LA STORIA DI FABRIZIO, PESCATORE DELL’ADRIATICO DA SESSANTASEI ANNI


ATRI – Tutto è partito da una giornata trascorsa all’Istituto Agrario di Atri (Teramo), dove nel febbraio scorso Virtù Quotidiane è stato invitato a raccontare ai giovani studenti il proprio lavoro, quello svolto ogni giorno raccontando il bello e il buono dell’Abruzzo, e quanto sia importante trasmettere messaggi positivi.

Dalla futura classe imprenditoriale agricola è stato possibile ascoltare storie e aneddoti di vita vissuta che offrono grandi speranze per il futuro della regione.

Gli studenti sono rimasti particolarmente attratti dall’attività giornalistica e, su impulso degli insegnanti, a partire dalla dirigente scolastica Daniela Magno e dai professori Alessandra Nuvolone, Emiliano Saverioni, Dina Narcisi e Paola D’Andreagiovanni, hanno realizzato una serie di articoli che attraversano in lungo e in largo l’Abruzzo più autentico.

Virtù Quotidiane li pubblicherà tutti, a partire da oggi.

INTERVISTA AL PESCATORE FABRIZIO

Oggi è una giornata soleggiata e parzialmente nuvolosa, con rischio di precipitazioni. Mi trovo a Silvi Marina nei pressi della residenza del pescatore Fabrizio, per intervistarlo sulla sua vita da pescatore e fargli delle domande sull’inquinamento marittimo.

Da quanto tempo fa il pescatore ?

Io sono un marittimo di professione; ho fatto la scuola nautica da sempre. Per l’esattezza faccio il pescatore da 66 anni. Mio nonno faceva il pescatore di professione e così anche mio padre, quindi in un certo senso ho ripreso l’attività di famiglia. Però prima ero anche capitano di lungo corso.

Quindi lei rivende il pescato o lo divide in famiglia?

Beh… ero capitano di lungo corso, e quindi trattavo in acque internazionali, ora, invece, prendo il pescato e lo divido in famiglia.

Com’è stato vedere e sentire l’impatto con l’inquinamento?

Personalmente l’impatto con l’inquinamento non l’ho avvertito molto da questa parte del mare. Però è chiaro che ciascuno di noi deve fare qualcosa per combatterlo, altrimenti saranno guai per le generazioni future.

Se le chiedessi di collegare l’inquinamento alla prima cosa che le viene in mente, cosa mi direbbe?

Per quello che ne so io, i pesci subiscono un inquinamento magnetico dovuto alla dittatura del cellulare. Poi ci sarebbe da fare un discorso sulla plastica, che ormai sporca ogni parte del globo, non solo le acque.

Si spiega meglio, per favore?

Gran parte dell’inquinamento deriva dal modo scriteriato con cui usiamo la plastica, che è dappertutto, dalle cannucce da bar fino alle buste che contengono vari tipi di ortaggi. Bisognerebbe cambiare il nostro stile di vita, ma è difficile: se manca la coscienza di sporcare, manca anche il senso di colpa. Questa educazione dovrebbe partire dalla scuola, da voi, dalle generazioni che verranno. Leonardo Iezzi I P/Q

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