Partite al bar e scommesse: in Abruzzo il gioco entra negli spazi della vita quotidiana
Guardare una partita al bar, in compagnia, è un’abitudine molto popolare in Italia, al punto che spesso e volentieri vengono anche organizzate delle promozioni sul cibo in occasione delle principali partite di Serie A, Champions League e così via. Anche in Abruzzo non mancano pub e locali che trasmettono il calcio sugli schermi. In alcuni esercizi, però, allo stesso spazio si sovrappone anche la rete del gioco pubblico, e questo comporta delle riflessioni importanti da un punto di vista etico e normativo.
Le scommesse calcio rappresentano soltanto una delle forme presenti nel sistema regolamentato italiano. Il tema interessante non è però quanto incidano sulla serata della partita, quanto la loro presenza all’interno o accanto a luoghi frequentati quotidianamente renda l’accesso al gioco particolarmente semplice. Su questo punto i dati raccolti in Abruzzo dal Consiglio Nazionale delle Ricerche offrono una fotografia piuttosto chiara.
In Abruzzo oltre metà della popolazione ha un punto di gioco a pochi minuti
L’indagine GAPS 2024, realizzata dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR nell’ambito delle attività regionali sul gioco d’azzardo, ha analizzato non soltanto quanto si gioca, ma anche dove è collocata l’offerta.
Più della metà degli abruzzesi intervistati dichiara di avere un luogo dove giocare a meno di cinque minuti da casa e una quota analoga riferisce la stessa prossimità rispetto al posto di lavoro o di studio. Nella ASL di Pescara quasi il 60% indica un punto di gioco raggiungibile in meno di cinque minuti dalla propria abitazione.
Già il precedente rapporto CNR, elaborato utilizzando dati ADM del 2021, censiva in Abruzzo 449 punti dedicati alle scommesse sportive e ippiche, equivalenti a circa un esercizio ogni 2.860 residenti. A questi si aggiungevano le migliaia di punti relativi a Lotto, lotterie, giochi numerici e apparecchi da intrattenimento.
Bar, tabacchi e pub sono il principale luogo di gioco
Secondo CNR-IFC, bar, tabacchi e pub rappresentano il principale luogo di gioco indicato nel campione regionale, con una quota del 32%. Nella ASL di Teramo la percentuale sale al 36%, mentre in quella di Pescara si attesta al 29%. Le sale scommesse dedicate raggiungono invece il valore più elevato nell’area di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, dove sono indicate dall’11% degli intervistati.
Il dato non significa che un terzo degli avventori dei bar giochi d’azzardo. Considerando soltanto chi gioca in presenza, l’Osservatorio regionale indica che il 76,5% utilizza bar, tabacchi o ricevitorie.
È proprio questa sovrapposizione a interessare dal punto di vista della prevenzione. Il bar non nasce come luogo destinato al gioco: è uno spazio utilizzato per la colazione, l’aperitivo, un incontro o una partita vista insieme. Quando nello stesso ambiente sono disponibili anche prodotti di gioco, questi entrano inevitabilmente in uno spazio della quotidianità.
Il problema della prossimità è entrato da tempo nella regolamentazione
La presenza del gioco negli spazi quotidiani non è un aspetto ignorato dalle istituzioni: già il Decreto Balduzzi del 2012 prevedeva una progressiva ricollocazione della rete fisica tenendo conto della vicinanza a scuole, strutture sanitarie, luoghi di culto e centri socio-ricreativi e sportivi.
In Abruzzo la Legge regionale 7 dicembre 2020, n. 37 prevede inoltre che nuove autorizzazioni per sale da gioco o installazioni di apparecchi per il gioco lecito non siano rilasciate a meno di 300 metri dai luoghi sensibili individuati dalla normativa.
Un’altra scelta significativa riguarda la comunicazione commerciale: dal 2019 è vietata in Italia la pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro. AGCOM indica esplicitamente come finalità del divieto il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo e una maggiore tutela delle categorie vulnerabili.
La Regione rafforza il monitoraggio del fenomeno
A maggio 2026, la Regione Abruzzo ha approvato un nuovo progetto realizzato insieme all’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, destinato a rafforzare l’Osservatorio epidemiologico regionale e proseguire le attività di prevenzione, cura e riabilitazione.
Tra le azioni previste ci sono nuove indagini sulle abitudini dei giovani, analisi della domanda di trattamento e formazione degli operatori. La Regione definisce il disturbo da gioco d’azzardo una questione di salute pubblica; nel 2024 i Ser.D delle quattro ASL abruzzesi avevano in carico complessivamente 384 utenti per disturbo da gioco d’azzardo.
Il quadro abruzzese suggerisce quindi di leggere con cautela il rapporto tra calcio, bar e scommesse. Il locale continua prima di tutto a essere uno spazio di socialità, nel quale seguire insieme una partita può rappresentare una delle tante occasioni di incontro. I dati mostrano però che il gioco è spesso disponibile negli stessi luoghi o nelle immediate vicinanze.
È questa capillarità, più che l’idea della scommessa come parte necessaria del rito calcistico, a spiegare perché istituzioni sanitarie e regolatori continuino a concentrare l’attenzione sull’accessibilità e sulla prevenzione.
Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza. Per informazioni e supporto è disponibile il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 558822, servizio anonimo e gratuito.
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