ABRUZZOBNB ALLA REGIONE: DEROGARE PERIODO CHIUSURA ANNUALE


L’AQUILA – Deroga per il biennio 2020/2021 del periodo obbligatorio di chiusura per i b&b non imprenditoriali dando la possibilità di un possibile recupero per i mesi in cui ci potrà essere una ripartenza, soprattutto nelle zone di montagna dove la presenza dei b&b è strategica e fondamentale, essendo le uniche strutture aperte anche durante la stagione invernale.

È una delle richieste, “a costo zero”, rivolte alla Regione Abruzzo dall’associazione AbruzzoBnb, nata nel 2016 e che rappresenta un centinaio di strutture delle circa 1.300 presenti in regione. Il settore in Italia dà lavoro a 45mila persone, ha stimato il sito www.bed-and-breakfast.it, e per il 70 per cento è composto da gestori che non hanno altra occupazione.

AbruzzoBnb chiede anche “interventi moratori per le strutture in affitto (per chi svolge l’attività in immobili presi in affitto), interventi per la sospensione di eventuali mutui, contributo una tantum per i b&b in regola con Scia, Nias e Cir (codice identificativo di riferimento) finalizzato all’acquisto di presidi igienici i cui costi sono molti elevati, troppo onerosi soprattutto per una struttura familiare”.

E ancora, “misure a carattere strutturale e ordinario come fondi per la valorizzazione delle attività minori come i bed and breakfast non imprenditoriali quali ad esempio protezione del Marchio di B&B che ne identifica le sue particolarità, cartellonistica regionale identificativa uniformata per tutta la Regione Abruzzo, inserimento delle strutture di B&B regolarmente censite e in regola con le autorizzazioni previste dalle normative vigenti nei portali istituzionali, formazione programmata sui temi marketing territoriale/digitale e corsi per la sanificazione degli ambienti in linea con le procedure post Covid-19, corsi di lingue straniere per i gestori di Bed and breakfast e strutture extralberghiere soprattutto quelle non imprenditoriali, ora escluse”.

Il settore è stato di fatto dimenticato dal governo, nel decreto Cura Italia, e dalla Regione, nella legge Cura Abruzzo, denuncia Lucia Simioni, presidente di AbruzzBnb.

“Insieme alle associazioni di altre 6 regioni abbiamo diffuso un questionario tra gli associati e la cosa che più salta all’occhio è che per molti gestori il b&b rappresenta il primo reddito”, ha spiegato la Simioni a L’Aquila Blog. “Il panorama extra alberghiero è molto composito però per chi possiede un b&b non imprenditoriale, cioè gestito senza partita Iva, non è stata prevista alcuna misura di sostegno dai provvedimenti per l’emergenza Coronavirus”.

Si tratta di realtà piccole o piccolissime che spesso si rivelano un’ottima integrazione al circuito tradizionale dell’accoglienza e che oltre a costituire fonte di economia per i proprietari, alimentano un indotto fatto di collaboratori per le pulizie, lavanderie e fornitori di prodotti per la colazione.

Un microcosmo ignorato dallo Stato, che lo ha escluso sia dagli ammortizzatori sociali, sia dal bonus di 600 euro destinato agli autonomi.

“Si stimano 1.300 strutture ma il dato non è mai stato verificato tanto che a volte vengono dati numeri maggiori, ad esempio l’assessore al Turismo in un’occasione ufficiale ha parlato di 1.700”, ha continuato la Simioni, “i b&b si trovano in maggior numero nel pescarese, nell’aquilano e nel chietino, il teramano sembra essere quello con la minore presenza per il gran numero di alberghi, villaggi e campeggi. 13 anni fa a Roseto degli Abruzzi ero la seconda ad avere un b&B, oggi sono decuplicati”.

“Sono realtà molto presenti e danno una risposta economica molto forte”, ha fatto osservare la presidente di Abruzzobnb.

“Nonostante sia sancito il cosiddetto b&b non imprenditoriale, nel Lazio è stato vinto un ricorso al Tar che consente alle strutture di non avere il periodo obbligatorio di chiusura, mentre in Abruzzo con una legge è stata prevista l’obbligatorietà di chiusura per tre mesi – ha aggiunto la Simioni – . Il b&b nasce in Italia nel 2000 e può avere fino a 4 camere e massimo 10 ospiti, la Regione Abruzzo ha ora istituito anche i b&b imprenditoriali in cui puoi avere fino a 6 camere e non hai obbligatorietà del periodo di chiusura”.

Il proliferare dei bed and breakfast ha comportato la moltiplicazione degli adempimenti burocratici e oggi “siamo arrivati a quasi 10 adempimenti per poter aprire, ma nonostante si sia alzata molto l’asticella delle regole da rispettare molti lo fanno perché magari non trovano un altro lavoro e nonostante tutte le iniziative delle Regioni non sono contemplati da alcuna misura di sostegno per il momento attuale di crisi”.

“L’indotto è importantissimo nelle zone di mare ma anche dove c’è maggiore destagionalizzazione”, ha fatto infine osservare la Simioni, “è l’intera filiera ad essere coinvolta”.

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