HOME RESTAURANT, AL PARLAMENTO UE PETIZIONE CONTRO LEGGE ITALIANA


ROMA – Sarà Giambattista Scivoletto ad aprire i lavori della Commissione Petizioni del Parlamento europeo martedì 28 novembre. Fondatore di Homerestaurant.com e coordinatore di un gruppo di studio sull’home restaurant, Scivoletto è il firmatario della petizione che contesta il disegno di legge sulla ristorazione in ambito privato approvato alla Camera lo scorso gennaio: la questione sarà esaminata e discussa dai deputati di Bruxelles.

L’organizzazione sovranazionale, impegnata dal 2016 sul fronte di un’Agenda europea per l’economia collaborativa, ha recepito le istanze di chi in Italia vorrebbe esprimersi ai fornelli e condividere in casa propria le ricette di famiglia, territorio e tradizione con i viaggiatori in cerca di esperienze gastronomiche intime e autentiche, ma non può.

Il ddl ora al Senato, peraltro confutato dall’Antitrust in primavera – si legge in una nota bedandbreakfast.it – chiude la possibilità di sviluppo dell’accoglienza culinaria domestica e, nell’attesa di una legge per niente promettente, vale la risoluzione di equiparazione tra home restaurant e pubblici esercizi del Ministero dello Sviluppo economico (2015): una miopia nei confronti di un fenomeno emergente, scaturito dagli anglosassoni guerrilla restaurant e supper club, che fa circolare anzitutto saperi e sapori e dovrebbe semmai essere lasciato libero di svilupparsi senza troppi vincoli, fatta salva la regolamentazione delle eventuali storture.

Mentre l’Unione europea ci vede bene, spinge per la crescita della sharing economy e chiede ai suoi Stati membri di evitare l’adozione di restrizioni non necessarie, il legislatore italiano, in contrasto coi principi di libera concorrenza, fissa tetti massimi di coperti e introiti annuali per gli HR, impone loro di operare solo attraverso piattaforme digitali e taglia fuori i gestori dei bed and breakfast, assecondando le immotivate insofferenze delle associazioni che rappresentano ristoranti, bar e alberghi.

L’Italia rischia di perdere un’importante opportunità occupazionale e di scambio socio-culturale.

La parola passa all’Europa, prima ancora che al Senato italiano. “Siamo certi che gli enti preposti della commissione europea possano spingere l’iter di approvazione della legge nei binari giusti, ravvisando, come ha fatto l’AGCM, le incongruenze della legge attuale approvata alla Camera”, dice Scivoletto.

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