AZIENDE AGRICOLE FANNO RICORSO CONTRO I CANONI IRRIGUI DEL CONSORZIO ATERNO SAGITTARIO


L’AQUILA – Otto aziende agricole hanno presentato ricorso alla commissione tributaria dell’Aquila per contestare la legittimità dei canoni irrigui che il Consorzio di bonifica interno Aterno-Sagittario, che gestisce le reti di parte dell’Aquilano, Valle del Tirino, bassa Valle dell’Aterno e Valle Peligna, fa pagare anche a chi non utilizza la risorsa idrica.

Un problema antico più volte contestato dagli imprenditori ma anche dai sindaci, ai quali tuttavia l’ente nel luglio scorso, attraverso l’allora commissario Sergio Iovenitti, rispose che il canone che versa chiunque sia proprietario di un terreno agricolo è assimilato a una tassa vera e propria, che si è dunque tenuti a pagare sia che si utilizzi l’acqua per l’irrigazione sia che si tenga incolto il terreno senza sfruttare la risorsa idrica.

Gli agricoltori dell’Alta Valle del Tirino puntano l’indice anche contro il fatto che nella loro area la disponibilità d’acqua sarebbe limitata a poche ore al giorno, al contrario dell’area peligna in cui c’è tutto il giorno.

“Il ricorso si basa sugli adempimenti del Consorzio rispetto alla normativa, evidenziando le criticità e i disservizi dell’ente, che pretende dei pagamenti non sulla base dei servizi che offre ma come una sorta di tassazione fissa”, spiega a Virtù Quotidiane l’avvocato Davide Tagliente, che cura i ricorsi delle 8 aziende, “la norma prevede da un lato che i terreni oggetto del canone siano all’interno del perimetro dei contribuenti e dall’altro che ci sia un servizio che porti un miglioramento al fondo anche in termini di valore economico”.

“Sono due elementi che devono contemperare”, sottolinea il legale. “I servizi che dovrebbe rendere il Consorzio peraltro sono molteplici, anche se ormai si tende a ricondurre tutto al solo bene acqua, che in effetti oggi sarebbe l’unico vero servizio che il Consorzio offre, e neanche adeguatamente”.

“Non a tutti arriva l’irrigazione eppure pagano tutti lo stesso canone, anche laddove il servizio c’è è comunque scadente” aggiunge Tagliente, che fa notare come oltre alla violazione della norma nazionale e di una sentenza della Corte costituzionale sul tema, il Consorzio violerebbe anche le proprie norme interne “come il Piano di classifica in cui riporta tante belle parole alle quali poi non seguono fatti”.

“Gli importi dei canoni dovrebbero essere variabili”, spiega poi l’avvocato, “invece il Consorzio da tre anni prende come base il bilancio preventivo del 2017, dividendo l’importo per il numero dei consorziati. Tecnicamente il canone irriguo è un tributo di scopo, in questo caso è diventato solo un tributo!”.

Tra le aziende ricorrenti, rileva infine Tagliente, “c’è chi non ha per niente l’acqua o ad una potenza talmente bassa che non riesce a sfruttarla per l’irrigazione e ci sono carenze anche sul fronte delle opere di manutenzione”. Il Consorzio, infine, secondo l’avvocato sarebbe inadempiente rispetto agli impegni presi in base ai quali dal 26 aprile scorso sarebbe dovuta essere disponibile l’acqua in Valle del Tirino ma molti coltivatori sono in difficoltà perché hanno seminato e ancora non possono irrigare. (m.sig.)

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