all’ottava generazione sotto la guida di Diletta Malenchini, si estende su circa 70 ettari complessivi.

“Gestire una tenuta con una storia così lunga significa muoversi in equilibrio costante tra rispetto della tradizione e cercare di innovare”, racconta Diletta Malenchini a Virtù Quotidiane. “La sfida più grande nel portare avanti la visione della mia famiglia nel mercato globale del 2026 è stata proprio questa: rimanere fedeli alla propria identità ai valori originari della tenuta, senza restare ancorati a modelli ormai superati”.

Oggi il mercato richiede trasparenza, sostenibilità e una forte presenza internazionale. Un altro aspetto cruciale per l’azienda è stato reinterpretare la tradizione. “Non si tratta di conservarla in modo statico, ma di farla evolvere. Questo significa, ad esempio, valorizzare i metodi storici di produzione affiancandoli a pratiche innovative, o raccontare la storia familiare in modo autentico ma accessibile alle nuove generazioni”.

La famiglia Malenchini è stata tra i precursori del biologico nel Chianti Colli Fiorentini. “Non è stata solo una scelta etica, ma anche stilistica. Il passaggio a pratiche biologiche ha inciso in modo profondo sul profilo sensoriale dei nostri prodotti, rendendoli più espressivi e legati al territorio”.

“Per quanto riguarda l’olio extravergine, il cambiamento si traduce in profumi più intensi e freschi, con sentori erbacei, di carciofo e mandorla più pronunciati. Al palato, l’equilibrio tra amaro e piccante risulta spesso più netto e armonico, segno di una maggiore concentrazione di polifenoli e di una materia prima più sana”.

Il Vinsanto, uno dei prodotti di punta dell’azienda, richiede anni di attesa e una perdita di volume dell’80% durante la produzione. “Non siamo più abituati alle cose lente ma l’agricoltura in particolare la viticoltura e olivicoltura lo sono ed i loro tempi vanno rispettati. È la bellezza di questo lavoro”.

“In particolare, il Vinsanto ha tempi lunghissimi anche in cantina. Ce ne dobbiamo dimenticare. È l’unico prodotto che una volta messo nei caratelli non ha bisogno della mano dell’uomo”.

Tra la tradizione locale spuntano anche tecniche innovative. L’imbottigliamento dell’olio in assenza di ossigeno è una tecnica d’avanguardia. “È difficile far capire al consumatore finale che l’olio non è solo un condimento, ma un prodotto tecnologico e salutistico. Va raccontato e spiegato molto di più di ogni altro. Dico sempre che sta in cucina e quindi non gli viene dato il giusto valore”.

Le gelate tardive e le siccità estive sono diventate una costante. “Cerchiamo di lavorare al meglio e per portare in tavola un buon prodotto ogni anno, con le particolarità ed i suoi profumi che rappresentano quello che è successo durante la stagione. Da un punto di vista agronomico si può fare ben poco. Si cerca di aiutare le piante con concimazioni organiche e si lavora per evitare attacchi della mosca che certi anni ci mettono a dura prova”.

“Abbiamo iniziato ormai quattro anni un percorso di riqualificazione delle olivete per rendere sostenibili soprattutto economicamente. Così stiamo creando una linea di prodotti, EVO Crepuscolo e Albeggio che giocano sul fruttato, intenso e leggero per essere abbinati a diversi piatti della nostra cucina. Nel 2025 è nato il 100% Frantoio, cultivar Re della nostra zona ed abbiamo pensato a questa nuova etichetta per rendergli dignità”.

Villa Medicea di Lilliano non è solo una cantina, ma un palcoscenico per eventi internazionali. “Sono passati ormai dieci anni da quando abbiamo intrapreso questa attività dell’ospitalità a tutto tondo. Qui si può soggiornare, organizzare un evento, fare degustazioni di vino e olio. Si può vivere una vera esperienza Toscana. Sicuramente questo rafforza il brand e la sua percezione”.

La sfida più grande per i prossimi anni è il cambiamento climatico. “Per questo motivo abbiamo piantato proprio questo inverno diverse varietà tipiche della nostra zona per vedere come rispondono per poi decidere cosa fare. Credo che rispettare la tradizione sia fondamentale: il terroir, ormai parola abusata rappresenti il passato ma anche il futuro. Ho un figlio agronomo che attualmente lavora in Francia, porterà e sta già portando aria di cambiamenti”.

Quella dei Malenchini è una sfida vinta contro la fretta del mercato globale. Proteggere la lentezza dei prodotti locali con la precisione della tecnologia d’avanguardia. In un paesaggio dove la bellezza architettonica incontra la sostenibilità biologica, la tenuta si conferma custode del passato mediceo e laboratorio a cielo aperto per l’agricoltura di domani.


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