Cronaca 12 Mar 2024 18:56

Città del miele premia Capitignano per il miglior prodotto del 2023

Città del miele premia Capitignano per il miglior prodotto del 2023

CAPITIGNANO –L’azienda Le Terre dell’Alto Aterno di Anna Rita Muzi di Capitignano (L’Aquila) è stata premiata al concorso nazionale “Il miele del sindaco” edizione 2023 promosso dalle Città del miele, che dal 2011 per ogni anno individuano un particolare prodotto d’annata che più di altri porti con sé il suo territorio d’origine.

Il premio, un prestigioso attestato, è stato ritirato  dalle mani del presidente del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga Tommaso Navarra, e vuole essere un valore aggiunto, un riconoscimento per tutte le aziende apicoltrici e per l’intero territorio di Capitignano, dove quella del miele è da sempre una produzione legata alla tradizione e ha rappresentato nel tempo un importante mezzo di sostentamento per le famiglie; non a caso il miele è stato anche inserito nel registro della neonata Denominazione comunale di origine (Deco).

Alla cerimonia erano presenti anche Elsa Olivieri, direttrice del Parco, e Giorgio Davini, responsabile dell’Ufficio Gestione Foreste e Pascoli, e un nutrito gruppo di cittadini, capace di trasformare la premiazione in un evento di comunità.

Nel territorio di Capitignano l’apicoltura ha radici antiche documentate per lo più da fonti orali, ma ben accreditate, che ne attestano numerose attività a conduzione familiare già nell’Ottocento. Ai tempi e almeno fino alla metà del Novecento, la produzione di miele era finalizzata all’uso domestico, sia come medicinale tradizionale usato quale ricostituente, integratore alimentare o per la cura di sindromi respiratorie, sia come dolcificante per dolci e, in generale, come sostitutivo dello zucchero, allora poco diffuso.

Per questo motivo, era molto comune per le famiglie reperire il miele in natura, oltre che per l’autoconsumo, anche come bene di scambio. All’epoca, inoltre, si era soliti utilizzare tronchi d’albero cavi all’interno dei quali erano posti gli sciami trovati in natura. Per la conservazione, invece, spesso si usava riporre direttamente i favi dentro barattoli di vetro o schiacciarli con le mani e raccogliere nei vasetti il ricavato.

L’apicoltura moderna, cioè quella che fa uso di arnie a favi mobili su modello dell’abate Lorenzo Lorraine Langstroth, ha iniziato a essere diffusa a Capitignano probabilmente solo nel secondo Dopoguerra, assieme a una modesta commercializzazione per lo più locale.

È invece a partire dagli anni ’70 che ha avuto avvio una vera e propria produzione a fini commerciali, legata alla passione e alla dedizione di alcune famiglie. Tale crescita si è avuta fino alla diffusione dell’acaro parassita varroa destructor, anni ’80, che ha compromesso la produzione di miele, come è noto, non solo a livello locale.

“La produzione e la commercializzazione del miele a Capitignano è ripresa in forza solo negli ultimi venti anni, grazie agli aiuti della moderna apicoltura, alla collaborazione tra apicoltori, alla loro continua formazione e crescita professionale”, spiega il sindaco Franco Pucci a Virtù Quotidiane.

L’iniziativa del 9 marzo poi è stata preceduta da un altro importante incontro sui danni da fauna selvatica, relativamente alla presenza dei cinghiali, a cui hanno partecipato anche Livio Giammaria della Asl provinciale, Diego Alessandri del comitato di gestione dell’Ambito di caccia (Atc) L’Aquila, i carabinieri forestali di Capitignano, i carabinieri territoriali di Montereale, oltre a Navarra, Davini e Olivieri. È stato un incontro pragmatico nel quale si è deciso di far adottare ad alcune aziende agricole di Capitignano le “gabbie-cattura” e di programmare un ulteriore incontro tecnico per giovedì mattina nella sede del Parco ad Assergi.

“Quello di sabato è stato un incontro molto partecipato dalla popolazione perché il problema dei cinghiali e dei cervidi è davvero preoccupante e grave, dato poi che stiamo provando a rilanciare il paese proprio attraverso l’agricoltura e i prodotti tipici”, ha concluso il sindaco.

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