Cronaca 22 Ago 2017 20:37

BUD SPENCER & TERENCE HILL E L’ABRUZZO, UN RECIPROCO SCAMBIO VALORIALE

BUD SPENCER & TERENCE HILL E L’ABRUZZO, UN RECIPROCO SCAMBIO VALORIALE
Una scena di Continuavano a chiamarlo Trinità

L’AQUILA – In un intreccio dal quale non è facile capire chi abbia ispirato cosa, l’Abruzzo non ha solo offerto scenari mozzafiato per le scenografie naturali di alcuni dei loro film più celebri, ma condivide importanti valori con le pellicole di Bud Spencer e Terenche Hill.

Ne è sicuro il professor Andrea Viviani, insegnante di Linguistica e grammatica italiana all’Università dell’Aquila, che attraverso una osservazione antropologica degli abruzzesi è arrivato alla conclusione che “la prima identificazione sia di ordine sia contenutistico sia valoriale”.

“Alcuni brani e alcune sonorità, spesso ripetute a memoria, in particolare il cantato, noto a tutti, del coro dei pompieri in Altrimenti ci arrabbiamo! le associo a due particolarità caratteriali delle genti d’Abruzzo che conosco – spiega il prof – da una parte il borbottio sdegnoso e sdegnato, dall’altra la musicalità della gioia, dell’interazione positiva”.

“Queste effettivamente sono fuse assieme nella clip del coro, in cui il corpulento Bud Spencer assume su di sé il ruolo del borbottio, e il resto del coro dell’allegra partecipazione. Due modalità sonore che a loro volta sono rappresentative di due attitudini caratteriali”.

Un’analisi a cui Viviani giunge solo attraverso una valutazione empirica, “e ne faccio un vanto – dice perché alle volte nei nostri studi per l’eccesso di volersi sempre appigliare a fonti e a cose già dette, si corre il rischio, come in questo caso, di non notare invece quello che può derivare dall’esperienza diretta”.

“Rivendico quindi l’assoluta impressione, acustica ma soprattutto valoriale, perché dietro quelle modalità ci sono chiarissimi sistemi di valori”.

“Quali sono? Il borbottio, che però è motivato dallo sdegno, cioè il fatto di protestare di fronte ad una palese ingiustizia, ed è un tratto comune agli abruzzesi ed è quello di Bud Spencer, cioè la reazione a una ingiustizia commessa, reazione anche muscolare e fisica, motivata però sempre da una stortura, che si raddrizza prima bofonchiando e poi agendo, ma mai con cattiveria”.

Esempio di abruzzesi forti e gentili, che il prof ricorda di aver avuto in occasione dell’ultima sessione invernale d’esami, capitata a ridosso del terremoto e della straordinaria nevicata del gennaio scorso.

“Parlerei di decoro, nessuno ha avuto una sola parola di lamentazione, nessuno ha cercato la compassione, si è commentato a mezza bocca rispetto alle difficoltà del momento ma nulla di più”, fa osservare.

“C’è un legame anche tra i valori umani e i caratteri ambientali? Sembra ombra di dubbio – dice il prof – basti pensare alla location di Campo Imperatore, dove furono girate molte scene, la scelta di quel posto è inevitabilmente anche la scelta di quelle persone. Sono stato da poco in un’altra situazione montana, ai confini con l’Austria, nel Bellunese, è stato un piacere riscontrare le stesse attitudini valoriali, forse alcuni rigori d’ordine climatico, alcune modalità di conquista della vita agiata in un territorio aspro e difficile non possono non essere ispirazione anche per i contenuti filmici, in un gioco di rimandi in cui è sempre difficile capire chi ispira cosa, però direi che la scelta della location la dice lunga sul gioco di corrispondenze valoriali”.

“Il bello delle opere d’arte sta proprio nel fatto che magari non c’è alcuna pianificazione, la cosa che credo conti davvero sia vedere come una volta che viene eletto a modello un qualcosa, lo sia davvero, sia perpetuato nel tempo – ragiona Viviani – questi film ad esempio iniziano ad avere un’età superiore ad una generazione. Fa piacere vedere giovani uomini e donne che passano il loro tempo a citare e a vedere questi film. È gradevole vedere come riescano a trovare degli addentellati nelle loro esperienze”.

Professore, eppure questi film sembrano sempre relegati al cinema di serie B. “Noi paghiamo lo scotto di un pregiudizio antico nella cultura italiana, tendiamo a credere che il divertimento, in quanto tale, sia incompatibile con la densità di contenuti, è una parabola comune a tutta la tipologia filmica non impegnata. C’è bisogno che passi un ventennio affinché il portato di valori, al di là del divertimento, sia colto nella sua interezza”, spiega.

“È come se poi con il passare del tempo il divertimento illuminasse i contenuti. La discussione nel film Io sto con gli ippopotami contiene i valori di un ecologismo ante litteram – fa osservare Viviani – perché l’anno di uscita era il 1979, prima che quella del rispetto della natura e della necessità di preservare l’ambiente diventasse coscienza collettiva. Quindi alle volte capita anche che questi contenuti siano avanti rispetto alla consapevolezza del pubblico. Ancora una volta c’è quindi da chiedersi, producono consapevolezza o è un gioco di rimandi ex post? Una cosa possiamo dire con certezza, è quando si riesce a fare questo tipo di ragionamenti, su una produzione letteraria o filmica, che abbiamo la riprova della sua qualità!”. (m.sig.)


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