DENTRO IL PUNTO LUCE DELL’AQUILA: DOVE SI COMBATTE LA POVERTÀ EDUCATIVA TRA LA GENERAZIONE DELLA RICOSTRUZIONE


L’AQUILA – Rendere le opportunità educative alla portata di tutti, bambini e adolescenti, promuovendo la resilienza dei minori e innescando meccanismi di crescita positiva.

È uno degli obiettivi del “Punto Luce” dell’Aquila, a Sassa, il centro socio-educativo attivato dall’organizzazione Save The Children nel 2016, in partnership con il Comitato territoriale Uisp (Unione Italiana Sport Per tutti), un’associazione di promozione sociale e sportiva. Si tratta di uno spazio sicuro appositamente pensato per ragazze e ragazzi dai 6 ai 16 anni, che fornisce una variegata offerta educativa, con tante attività extra-scolastiche gratuite e servizi sociali rivolti alle famiglie.

L’iniziativa si colloca all’interno di “Illuminiamo il futuro”, il progetto nazionale di Save the Children inaugurato nel 2014 con l’apertura di alcuni “Punti Luce” strategici in Italia e con l’avvio di una campagna di sensibilizzazione e di azione a contrasto della povertà educativa.

L’iniziativa interviene nel territorio aquilano che ancora risente, a livello sociale, dei cambiamenti scaturiti dal terremoto del 2009 e insiste all’interno di una regione che registra dati negativi in relazione alla povertà educativa.

Come emerge dal rapporto “Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia” di Save the Children, l’Abruzzo si colloca al sesto posto nella triste classifica stilata sulla base dell’Indice di povertà educativa (Ipe), dopo Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise. Nella regione la metà dei ragazzi non legge un libro, 1 su 4 non usa internet e 6 su 10 non usufruiscono della mensa. Inoltre, sempre secondo l’Ipe, il 41,5% dei ragazzi in Abruzzo non fa sport, il 71% non va a teatro o non visita siti archeologici, il 75% non va a concerti e il 61% non visita mostre o musei.

“Appena abbiamo aperto nel 2016 – dice a Virtù Quotidiane Domenico Capanna, coordinatore del progetto a livello territoriale – si sono iscritti 200 minori. Da allora ne abbiamo accolti più di 500 e ci rendiamo conto che ci sono ancora moltissimi ragazzi che non riusciamo a contattare”.

La scelta di attivare un “Punto Luce” a Sassa non è casuale: la zona è complessa e, come ci spiega lo stesso Capanna, lo sviluppo urbanistico successivo al 2009 ha accelerato il processo di trasformazione di un piccolo paese di provincia in una zona periferica con diversi Progetti Case. Eppure, a questo sviluppo urbanistico non è coinciso una crescita di servizi per minori come librerie, teatri o altri spazi pensati per loro.

Gli educatori e i volontari del “Punto Luce” coinvolgono i bambini della periferia ovest dell’Aquila e dei paesi vicini in molteplici attività: dall’accompagnamento allo studio, inteso come una ricerca di didattica inclusiva e di apprendimento creativo, all’invito alla lettura, da iniziative specifiche per la promozione di sani stili di vita, come un progetto sulla coltivazione dell’orto in collaborazione con Slow Food, a diverse attività sportive e a laboratori di arte, cultura, teatro e musica.

Inoltre, il “Punto Luce” è partner del progetto “Solo posti in piedi”, nell’ambito del quale sta collaborando con l’Università degli Studi dell’Aquila per un percorso di outdoor training, dove i bambini vengono coinvolti in giochi che vertono sulla fiducia, sulle dinamiche di gruppo e sul problem solving. Si cerca poi di stimolare i ragazzi alla scoperta, attraverso la partecipazione a eventi culturali o visite ad altri “Punto Luce” d’Italia e musei. D’altronde non tutti i bambini riescono a vivere queste esperienze con i loro genitori.

“Ci sono situazioni sociali a rischio, – racconta Capanna – come bambini che non escono di casa o perché vivono situazioni particolari a livello familiare o perché non hanno modo di spostarsi e quindi di raggiungere luoghi dove poter fare attività extra-scolastiche. Un’altra nostra grande scommessa sarà quindi andare a contattare queste famiglie attraverso un lavoro di rete con la scuola: per noi stare sul territorio significa questo, cioè capire le situazioni e andare ad agire”.

Per situazioni di fragilità sociale di questo tipo, si interviene con una “dote educativa”, cioè un sostegno personalizzato dedicato alla fornitura di beni necessari al ragazzo, come materiale scolastico o libri di testo, e servizi, tra cui attività extra-scolastiche come laboratori musicali, corsi di calcio o piscina: alla luce dei suoi desideri e delle sue necessità educative si procede quindi con un piano di supporto che vada a valorizzare le potenzialità del bambino o dell’adolescente. “In questo modo – spiega Capanna – non solo il ragazzo riesce a realizzare un suo piccolo sogno ma migliora anche negli altri aspetti della sua vita, come a scuola”.

I ragazzi che frequentano il “Punto Luce”, dicevamo, hanno dai 6 ai 16 anni: sono bambini che non hanno mai messo piede in una scuola che non sia un Musp (Moduli a uso scolastico provvisorio) e adolescenti che passano il sabato sera tra i cantieri del centro storico. Ognuno di loro ha una storia e problemi diversi ma tutti sembrano accomunati dalla difficoltà nel fare gruppo. Grazie al “Punto Luce” molti di loro stanno riscoprendo la bellezza dell’uscire insieme per il paese, cosa che prima non avveniva.

“Quello di fare gruppo – continua Capanna – è un problema che riguarda in realtà tutti noi, siamo tutti delle monadi in questa ricostruzione. Molti bambini e molti ragazzi risentono di una mancanza di comunità: dunque il principale obiettivo che ci poniamo è quello di ottenere, attraverso tutte le attività che svolgiamo, una ricostruzione degli aspetti di comunità che passa anche attraverso una ridefinizione delle regole sociali”.

In questo senso, il “Punto Luce” si propone di mettere in rete le risorse educative presenti sul territorio per contribuire alla costruzione di una comunità educante, in grado di accompagnare i ragazzi nella loro crescita e di lavorare su uno stesso obiettivo, collaborando per il loro benessere. Un’azione che deve necessariamente partire da un ascolto reale dei loro bisogni.

“In questo momento – conclude Capanna – i ragazzi sono immersi in una nuova riscoperta della città: sognare questi luoghi anche a partire da loro significa dargli voce, permettergli di sperimentare la loro giovinezza in sicurezza e creare posti più belli. Sarebbe auspicabile che ci fosse anche una loro partecipazione nella ricostruzione degli spazi, anche di quelli periferici”.

E il progetto del “Punto Luce” dell’Aquila è destinato a proseguire. “Siamo felicissimi – commenta Loreto Colageo, presidente del Comitato territoriale Uisp L’Aquila – di aver appena rinnovato la convenzione con Save the Children che ci permetterà di continuare con questo fantastico progetto. Insieme abbiamo messo a sistema la nostra esperienza per un obiettivo ambizioso: tornare a illuminare il futuro dei bambini del nostro territorio”.